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Conflitto in Ucraina
29 Luglio 2022
09:31

Putin vuole un “governo di destra meno coinvolto in Ucraina”, dice il suo consigliere Kortunov

“Ci aspettiamo una svolta a destra: Roma si ripiegherà su se stessa e privilegerà i problemi interni”. Paesi Ue “in crisi”. Ma “non ci saranno ostacoli” per Svezia e Finlandia nella Nato.
A cura di Riccardo Amati
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A Mosca le aspettative sono che dalle elezioni politiche italiane “esca un governo di destra”, concentrato “sui problemi che hanno maggior impatto diretto sulla vita dei cittadini”. E che quindi la guerra in Ucraina diventi “meno centrale nel dibattito politico”. Andrei Kortunov è Il direttore del Consiglio russo per gli Affari internazionali (Riac). Fondato dal ministero degli Esteri (Mid), il Riac per istituzione fornisce raccomandazioni e analisi di politica estera all’amministrazione presidenziale. Cioè a Vladimir Putin e ai suoi più stretti collaboratori. Kortunov non si esprime riguardo alle cosiddette “ombre russe” sulla caduta del governo Draghi, ma la sua lettura — da un punto di osservazione parecchio privilegiato — degli auspici che si fanno al vertice del potere in Russia su quanto sta avvenendo nel nostro Paese, e degli scenari considerati probabili, è precisa. E utile per contestualizzare la polemica sui presunti contatti fra leghisti e diplomatici russi alla vigilia della crisi di governo a Roma, sul presunto endorsment dell’ambasciatore Razov al M5s di Giuseppe Conte e sulle telefonate tra lo stesso Razov e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Fanpage.it ha raggiunto telefonicamente Andrei Kortunov nella capitale russa.

Che interpretazione dà il Cremlino della situazione politica in Italia?

Si ritiene che la caduta del governo sia un ulteriore segnale di come le cose stiano diventando sempre più difficili per gli europei. E si sostiene che l’Europa i problemi se li sia creati da sola, perché le sanzioni contro la Russia hanno effetti economici e sociali negativi in molti Paesi, Italia compresa.

E cosa si aspetta Mosca dalle prossime elezioni politiche italiane?

Al Cremlino si pensa che il prossimo governo possa essere un governo di destra. E ci si aspetta che di conseguenza l’Italia si ripieghi su se stessa. Non certo che cambi campo e si metta a sostenere la Russia invece dell’Ucraina nel conflitto in corso. Né che si opponga fattivamente alle sanzioni. Nessuno spera cose del genere. Le aspettative sono comunque per un Paese focalizzato sui suoi problemi interni, con la questione ucraina più marginale nel dibattito politico rispetto ad adesso. Si conta sulla probabilità che il nuovo governo si concentri sulle questioni che hanno un impatto più diretto sulla vita delle persone, e non sulla crisi ucraina.

La tv russa fa un tifo sfrenato per una crisi “letale” dell’ Unione europea, e indica nelle dimissioni di Draghi un preciso segnale in questo senso. Le sparate dei propagandisti televisivi corrispondono alle aspettative del Cremlino?

In Italia, un governo di destra sarebbe probabilmente un governo di euroscettici. E molti a Mosca, soprattutto nei media di Stato ma anche all’interno del Cremlino, stanno cavalcando previsioni cupe e catastrofiche per la Ue e per l’Europa non Ue. Comprensibile: vediamo che in Italia il governo Draghi è caduto, lo stesso è successo in Gran Bretagna a Boris Johnson, in Francia, Macron si sta indebolendo visti i risultati elettorali della Le Pen e forse il prossimo ad aver problemi sarà Scholz in Germania. Ma, se la prospettiva di un generale indebolimento dell’Unione come istituzione resta sullo sfondo ed è vista con favore, quello su cui si conta immediatamente al Cremlino è che l’Europa avrà talmente tanti problemi da risolvere in casa da non aver più la possibilità di mantenere il focus sulla crisi ucraina.

Questa situazione influirà sulle decisioni riguardanti l’allargamento della Nato? L’ingresso di Svezia e Finlandia dovrà esser votato dai parlamenti dei Paesi membri dell’alleanza.  Alcuni, tra cui la Germania, hanno già detto sì. Per altri — Italia compresa — il voto favorevole potrebbe essere meno scontato? 

Credo che la Svezia e la Finlandia entreranno abbastanza presto nella Nato, perché entrambi i Paesi sono pronti, non sono “consumatori” di sicurezza ma anzi la producono, specialmente la Finlandia. Così non credo che ci saranno seri ostacoli nel loro cammino verso l’Alleanza.

Ma non è che Putin spera in un voto negativo sull’allargamento da parte del nuovo parlamento italiano, se ci sarà una maggioranza di destra meno ostile a Mosca?

Ciò che interessa a Mosca, a questo punto, sono solo le conseguenze pratiche di un ingresso che è ormai visto come inevitabile. Ci saranno truppe straniere sul territorio finlandese? Vedremo attività militari lungo il confine tra Finlandia e Russia? O la situazione rimarrà più o meno come quella attuale? Questo è l’importante, dal punto di vista del Cremlino. Perché se guardiamo al fronte nord della Nato ci sono due modelli molto diversi di impegno. Quello che io definisco come “modello baltico”, e che riguarda i tre stati baltici e la Polonia, è molto duro nei confronti della Russia e non punta ad alcun compromesso col Cremlino. D’altra parte ci sono Paesi Nato — come la Norvegia, l’Islanda e in parte anche la Danimarca —, che hanno un approccio molto più cauto verso l’alleanza di cui fanno parte. Molto, per capire quale potrà essere la reazione di Mosca, dipenderà dal modello che verrà scelto da Helsinki e Stoccolma.

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