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Trasmette l’HIV alla compagna dopo aver interrotto le cure: condannato a quasi cinque anni di carcere

Nel motivare la condanna, il giudice ha sottolineato come la scelta di tacere la propria diagnosi sia stata dettata da motivazioni puramente egoistiche, evidenziando un comportamento consapevole e non accidentale.
A cura di Davide Falcioni
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Un uomo di 31 anni è stato condannato a quasi cinque anni di carcere per aver trasmesso l’HIV a una donna dopo aver interrotto volontariamente le cure e senza mai informarla della sua condizione. La sentenza è stata pronunciata dall’Hereford Crown Court, in UK, che ha ritenuto l’imputato responsabile di gravi lesioni personali.

Secondo quanto emerso nel processo, l’uomo aveva ricevuto la diagnosi nel 2017 e inizialmente aveva seguito la terapia antiretrovirale. Due anni dopo, però, aveva abbandonato del tutto il percorso sanitario, ignorando anche le indicazioni ricevute dal servizio sanitario sull’uso del preservativo e sull’obbligo di informare eventuali partner sessuali. La donna ha scoperto di essere sieropositiva soltanto nel 2021, durante un controllo di routine.

Nel motivare la condanna, il giudice ha sottolineato come la scelta di tacere la propria diagnosi sia stata dettata da motivazioni puramente egoistiche, evidenziando un comportamento consapevole e non accidentale. Secondo il tribunale, il mancato rispetto delle regole basilari di prevenzione e trasparenza ha avuto conseguenze permanenti sulla vita della vittima, costretta a convivere con una patologia cronica e con l’ansia costante legata alla sua evoluzione clinica.

La donna, la cui identità non è stata naturalmente rivelata, ha affidato alla sua dichiarazione un racconto duro dell’impatto psicologico della diagnosi, descritta come il momento più buio della sua esistenza. Ha parlato di un senso di estraneità verso se stessa e della difficoltà ad accettare una malattia che percepisce come indelebile, una sorta di “ergastolo” che segna per sempre la propria identità.

Nel corso dell’udienza è stata letta anche una dichiarazione della madre dell’imputato, che ha richiamato una serie di eventi traumatici vissuti dal figlio negli ultimi anni, tra cui la perdita di un bambino molto piccolo e la morte del nonno durante la pandemia. Secondo la donna, queste esperienze avrebbero inciso profondamente sul suo equilibrio emotivo, spingendolo verso scelte che non avrebbe compiuto in condizioni diverse.

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