Soldati israeliani sparano a un 14enne palestinese e lo guardano per 45 minuti mentre muore dissanguato

Si chiamava Jad Jadallah, era un ragazzino palestinese di appena 14 anni e il suo nome è diventato nelle ultime settimane uno dei simboli della brutalità dell'occupazione israeliana: Jad, infatti, è stato ucciso lo scorso 16 novembre dopo essere stato colpito da distanza ravvicinata nel corso di un'operazione dell'IDF nel campo profughi di al-Far'a, in Cisgiordania.
Quel che ha più reso la sua storia agghiacciante, tuttavia, è un dettaglio emerso solo di recente: mentre il 14enne giaceva a terra in un vicolo del campo profughi i soldati dell'esercito occupante hanno creato un cordone intorno a lui. No, non per soccorrerlo, ma proprio per la ragione contraria: per impedire a due ambulanze palestinesi di intervenire in suo aiuto e provare a salvargli la vita. Così per Jad Jadallah non c'è stato niente da fare: è morto dissanguato.
Come emerge da alcuni video pubblicati da Haaretz lo scorso 8 novembre i soldati – 14 in totale – sono rimasti in piedi intorno a Jad senza prestargli alcun soccorso per almeno 45 minuti, mentre il ragazzo implorava aiuto e sanguinava copiosamente a causa di una o più ferite da arma da fuoco. I membri dell'IDF – che naturalmente sono addestrati nel trattamento dei traumi – sono rimasti con assoluta nonchalance intorno al 14enne: nessuno di loro gli ha prestato nessuna cura, neppure quando era evidente che la sopravvivenza stessa dell'adolescente – colpito perché accusato di aver lanciato loro una pietra – era fortemente a rischio.

A oltre tre mesi dall'omicidio di Jad il suo corpo non è stato ancora restituito alla famiglia, che nelle scorse settimane – tramite il quotidiano Haaretz – ha lanciato un appello affinché venga loro permesso di dare degna sepoltura al giovane. Suo padre, Jihad, ha detto: "Mio figlio non aveva un fucile, non aveva una granata in mano, niente". La madre, Safaa, ha aggiunto: "Anche se l'avesse avuto, avrebbero dovuto prenderlo e curarlo. Non era un comandante di grado superiore. Non faceva parte di nessun battaglione. Hanno fatto sembrare che fosse uscito per compiere un attacco terroristico, ma non è così".
Svariati residenti del campo profughi hanno confermato inoltre che i membri dell'IDF hanno deliberatamente impedito a due ambulanze di intervenire: a confermarlo, intervistato dalla BBC, è stato Hassan Fouqha, paramedico responsabile di uno dei mezzi di soccorso, il quale ha dichiarato che la sua squadra è stata fermata dai soldati israeliani sotto la minaccia delle armi non riuscendo di conseguenza a raggiungere Jad, che si trovava a un centinaio di metri di distanza.
Fouqha e il suo equipaggio all'interno dell'ambulanza sono stati costretti a guardare impotenti mentre Jad giaceva sanguinante. Il paramedico ha spiegato di aver assistito al suo calvario per almeno 35 minuti, incapace di fare alcunché. A quel punto Fouqha ha chiamato una seconda ambulanza da una direzione diversa, ma anche questa è stata fermata dai soldati. "Abbiamo provato ad avanzare più volte, a fare loro segno di lasciarci raggiungere il bambino, ma eravamo completamente bloccati", ha detto Fouqha. "Avremmo potuto raggiungerlo e prestargli assistenza medica, ma ci è stato impedito. Non sappiamo perché, ma questo è quello che è successo".
Sotto molti aspetti, la morte di Jad non è stata insolita. Secondo le Nazioni Unite, almeno 55 bambini palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania nel 2025 e 227 dopo il 7 ottobre 2023. Impossibile invece calcolare i minori uccisi nella Striscia di Gaza: quel che è certo è che sono decine di migliaia.