Un’azione di controllo dello Stretto di Hormuz da parte di Trump è quasi impossibile, secondo gli analisti

Nonostante le minacce e l’ultimatum di Trump e i tentativi di imbastire una sorta di missione di scorta alle navi, lo stretto di Hormuz per ora rimane chiuso e non sarà affatto facile liberarlo. Con poche mine piazzate sugli unici corridoi percorribili e lanciamissili mobili schierati lungo i 1600 chilometri di costa disponibili, l’Iran infatti sembra avere gioco facile sullo stretto che rappresenta la principale via di transito per circa il 20% del petrolio e del gas naturale a livello mondiale.
Un'azione di controllo dello Stretto di Hormuz da parte degli USA è quasi impossibile
Tutti gli analisti sono concordi nel giudicare un’azione di controllo dello stretto di Hormuz da parte degli Usa quasi impossibile sia per la conformazione del terreno sia per l’attenzione che il regime di Teheran mette su questa porzione di mare, ben consapevole che da lì passa anche il suo futuro potere di ricatto e dunque la sua stessa esistenza. Del resto con i raid che hanno distrutto l'aviazione e la marina del paese, per l'Iran l'effettiva chiusura dello stretto pare l’ultimo asso da giocare in una guerra che si prevede ancora lunga. Non a caso, proprio il controllo assoluto dello stretto di Hormuz è stato uno dei cinque punti chiave che Teheran ha messo nero su bianco presentando agli Usa la sua proposta dopo aver rigettato al mittente la proposta statunitense.
Lo stretto di Hormuz da sempre è sotto controllo iraniano grazie alla sua conformazione che lo rende facilmente sorvegliabile visto che nel tratto più stretto è largo appena 35 chilometri. Inoltre il traffico marittimo, rappresentato in gran parte da enormi navi cargo, passa attraverso due rotte di navigazione principali che sono ancora più strette, circa 3 km ciascuna per le due direzioni senza nessuna possibilità di cambiare rotta in caso di allarme aereo. "Viene definito un punto di strozzatura per un buon motivo e non ci sono alternative", spiegano dall'International Institute for Strategic Studies (IISS). "Questo significa che l'Iran non ha necessariamente bisogno di cercare e trovare i suoi obiettivi. Può starsene seduto e aspettare” confermano alla Cnn anche dal Think tank Royal United Services Institute.
L'Iran ha già minato lo stretto durante la guerra con l'Iraq
Anche se Usa e Israele annunciano di aver stroncato l’apparato produttivo militare iraniano, in realtà Teheran basa molte delle sue armi su apparati a basso costo come appunto le mine, che possono essere piazzate in poco tempo da sub, o i droni Shahed, che possono saturare le difese aeree di una nave di scorta da miliardi di dollari, e piccole imbarcazioni che in ogni momento possono prendere il mare e colpire chiunque, senza contare i missili a corto raggio piazzati su lanciatori mobili in grado di colpire e fuggire. Una tattica già impiegata dall'Iran durante la guerra con l'Iraq negli anni '80 quando lo stretto fu minato.

Per controllare Hormuz serve dispiegamento di risorse imponente
Per aver un controllo in queste condizioni, secondo gli analisti, non basterebbe una semplice scorta militare che segue le navi mercantili ma richiederebbe un apparato molto complesso di sorveglianza di tutto lo stretto di Hormuz h24 come bonifica delle mine, sorveglianza satellitare e costante pattugliamento aereo. Un dispiego di risorse imponente che richiederebbe anche l’intervento di altri Paesi e che al momento non appare all’orizzonte visto che potrebbe mettere a rischio navi militari da miliardi di euro. Un apparato che forse nemmeno verrebbe usato visto che è quasi impossibile ridurre il rischio a zero e le compagnie non metteranno a rischio le loro navi senza rassicurazioni reali
Al momento Teheran tiene saldamente il controllo di Hormuz permettendo il passaggio solo a navi “amiche” e cioè provenienti da paesi come Cina, Russia, Pakistan e India ma solo su determinati corridoi e dietro lauti pagamenti. Nelle scorse ore il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha affermato di aver respinto tre imbarcazioni che tentavano di attraversare lo Stretto seguendo quelle autorizzate dal regime. "È vietato il transito di qualsiasi nave da e verso porti appartenenti ad alleati e sostenitori degli Stati Uniti e di Israele, verso qualsiasi destinazione e attraverso qualsiasi corridoio" spiegano i Pasdaran iraniani.