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Conflitto Israelo-Palestinese

Spionaggio e intimidazioni per 9 anni: la guerra segreta di Israele contro la Corte penale internazionale

Alti funzionari del governo israeliano e gli 007 avrebbero condotto un’operazione di sorveglianza durata nove anni contro la Corte penale internazionale per cercare di contrastare l’indagine su crimini di guerra a Gaza. Lo rivela una inchiesta giornalistica basandosi su interviste con decine di attuali ed ex ufficiali dell’intelligence israeliana, funzionari governativi, figure di alto livello della CPI e diplomatici.
A cura di Antonio Palma
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Per quasi un decennio Israele avrebbe cercato di bloccare il procedimento giudiziario per crimini di guerra a Gaza alla Corte penale internazionale usando anche metodi poco leciti come spionaggio, intimidazioni e pirateria informatica contro giudici e procuratori. È la rivelazione che arriva da una inchiesta giornalistica condotta dal Guardian e dalle riviste israeliane +972 e Local Call. Dall’inchiesta emerge una attenzione spasmodica del governo israeliano e del Premier Netanyahu a quanto accadeva alla Corte penale internazionale, tanto da dare ordine di agire a tutte le sue agenzie di intelligence col compito di sorvegliare e fare pressioni ma anche di diffamare, hackerare e addirittura minacciare il personale di primo livello.

Spionaggio su larga scala contro la Corte penale internazionale

Secondo il Guardian, l’ex capo del Mossad sarebbe arrivato a minacciare l’ex Procuratrice capo presso la Corte penale internazionale dell'Aia Fatou Bensouda in una serie di incontri segreti. In precedenza e contemporaneamente gli 007 israeliani avrebbero messo in atto un’opera di spionaggio su larga scala raccogliendo ogni tipo di informazioni dalla CPi, intercettando telefonate, messaggi, e-mail e documenti.

In base a quanto ricostruito dai giornali in base a interviste con decine di attuali ed ex ufficiali dell'intelligence israeliana, funzionari governativi, figure di alto livello della CPI, diplomatici e avvocati, il dispositivo di sorveglianza avrebbe impegnato agenti del Mossad, dello Shin Bet e della divisione di cyber-intelligence.

Dopo l’operazione segreta contro Bensouda, che sarebbe stata condotta addirittura con l’aiuto dell’allora presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, la sorveglianza sarebbe andata avanti anche con la nomina del nuovo Procuratore Karim Khan, l’uomo che nei giorni scorsi ha annunciato la richiesta di mandati di arresto contro i leader israeliani e di Hamas per i crimini di guerra a Gaza.

Una circostanza che, se confermata, darebbe un senso ben più grave alle parole di Khan che chiedeva l’immediata cessazione dei “tentativi di impedire, intimidire o influenzare impropriamente i funzionari della Corte".

Fatou Bensouda
Fatou Bensouda

Le pressioni del Mossad su Fatou Bensouda

Tutto sarebbe iniziato nel gennaio 2015, quando l'Autorità Palestinese ha annunciato che la Palestina avrebbe aderito alla Corte dell’Aia. Per Israele sarebbe stato il superamento di una linea rossa. Uno dei primi atti sarebbe stato l’arrivo di due sconosciuti a casa della procuratrice e la consegna di una busta con centinaia di dollari in contanti e un biglietto con un numero di telefono israeliano.

A Bensouda sarebbe stato impedito di andare a Gaza o in Cisgiornadia in modo da intercettare qualsiasi comunicazione telefonica o per email con le autorità palestinesi. Le pressioni si sarebbero via via intensificate fino all’intervento diretto del direttore del Mossad, Yossi Cohen. Nel marzo 2020, tre mesi dopo che Bensouda aveva deferito il caso Palestina alla camera preliminare, Israele avrebbe trovato l’appoggio dell’amministrazione Trump che si è impegnata in una campagna aggressiva contro la Corte penale internazionale, con accuse culminate nell’estate del 2020 con l’imposizione di sanzioni economiche statunitensi a Bensouda e a uno dei suoi alti funzionari.

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La Corte penale internazionale ha rafforzato controlli e sicurezza

Alla fine tuttavia, prima della fine del suo mandato di nove anni, Bensouda ha annunciato un’indagine approfondita sul caso Palestina ripresa poi dal suo successore Karim Khan. Anche nei suoi confronti sarebbe arrivate pressioni e intercettazioni tanto che la Corte penale internazionale ha dovuto rafforzare la propria sicurezza con controlli regolari negli uffici della procura, sui sistemi e sui dispositivi utilizzati.

Nonostante le pressioni, Khan ha scelto di andare avanti e la settimana scorsa ha annunciato la richiesta di mandati di arresto per Netanyahu e Gallant insieme a tre leader di Hamas per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il governo israeliano dal suo canto rigetta sia le accuse di crimini sa quelle di spionaggio, bollandole come false e infondate e destinate a danneggiare lo Stato di Israele.

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