21 Novembre 2011
11:04

Piazza Tahrir, continuano gli scontri tra i manifestanti e la polizia: oltre 40 i morti

Continuano gli scontri in piazza Tahrir al Cairo e il bilancio delle vittime sale inesorabilmente. Ad una settimana dalle elezioni i manifestanti accusano l’esercito di voler mantenere il potere. ElBaradei contro la giunta militare: “Prima responsabile delle violenze”.
A cura di Susanna Picone

Piazza Tahrir, continuano gli scontri tra i manifestanti e la polizia: oltre 40 i morti

Terzo giorno di scontri in piazza Tahrir al Cairo, dove migliaia di manifestanti si sono riuniti domenica per contestare la guida militare del Paese: gli egiziani in rivolta chiedono al Consiglio superiore delle Forze Armate di cedere il potere a un governo di civili.

Una richiesta che ha trovato l’opposizione dell’esercito che ha risposto usando gas lacrimogeni e bastoni per disperdere la folla. Le immagini hanno mostrato una protesta violenta al punto tale da registrare subito diversi morti. Il bilancio, in queste ultime ore, sta salendo velocemente: stando ai dati forniti dal ministro della Sanità sono, infatti, almeno ventidue i morti accertati solo al Cairo dall’inizio degli scontri e oltre 1500 i feriti.

Intanto il Paese si prepara ad un’altra giornata dura con il candidato alla Presidenza dell’Egitto Mohamed ElBaradei che si è scagliato contro l’intervento della giunta militare: “Il primo responsabile di questa situazione è il Consiglio supremo delle Forze Armate, che ha ammesso che non può governare il Paese”. Un Consiglio supremo delle Forze Armate che, sostiene ElBaradei, continua ad ignorare alcune delle richieste principali della Rivoluzione, come la fine dei processi militari per i civili e la cancellazione della Legge d’emergenza, ma anche la domanda di un welfare sociale e di sicurezza pubblica.

Secondo l’ex numero uno dell’Aiea non è cambiato praticamente nulla dalla rivoluzione del 25 gennaio con il Consiglio supremo delle Forze Armate che spesso ha semplicemente assunto il ruolo del presidente deposto Mubarak, usando anche lo stesso linguaggio.

L’imam prova a trovare un accordo

Questa mattina lo sceicco Mazhar Shahine, imam della moschea Omar Makram sulla piazza Tahir, ha detto alla televisione di aver lavorato per trovare un accordo con i militari e provare a tranquillizzare una situazione che si immagina continuerà a mietere vittime. L’imam ha riferito di aver incontrato una delegazione delle forze dell’ordine e di aver raggiunto un accordo che preveda il cessate il fuoco: le immagini che arrivano in queste ultime ore però mostrano ancora un Paese in preda agli scontri, sono infatti ripresi gli incidenti nel centro della piazza e le forze dell’ordine stanno facendo nuovamente ricorso ai lacrimogeni.

Le elezioni legislative si terranno regolarmente

Intanto, nonostante le violenze protagoniste a piazza Tahrir, il generale Mohsen al-Fangari ha garantito che le elezioni legislative in programma il 28 novembre prossimo si svolgeranno regolarmente: “Non cederemo agli appelli di rinviare lo scrutinio. Le forze armate e il ministero dell’Interno sono in grado di garantire la sicurezza dei seggi elettorali”.

Un annuncio arrivato in seguito alla decisione di diversi candidati e partiti politici di sospendere la loro campagna elettorale a causa degli scontri. Tra coloro che hanno chiesto di posticipare le elezioni c’è anche ElBaradei che, nel quadro di una revisione del calendario politico, ha chiesto di eleggere prima un’assemblea costituente, poi un presidente e infine il Parlamento.

UPDATE

16.00 – Il bilancio delle vittime e dei feriti negli scontri di piazza Tahrir in Egitto continua a salire: mentre il Ministero della salute parla ancora di 22 morti accertati sarebbero, secondo alcune fonti mediche, almeno 40 le vittime e oltre 1800 i feriti. Diverse le persone che sarebbero state uccise con colpi d’arma da fuoco. Gli scontri intanto non accennano a placarsi: la polizia spara lacrimogeni contro i manifestanti per impedire la loro marcia verso il Ministero dell’Interno.

Piazza Tahrir è di nuovo piena di gente, vi sarebbero – secondo alcune stime – almeno 4mila dimostranti.

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