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Siria, raid congiunti di Francia e Regno Unito vicino Palmira: colpite presunte basi dell’Isis

Londra ha confermato la partecipazione di velivoli della Royal Air Force, precisando che il bersaglio si trovava a nord dell’area di Palmira e che la zona non risultava abitata da civili. L’azione è stata coordinata con Parigi e mirata a colpire infrastrutture considerate strategiche per l’Isis.
A cura di Davide Falcioni
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Raid aerei congiunti di Regno Unito e Francia hanno colpito una struttura sotterranea nel deserto siriano, ritenuta un deposito di armi dello Stato Islamico. L’operazione, condotta la scorsa notte, si inserisce in un quadro di rinnovata pressione militare contro il gruppo jihadista, che secondo diverse fonti di intelligence starebbe mostrando segnali di riattivazione dopo una fase di relativa inattività.

Il Ministero della Difesa britannico ha confermato la partecipazione di velivoli della Royal Air Force, precisando che il bersaglio si trovava a nord dell’area di Palmira e che la zona non risultava abitata da civili. L’azione è stata coordinata con Parigi e mirata a colpire infrastrutture considerate strategiche per la capacità operativa del gruppo.

L’operazione anglo-francese arriva a poche settimane da una serie di interventi statunitensi in Siria. A fine dicembre, il comando militare americano per il Medio Oriente ha annunciato l’uccisione o la cattura di circa 25 combattenti dell'Isis nel corso di nove giorni di operazioni. Quelle azioni facevano seguito all’attacco del 13 dicembre in cui erano rimasti uccisi due militari statunitensi e un interprete civile, episodio che aveva innescato una risposta militare su larga scala.

Parallelamente, cresce l’allerta anche sul fronte turco. Le autorità di Ankara hanno reso noto di aver arrestato oltre un centinaio di sospetti affiliati allo Stato Islamico nel corso di blitz coordinati in tutto il Paese. In meno di una settimana, le forze di sicurezza hanno condotto più operazioni, con centinaia di fermi in diverse province, tra cui la capitale.

La recrudescenza delle misure di sicurezza segue una sparatoria avvenuta nei giorni scorsi nella città di Yalova, nel nord-ovest della Turchia, durante un’operazione di polizia contro presunti militanti jihadisti. Il bilancio è stato pesante: tre agenti uccisi e sei sospetti assalitori morti, tutti cittadini turchi. Secondo la procura di Istanbul, i servizi di intelligence avevano segnalato il rischio di attentati durante il periodo delle festività, con obiettivi individuati in particolare tra le comunità non musulmane.

Il ricordo dell’attacco di Capodanno del 2017 a Istanbul, quando un attentato in un locale notturno causò 39 vittime, resta un punto di riferimento per la valutazione della minaccia. Le autorità turche sottolineano come il gruppo mantenga ancora reti clandestine sul territorio nazionale, mentre continua a operare oltreconfine in Siria, Paese con cui la Turchia condivide un confine di circa 900 chilometri.

La situazione siriana resta fragile. Dopo oltre tredici anni di guerra civile, conclusasi alla fine del 2024 con la caduta del governo di Bashar al-Assad, il Paese è alle prese con gravi problemi di sicurezza.

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