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SMS anonimo in Iran avverte: “Trump è un uomo d’azione, vedrete”. Cresce la tensione con Occidente

Un SMS anonimo inviato in Iran con la frase “Il presidente Usa è un uomo d’azione. Aspettate e vedrete” aumenta le tensioni con l’Occidente. Il messaggio, rilanciato da Mario Nawfal e citato dal Jerusalem Post, arriva a pochi giorni dai colloqui sul nucleare a Ginevra.
A cura di Biagio Chiariello
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Le tensioni tra Iran e Occidente sembrano crescere di ora in ora, alimentate da segnali militari e da messaggi ambigui che circolano sul web. In queste ore migliaia di cittadini iraniani avrebbero ricevuto un SMS anonimo scritto in persiano con la frase “Il presidente degli Stati Uniti è un uomo d’azione. Aspettate e vedrete”, riportano fonti internazionali citando media statali iraniani e l’emittente Iran International. L’origine del messaggio non è stata attribuita con certezza e non esiste conferma tecnica indipendente sulla sua diffusione. La curiosità è che lo stesso concetto — “Il presidente Trump è un uomo d’azione” — era già comparso all’inizio dell’anno in un post del Dipartimento di Stato Usa rilanciato dal Jerusalem Post, evidenziando come la frase sia stata associata a Trump e alla sua reputazione di leader deciso.

Tra i profili che hanno rilanciato il contenuto c’è quello di Mario Nawfal, imprenditore libanese-australiano diventato figura di spicco sui social per le sue analisi politiche e per la sua frequente presenza su piattaforme come X. Nato in Libano nel 1994 e cresciuto in Australia, Nawfal vive oggi a Dubai ed è noto come influencer, CEO di NFT Technologies e conduttore di podcast. Negli ultimi mesi ha intervistato figure politiche e intellettuali internazionali vicine alla Russia e al mondo della destra radicale, attirando l’attenzione di Elon Musk, che riposta regolarmente i suoi contenuti, contribuendo a dare ampia visibilità alle sue osservazioni e a messaggi come quello ricevuto dagli iraniani.

La comparsa dell’SMS avviene in un contesto già teso: Stati Uniti e Iran si preparano a un nuovo round di colloqui sul nucleare programmato per giovedì 26 febbraio a Ginevra, con l’obiettivo di arrivare a un accordo ponte in attesa di una soluzione più ampia. Allo stesso tempo, gli Usa hanno rafforzato la presenza militare nella regione: parte del personale dell’ambasciata americana a Beirut è stata evacuata in via precauzionale e la portaerei USS Gerald R. Ford è stata dislocata nel Mediterraneo orientale, affiancando altre unità già presenti.

Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito che qualsiasi attacco statunitense, anche “limitato”, sarebbe considerato un atto di aggressione e scatenerebbe una risposta decisa. Nel frattempo, le proteste interne continuano, con manifestazioni di studenti e cittadini in varie città iraniane.

Sul fronte europeo, le tensioni hanno registrato un nuovo salto di qualità. Teheran ha annunciato di aver inserito le forze navali e aeree degli Stati membri dell’Unione europea nella propria lista delle organizzazioni terroristiche, come risposta alla decisione del Consiglio Ue di includere le Guardie Rivoluzionarie tra i gruppi terroristici. Il ministero degli Esteri iraniano ha definito la mossa europea “illegale e ingiustificata” e richiamato la legge del 2019, che prevede misure reciproche contro i Paesi che adottano decisioni analoghe a quelle di Washington. Già il 1° febbraio il Parlamento iraniano aveva inserito gli “eserciti europei” nella lista nera, ma l’ultimo provvedimento ne amplia e formalizza la portata.

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