video suggerito
video suggerito

Sudan, la violenza sessuale come arma di guerra. La denuncia di MSF: “Molte vittime sono bambine”

Il nuovo rapporto di Medici senza Frontiere sui casi di violenza sessuale in Darfur, all’alba del quarto anniversario della guerra civile. L’ostetrica Greta Barbieri a Fanpage.it: “La maggior parte delle vittime sono donne tra i 25 e i 30, abusate da militari spesso anche in gruppo. Ma molti sono anche bambini”. La testimonianza.
Intervista a Greta Barbieri
ostetrica di Medici senza Frontiere.
A cura di Ida Artiaco
0 CONDIVISIONI
Foto di Cindy Gonzalez per Msf.
Foto di Cindy Gonzalez per Msf.

La violenza sessuale come arma di guerra e come mezzo sistematico per controllare i civili: è quello che succede in Sud Sudan, all'alba del quarto anniversario della guerra civile tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), che hanno dato vita ad una delle più gravi emergenze umanitarie degli ultimi anni.

La denuncia arriva da Medici senza Frontiere: secondo i dati del rapporto presentato oggi  "C’è qualcosa che voglio dirti…": Sopravvivere alla crisi della violenza sessuale nel Darfur, raccolti da medici e altre testimonianze, 3.396 persone, di cui il 97% donne e ragazze, si sono rivolte alle strutture supportate da MSF tra gennaio 2024 e novembre 2025 dopo aver subito violenza sessuale, per la maggior dei casi da parte di uomini armati e in gruppo. Una percentuale significativa di sopravvissuti è costituita da minori, basti pensare che nel Darfur meridionale il 20% aveva meno di 18 anni, compresi 41 bambini sotto i 5 anni.

Foto di Cindy Gonzalez per Msf.
Foto di Cindy Gonzalez per Msf.

"Le violenze sessuali in Darfur sono sistematiche", ha spiegato a Fanpage.it Greta Barbieri, 31enne ostetrica di Medici senza Frontiere, che è stata nel Paese da luglio a novembre 2025. "Quando sono arrivata in ospedale, ci siamo subito accorti che i nostri dati non rispettavano lo sviluppo di questo fenomeno e ci siamo interrogati sul perché", ha evidenziato Greta, che ha aggiunto: "Ci sono ancora diverse barriere, in particolare la paura da parte delle vittime di essere stigmatizzate. C'è ancora l'idea – diffusa in molte comunità – che sono le vittime ad essersela in qualche modo cercata. Abbiamo studiato strategie diverse e abbiamo decentralizzato le nostre attività nelle comunità, senza che le persone dovessero necessariamente venire in ospedale. E pian piano siamo riuscite a invertire questo fenomeno. Già dopo qualche mese abbiamo avuto una impennata di casi nelle nostre strutture".

La maggior parte delle vittime sono donne tra i 25 e i 30 anni, che subiscono violenze da uomini armati spesso anche in gruppo. Ma non solo. "Mi ricordo il caso di una signora tra i 50 e i 60 anni, che è stata vittima di violenza sessuale da parte di tre militari che le sono entrati in casa di notte. Questo fa capire quanto queste persone non si sentano sicure neanche in casa propria", ha detto la dottoressa Barbieri, che ha aggiunto che queste donne corrono rischi anche in pieno giorno, quando vanno al mercato o a prendere la legna. Senza dimenticare il problema legato alle interruzioni di gravidanza, "un tabù in un paese musulmano come il Darfur. Molte cercano assistenza da curatori tradizionali locali, quindi si sottopongono ad aborti non protetti e spesso arrivavano in ospedale in grave choc settico per infezioni".

Foto di Cindy Gonzalez per Msf.
Foto di Cindy Gonzalez per Msf.

E poi c'è la piaga delle violenze sui minori. "Tra i casi che più ricordo c'è quello di una bambina di 8 anni affetta da gravi disturbi mentali e fisici, faceva fatica a deambulare e non sapeva esprimersi. Viveva con la nonna e la zia perché sua madre l'aveva abbandonata dopo essersi sposata con un altro uomo. La nonna un giorno le aveva chiesto di andare al mercato e quando era tornata si era accorta che era molto agitata, così l'ha portata al pronto soccorso. Qui ci siamo accorti che aveva una lesione a livello vaginale e abbiamo sospettato di una violenza. C'è stato anche un bimbo di 4 anni che i genitori hanno lasciato con il vicino di casa che l'ha violentato", ha concluso Barbieri.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views