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Siria, l’ultima strage del regime di Assad. Uccise almeno 450 persone

Sono almeno 300 i civili e 150 i ribelli uccisi dalle forze del regime siriano nei pressi di Damasco dopo cinque giorni di offensiva dell’esercito. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani parla di corpi sfigurati e di un bilancio che potrebbe essere ancora più elevato.
A cura di Susanna Picone
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Sono almeno 300 i civili e 150 i ribelli uccisi dalle forze del regime siriano nei pressi di Damasco dopo cinque giorni di offensiva dell’esercito. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani parla di corpi sfigurati e di un bilancio che potrebbe essere ancora più elevato.

I giorni appena trascorsi sono stati tra i più sanguinosi registrati in Siria dall’inizio della guerra civile. Solo ieri gli attivisti denunciavano un bombardamento in una scuola che aveva provocato nuove vittime, di cui alcuni erano bambini, ma non si è trattata dell’unica strage compiuta nel Paese. Circa 450 persone sono morte nel villaggio di Jdaidet al Fadl, nei pressi della capitale Damasco, dopo cinque giorni di offensiva del regime siriano. È quanto denunciano i gruppi oppositori che fotografano il nuovo massacro compiuto da Assad. Il villaggio, secondo quanto hanno segnalato i Comitati di Coordinamento Locale, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani e la rete Sham, è stato teatro di forti bombardamenti, di scontri tra i due eserciti e di esecuzioni sommarie.

L’Agenzia di Stato: “Gravi perdite tra i terroristi” – L’Osservatorio Siriano fa riferimento a corpi sfigurati, mutilati, alcuni dati alle fiamme e afferma che il bilancio della strage potrebbe essere ancora più elevato ma è difficile documentarlo perché le forze di Assad sono ancora nel centro abitato. Gli attivisti che si oppongono al regime siriano, come spesso accade, hanno pubblicato dei video che mostrano quanto compiuto dall’esercito e la distruzione provocata dalle bombe. L’agenzia di Stato Sana si è limitata a rendere noto che “le Forze armate hanno inflitto gravi perdite ai terroristi nel sobborgo”.

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