8 Luglio 2011
18:35

Somalia, il Paese che non c’è [FOTO]

Volendo dare uno sguardo agli ultimi anni di storia della Somalia, ciò che emerge è guerra, interessi economici, disperazione, e, sopratutto, poca volontà di negoziare e di trattare una pace che in troppi chiedono e per cui pochi lavorano.
A cura di Giuseppe Tramontin

Come sempre ci si chiede perchè tutto ciò non faccia notizia, come alcuni temi non riescano a rientrare nei criteri di notiziabilità di giornali e televisioni. Eppure in Somalia è in atto una delle carestie più gravi degli ultimi 50 anni, causata dai cambiamenti climatici e dalla conseguente persistente siccità; l'Unicef stima che "un totale di 10 milioni di persone hanno già bisogno di assistenza umanitaria". Gli alti prezzi alimentari e la prolungata siccità stanno peggiorando una situazione già drammatica per un Paese che non conosce tregua da tempi immemorabili.

La Somalia raggiunse l'indipendenza nel 1960, riunendo la ex Somalia italiana e la Somalia britannica in un unico stato; nel 1969, a seguito di un colpo di stato, il Presidente della Repubblica Abdirashid Ali Shermarke fu destituito e al potere salì il generale Siad Barre. Con la formazione di organizzazioni di guerriglia ostili al regime di quest'ultimo, ebbe inizio un'epoca di guerra civile che, nonostante diversi contendenti, perdura ancora oggi.

Nel 1995 l'Onu, incapace di far fronte alla drammatica situazione, ritirò le proprie forze, arrivate nel paese qualche anno prima con una serie di missioni internazionali fallimentari (UNITAF, UNISOM I, UNISOM II) ed iniziò un periodo di violenze dei così detti "Signori della guerra", che sottomisero la popolazione alle prese con una tremenda carestia. Spiragli di luce (e di pace) emersero verso la fine degli anni Novanta, quando furono avviati scambi diplomatici importanti e nel 2004 fu eletto un parlamento federale e nominati un Presidente ad interim ed un governo che non riuscirono però a rendere effettivo il loro potere e a governare davvero il paese, a causa dell'opposizione dei "signori della guerra" e del diffondersi del fondamentalismo islamico.

All'inizio le Corti islamiche riuscirono a riportare una relativa pace nelle città e nelle regioni che governavano, facendo scendere i prezzi di molti beni di prima necessità, e riaprirono perfino il porto e l'aeroporto. Ma tutto questo venne ottenuto grazie a esecuzioni sommarie e a gravi riduzioni delle libertà (come la chiusura dei cinema, la persecuzione dei fedeli cristiani e la distruzioni di tutte le chiese del paese).

Nel 2007, la situazione a Mogadiscio precipitò nel caos, a seguito dell'intervento di varie forze di pace internazionali (ed in particolare africane) e con il perdurare di violenti scontri tra truppe etiopi, governo di transizione e nuovamente i signori della guerra da un lato e milizie islamiche dall'altro. Una serie di elezioni e dimissioni, l'ultima quella di quella di Mohamed Abdullahi Mohamed, ha portato ad un paese che di fatto non esiste dal 1991.

In tutti questi anni molte sono state le vittime italiane in Somalia, sia volontari laici che personale religioso, come il vescovo cattolico Salvatore Colombo, ucciso nel 1989; il medico italiano Graziella Fumagalli nel 1995; la dottoressa Annalena Tonelli, uccisa nel 2003 a colpi d'arma da fuoco da un commando islamico; la religiosa Suor Leonella Sgorbati, giustiziata nel 2006 all'esterno dell'ospedale pediatrico dove lavorava.

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