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“Se Hormuz non riapre in 3 settimane, mancherà carburante per aerei”, l’allarme degli aeroporti europei

Rischio di carenza carburante negli aeroporti a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. L’Associazione professionale dei gestori aeroportuali Aci Europe, che rappresenta oltre 360 aeroporti in 48 paesi, ha lanciato l’allarme con una lettera al commissario europeo per i trasporti Apostolos Tzitzikostas.
A cura di Antonio Palma
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"Se lo stretto di Hormuz non sarà riaperto entro tre settimane, si assisterà a una carenza di carburante sistemica per gli aerei", è l'allarme messo nero su bianco dal direttore generale dell'Associazione professionale dei gestori aeroportuali europei ACI Europe che rappresenta oltre 360 aeroporti in 48 paesi del vecchio continente. Nonostante le rassicurazioni e la tregua tra Usa e Israele da una parte e Iran dall'altra, la navigazione nel Golfo Persico infatti continua ad essere interrotta a causa della guerra e solo pochissime navi hanno potuto lasciare l'area che è sotto il controllo di Teheran che impone pesantissimi dazi e il via libera solo a determinate navi cargo.

In una lettera inviata dall'organizzazione al commissario europeo per i trasporti Apostolos Tzitzikostas e visionata dalla Financial Times, l'ACI Europe sottolinea le "crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un'azione proattiva da parte dell'UE". "Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l'UE", si legge nella lettera nella quale si sottolinea che con l'avvicinarsi della stagione estiva, quando maggiore sarà la richiesta di trasporti aerei, le cose potrebbero aggravarsi repentinamente.

Del resto circa il 40% delle forniture mondiali di carburante per aerei passa proprio per lo Stretto di Hormuz e se la situazione non verrà sbloccata nelle prossime settimane saranno possibili razionamenti di carburante da parte degli aeroporti con conseguenti cancellazioni di voli in programma. Misure analoghe sono state già imposte da alcuni paesi asiatici mentre in Europa solo alcuni aeroporti hanno messo in preallarme i vettori per il prossimo futuro anche se finora non ci sono stati disagi per i viaggiatori.

Le compagnie aeree europee infatti affermano di avere scorte di carburante sufficienti per diverse settimane, ma i fornitori non sono in grado di garantire consegne fino a maggio. Secondo gli ultimi dati, circa 3.200 navi restano bloccate a ovest dello stretto, tra cui quasi 800 petroliere e cargo. Un eventuale aumento dei transiti senza incidenti potrebbe portare a una revisione del rischio da parte degli operatori, in caso contrario la crisi potrà essere profonda.

A preoccupare l'associazione degli aeroporti europei anche le conseguenze a cascata del blocco delle petroliere come il prezzo del greggio che continua a salire nonostante gli annunci di eventuali accordi. Non solo, secondo Aci Eruope, "l'impatto delle attività militari sulla domanda" di carburante sta ulteriormente mettendo a dura prova le forniture.

Come soluzione tampone, l'organizzazione degli aeroporti europei propone un coordinamento a livello Ue per "un monitoraggio della produzione e della disponibilità di carburante per aerei nei prossimi 6 mesi", concludendo che "Una crisi di approvvigionamento interromperebbe gravemente le operazioni aeroportuali e la connettività aerea, con il rischio di gravi ripercussioni economiche per le comunità colpite e per l'Europa".

Secondo l'Unione Nazionale Consumatori, "Se i voli saranno cancellati, i consumatori avranno diritto a scegliere tra il rimborso entro sette giorni senza penali dell’intero costo del biglietto e la riprotezione, ossia l'imbarco su di un volo alternativo per la destinazione finale non appena possibile o ad una data successiva a lui più conveniente, a seconda della disponibilità di posti. Potrebbe scattare anche la compensazione pecuniaria se le compagnie, pur essendo state informate della mancanza di carburante non informeranno i consumatori nei tempi previsti, oppure se la compagnia aerea non ordinerà con congruo e sufficiente anticipo il carburante". "Non ci sono problemi per benzina e gasolio. Lo Stretto di Hormuz crea problemi all'Europa per le forniture di jet fuel (carburante per aerei) poiché la dipendenza dalle raffinerie del Medio Oriente per questi prodotti finiti è molto elevata. Questo rischio è molto minore per il gasolio per auto e quasi inesistente per la benzina dato che le raffinerie europee producono benzina in eccesso rispetto al fabbisogno interno." ha aggiunto il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

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