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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Shurouq, rimasta vedova a 31 anni a Gaza: “Io e mia figlia ancora sfollate, viviamo a metà tra pace e guerra”

In esclusiva a Fanpage.it la storia di Shurouq, 31enne operatrice di Save the Children a Gaza, rimasta da sola con la sua bimba di 3 anni dopo che il marito è stato ucciso poche settimane dopo il 7 ottobre 2023: “A sei mesi dal cessate il fuoco non mi sento a casa, anche se mi trovo nella mia terra. Mi sento come una straniera, sfollata e ospite dai parenti. Io e mia figlia abbiamo perso la nostra privacy”.
A cura di Ida Artiaco
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"Non si può andare avanti, né iniziare a guarire, vivendo nello stesso luogo in cui si sono vissuti gli incubi peggiori: un posto che non è cambiato da mesi, nonostante le bombe cadano con minore intensità e nonostante gli accordi per una rapida ricostruzione. Ogni giorno, andando al lavoro, passo davanti alla mia casa distrutta".

A parlare è Shurouq, 31enne operatrice di Save the Children a Gaza, dove si continua a morire nonostante l'attenzione del mondo sia ora spostata sull'Iran. Nelle prime settimane della guerra Hamas-Israele ha perso il marito, ucciso dopo il 7 ottobre 2023, ed è rimasta da sola con la loro bambina che oggi ha 3 anni. Anche la sua casa è stata distrutta e nel corso degli ultimi due anni è stata costretta a sfollare molte volte.

In esclusiva a Fanpage.it, Shurouq ha raccontato la sua storia. "A sei mesi dal cessate il fuoco non mi sento a casa, anche se mi trovo nella mia terra. Mi sento come una straniera, sfollata e ospite dai parenti. Io e mia figlia abbiamo perso la nostra privacy. Viviamo come a metà tra la guerra e la pace, perché qui non succede nulla che ci faccia credere davvero in un futuro migliore. Continuiamo a sentire le bombe. Di recente c’è stato un attacco a una sola strada di distanza da dove mi trovavo con mia figlia. Qualche giorno fa sono riuscita a comprare un frigorifero, ma non ho ancora una fonte di elettricità. È stato estremamente difficile trovarlo: i prezzi sono folli e le restrizioni sull’ingresso di beni elettronici a Gaza restano severe. Eppure, mi è sembrato di aver raggiunto un traguardo enorme nella mia vita solo riuscendo a comprarne uno. Mia figlia, che ha vissuto gran parte della sua breve esistenza in guerra, pensava fosse un armadio", ha spiegato la donna.

Che ha continuato: "Durante tutta la guerra ho vissuto con un costante senso di colpa, perché non sono riuscita a proteggere mia figlia dal rumore e dalle vibrazioni delle bombe, dalla fame, dalla paura, dalla vita in una tenda. Per la maggior parte della sua vita ha indossato vestiti da maschio, perché durante la guerra non si trovavano abiti per bambine. Ma un mese fa ho provato un senso di vittoria quando sono riuscita a comprarle dei vestiti. Sono riuscita anche a realizzare il suo sogno di avere una bambola. Da quando è stato annunciato il cessate il fuoco, che io sappia, non sono entrati giocattoli a Gaza, e cercarne uno è stato estenuante. Oggi nei mercati c’è più cibo, ma i prezzi restano altissimi e la disponibilità è instabile. Faccio fatica a trovare le uova. Mi mancano cose semplici, come fare una doccia calda direttamente dal rubinetto. Dobbiamo faticare enormemente anche solo per avere queste necessità di base. Per fare una doccia a mia figlia devo scaldare l’acqua usando il gas da cucina o in altri modi, e anche il gas è ancora difficile da reperire. Cerco spesso di costringermi ad andare avanti e a smettere di confrontare la vita prima della guerra con quella di oggi, ma non ci riesco".

Infine, Shurouq ha lanciato un appello alla comunità internazionale: "È necessario aumentare l’ingresso di aiuti e beni a Gaza, e avviare al più presto una ricostruzione fondata su principi chiari e giusti. Il mio appello è che qui si vedano miglioramenti concreti, segnali reali che esiste davvero una strada verso un futuro migliore: per me, per mia figlia e per tutti noi".

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