13 Luglio 2018
19:38

Russiagate, Mueller incrimina 12 agenti russi: “Spionaggio dei democratici”

Il procuratore speciale Robert Mueller, titolare dell’inchiesta sul Russiagate, ha richiesto l’incriminazione di 12 cittadini russi per interferenze nelle elezioni negli Stati Uniti. I 12 sono accusati di aver spiato la campagna elettorale del Partito democratico hackerando la rete di computer del suo Comitato nazionale.
A cura di Susanna Picone

Il procuratore speciale Robert Mueller, che guida l'inchiesta sul Russiagate, ha richiesto incriminazioni per dodici cittadini russi, relative alle interferenze sul voto del 2016 negli Stati Uniti. Si tratta di dodici militari russi considerati parte del servizio di intelligence militare di Mosca (Gru) e accusati di aver spiato la campagna del partito democratico per le presidenziali. “Internet permette ad avversari stranieri di attaccare gli americani in modi nuovi e inaspettati”, ha detto il vice Attorney General (viceministro della Giustizia) Rod Rosenstein annunciando in una conferenza stampa convocata a sorpresa le incriminazioni compiute nell'ambito dell'inchiesta sui sospetti legami tra la campagna di Donald Trump e la Russia. I russi sono accusati di aver hackerato la rete di computer del Comitato nazionale democratico, del comitato della campagna dei democratici per il Congresso e della campagna presidenziale di Hillary Clinton, e poi di aver rivelato le mail rubate nei mesi precedenti le elezioni. Le nuove accuse fanno riferimento al sito DCLeaks e all'hacker Guccifer 2.0 che in passato i russi avevano detto essere la creatura di un hacker romeno. Secondo il procuratore, invece, sia l'hacker che il sito erano gestiti dell'intelligence russa.

L’annuncio del viceministro della Giustizia arriva a soli tre giorni dall’incontro in programma tra Trump e Putin a Helsinki, in Finlandia. Ai giornalisti che chiedevano come mai le incriminazioni siano arrivate in un momento così delicato per il presidente americano, Rosenstein ha spiegato che sono incriminazioni “basate sui fatti, sulla legge e sulle regole del Dipartimento della Giustizia”. Ha anche detto di non avere nessuna prova che l'attacco abbia influito concretamente sul voto e di sperare che la reazione pubblica sarà “patriottica, e non dettata da posizioni politiche democratiche o repubblicane”. Ha infine precisato che Trump, che si trovava in quel momento in visita in Gran Bretagna, era stato informato delle incriminazioni dei russi e della conferenza stampa.

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