Resta alta la tensione in Venezuela, dove si registra anche la morte di una giovane donna. Jurubith Betzabeth Rausseo García, ventisette anni, sarebbe stata colpita da un proiettile nel quartiere di Altamira di Caracas nella giornata di proteste di mercoledì 1 maggio. Il leader dell'opposizione venezuelana autoproclamatosi presidente, Juan Guaidò, ha duramente reagito nell'apprendere la notizie della scomparsa della giovane: “Mi impegno a far sì che la sua morte pesi molto su coloro che hanno deciso di sparare su un popolo”, ha detto Guaidò. Su Twitter ha aggiunto che “questo deve finire e gli assassini dovranno farsi carico dei loro crimini. Mi giocherò la vita per far sì che così sia”. Anche un giovane di ventiquattro anni è rimasto ucciso nel corso delle proteste scoppiate in Venezuela durante il tentativo di Juan Guaidò di rovesciare il governo del presidente Nicolas Maduro. Il giovane ucciso si chiamava Samuel Enrique Mendez. E oltre alle due vittime, sono decine le persone rimaste ferite nelle ultime ore.

Guaidò: "Avanti più forti che mai" – Il Venezuela è stato teatro ieri di due imponenti mobilitazioni, una a favore e una contro il governo chavista, in cui Guaidó ha chiesto ai suoi militanti di accompagnarlo per ottenere la fine della “usurpazione” del potere da parte di Maduro. Quest’ultimo, da parte sua, ha celebrato “la sconfitta della destra golpista che voleva portare il Paese alla guerra civile”. Guaidò ha annunciato ai suoi sostenitori che inizierà un programma di scioperi scaglionati nell'amministrazione pubblica, fino a far sì che tutti i settori si uniscano in uno sciopero generale. “Continueremo ad andare avanti più forti che mai", ha twittato l'autoproclamato presidente ad interim del Venezuela incitando appunto il popolo a non mollare.

Botta e risposta tra Washington e Mosca – A far salite la tensione ha contribuito anche il botta e risposta tra Washington e Mosca. In una telefonata al segretario di Stato Mike Pompeo, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, dopo che lo stesso Pompeo non aveva escluso l’intervento dell’esercito americano qualora fosse “necessario” per ripristinare l'ordine in Venezuela. Nella telefonata, riportata dalla Tass, Lavrov ha spiegato che “l'intervento di Washington negli affari interni di uno stato sovrano e le minacce contro la sua amministrazione costituiscono una evidente violazione del diritto internazionale" e che “ulteriori misure aggressive avranno le conseguenze più drastiche". Pompeo ha replicato accusando la Russia e Cuba di stare "destabilizzando" il Venezuela.