Si fa sempre più duro il braccio di ferro tra Mosca e Washington dopo le minacce di un intervento armato degli Stati Uniti in Siria a seguito della scoperta di presunti attacchi del regime di Assad con uso di gas sulla popolazione civile e i ribelli. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha fatto sapere di non ritenere sufficienti le prove raccolte e presentate dall'amministrazione di Obama sul presunto uso di armi chimiche da parte di Damasco. "Quello che ci hanno mostrato in precedenza e più di recente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente" ha tuonato il capo della diplomazia russa, aggiungendo "ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di specifico e che non ci convincono". Parlando davanti agli studenti dell'Università ‘Mgimo'  di Mosca il ministro degli esteri russo ha spiegato che nei documenti americani "non ci sono né mappe geografiche né nomi né alcuna prova che i campioni siano stati prelevati da professionisti" e che gli stessi dossier "non contenevano alcun commento sul fatto che molti esperti hanno messo in forte dubbio i video che girano su Internet".

La Russia insomma ha ribadito il suo no a qualsiasi tipo di intervento armato in Siria lasciando intendere che non accetterà il fatto compiuto da parte degli Usa. Lo scontro diplomatico che prosegue in queste ore attraverso i proclami si sta spostando però anche in campo militare con le due flotte che si fronteggiano a distanza.  Se al largo della costa della Siria già ci sono cinque cacciatorpediniere Usa armati di missili e la Marina Militare americana ha dato ordine alla squadra navale della portaerei Nimitz di fare rotta verso ovest in direzione del Mar Rosso, da Mosca hanno inviato verso la Siria la nave da ricognizione Priazyovye per "raccogliere informazioni nell'area del conflitto in via d'intensificazione".