Suore fuggite dall’ospizio in Austria, possibile svolta: “Il Vaticano favorevole a farle restare in convento”

Sembra vicino a una svolta il caso delle tre suore fuggite dall'ospizio per tornare a vivere nel convento dove hanno trascorso gran parte della loro vita.
Dopo alcuni ricoveri forzati, sorella Bernadette, sorella Regina e sorella Rita, che hanno tra gli 80 e gli 85 anni, lo scorso settembre sono tornate nel loro convento a Goldenstein, in Austria, con l'aiuto di ex alunne e di un fabbro. La loro storia ha attirato l'attenzione e sostenitori di tutto il mondo.
Il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), il dipartimento vaticano che si occupa della disciplina religiosa nella Chiesa cattolica, non si è ancora pronunciato ufficialmente sul loro destino e potrebbero volerci ancora mesi.
Anche se la decisione ufficiale non è ancora arrivata, un collaboratore vicino alle suore, citato dal quotidiano britannico Guardian, ha dichiarato ai media austriaci che il Vaticano è "in linea di principio" favorevole a concedere alle religiose il diritto di rimanere nel convento.
Le suore sono state ostacolate dal loro superiore, il prevosto Markus Grasl, che le ha accusate di aver infranto il "voto di obbedienza" pronunciato al momento dell'ordinazione quando hanno abbandonato la casa di cura in cui erano state trasferite nel 2023.

Grasl aveva anche affermato che il convento non era più adatto alle suore a causa di diverse rampe di scale in pietra e di altre condizioni in contrasto con la loro età avanzata.
Le suore sostengono di essere stata mandate nella casa di cura contro la loro volontà e hanno espresso il desiderio di morire nel convento, invocando il diritto canonico della stabilitas loci.
Le persone che le hanno aiutate nei mesi scorsi hanno fornito assistenza 24 ore su 24, ripristinando le serrature che erano state cambiate in loro assenza e la reinstallando un montascale che era stato rimosso.
Le suore, appartenenti all'ordine agostiniano, si sono anche rivolte a papa Leone XIV. Non è chiaro in che misura si sia coinvolto nel loro caso. Tuttavia, fonti interne alla chiesa affermano che è stato informato della loro situazione.
Grazie a una donazione fatta da persone che vogliono rimanere anonime, le suore dovrebbero recarsi a Roma nei prossimi due mesi e, a quanto si apprende, potrebbero essere ricevute in udienza dal Pontefice.
Un portavoce ha dichiarato all'emittente austriaca ORF: "Le tre suore sono molto felici di poter viaggiare a Roma. Non ci sono mai state prima e il viaggio sarà per loro un'esperienza davvero speciale".
Le suore sono seguitissime su Instagram e Facebook, dove nei mesi scorsi avevano pubblicato video in cui mostravano la loro vita quotidiana.
Tuttavia, alla fine dello scorso anno hanno ridotto la loro attività sui social media, in accordo con il Vaticano, nella convinzione, secondo quanto riportato, che ciò avrebbe aumentato le loro possibilità di rimanere in convento.

La richiesta di limitare la presenza sui social era arrivata in risposta a una lettera che le suore avevano scritto al Vaticano, nella quale si lamentavano del trattamento ricevuto da Grasl e dalla fondazione Reichersberg, che detiene una quota della proprietà del convento, insieme all'arcidiocesi di Salisburgo.
Tramite i loro collaboratori, hanno riferito ai media austriaci di aver ricevuto una risposta in cui si affermava che il Dicastero si stava adoperando per trovare una soluzione giusta, umana e sostenibile per porre fine alla controversia. In cambio, veniva loro chiesto di "ricercare la pace interiore e la riflessione in spirito di raccoglimento".
Le suore hanno ringraziato i loro seguaci per la solidarietà e il sostegno dimostrati, sottolineando che senza l'attenzione dei media sarebbero state "inevitabilmente esposte alla spietatezza e all'arbitrarietà" del loro superiore.