Strage allo stadio in Egitto, i tifosi: “La polizia non interveniva”

La strage allo stadio di Porto Said, in Egitto, ha sconvolto decisamente un Paese già provato dal particolare momento storico che sta vivendo con i continui scontri tra coloro che, dopo l’era di Mubarak, chiedono un governo di civili e le forze dell’ordine. Ieri sera quella che doveva essere solo una normale partita di calcio si è trasformata invece in una vera e propria strage. Almeno 74 persone sono morte all’interno dello stadio e un migliaio sono rimaste ferite: immediatamente l’episodio è stato definito come il “peggior disastro nella storia del calcio egiziano” ma ben preso, prima la politica e poi gli stessi sopravvissuti alla strage, hanno parlato di qualcosa di più grave che si nasconde dietro la facciata della rivalità tra tifosi di squadre avversarie.
“Un attacco deliberato e organizzato”, di questo parere sono i tantissimi tifosi che hanno parlato dopo la strage di un gesto “organizzato per far vedere che le cose vadano sempre peggio, così torneranno le manifestazioni e i processi verranno interrotti”. Moltissimi giovani hanno accusato le forze di polizia di non aver fatto il loro dovere per impedire l’aggressione dei supporter della squadra di casa contro i tifosi ospiti a Port Said. C’erano già tensioni alla fine del primo tempo e sapevano che le cose potevano degenerare ma nessuno ha fatto niente per prevenire la strage, questo uno dei commenti comuni ai tanti sopravvissuti, molti dei quali adesso gridano alla vendetta. Delle oltre 70 vittime molte sono morte per asfissia e per gravi ferite alla testa causate da oggetti appuntiti, moltissime sono state poi travolte dalla folla mentre cercavano di fuggire. “Avevamo due possibilità: la morte oppure le porte chiuse dietro di noi”, lo sfogo di un tifoso che ha raccontato di come in tantissimi sono morti soffocati in uno stretto corridoio all’interno dello stadio.
Dopo gli scontri il capo della sicurezza di Port Said è stato rimosso dall’incarico mentre il premier egiziano, Kamal al-Ganzouri, si è detto pronto a rispondere della strage perché consapevole delle responsabilità politiche: “Sono disposto ad adempiere qualsiasi direttiva mi sia impartita”, ha riferito in Parlamento facendo allusione ad un’eventuale rinuncia all’incarico. Intanto, almeno 47 persone sono state arrestate per l’invasione di campo mentre continuano le ricerche di altre persone coinvolte.