Volo scomparso: due droni subacquei cercano le scatole nere in un corridoio di 240 chilometri

A un mese dalla scomparsa del volo MH370, diretto da Kuala Lumpur-Pechino, sono riprese a pieno regime le ricerche del relitto a largo dell'Oceano Indiano, dove si presume si sia inabissato il Boeing con 239 persone a bordo. Stamattina due navi dotate del "pinger locators" hanno iniziato le ricerche delle due scatole nere del velivolo. Le imbarcazioni sono della marina britannici e di quella asutraliana e utilizzano due piccoli droni sottomarini forniti di un localizzatore: il loro compito sarà scandagliare metro per metro un corridoio di circa 240 chilometri, convergendo l'una verso l'altra. Il dato preoccupante, tuttavia, è che se non verranno individuate le scatole nere nel giro di qualche giorno si esauriranno le batterie e non avranno più la carica necessaria per trasmettere il segnale indicativo della posizione.
Angus Houston, uomo a capo del Joint Agencies Coordination Centr, ha rivelato che la striscia di 240 chilometri è stata individuata sulla base dei calcoli dei dati forniti dai satelliti. Si ritiene, infatti, che il velivolo si sia inabissato lungo quel corridoio, e che dunque è su quei fondali che vanno effettuate le ricerche. Finora l'ausilio di 10 aerei militari, 4 civili e 9 navi non ha prodotto risultati apprezzabili, malgrado gli investimenti siano stati piuttosto ingenti. Basti pensare che i soli Stati Uniti hanno già investito 3,4 milioni di dollari nelle ricerche, e che ben presto il Pentagono "sgancerà" nuovi fondi.