Perché solo Trump e Putin possono fermare la corsa nucleare e quale ruolo dovrebbe avere la Cina

Il trattato New START è finito perché né Washington né Mosca vedono più utilità strategica in vincoli rigidi. Preferiscono margine di manovra, deterrenza flessibile e negoziati ad hoc. Un tempo puntavano alla prevedibilità reciproca. Quell’equilibrio è saltato: la competizione è tornata a somma zero. La deterrenza è ormai uno strumento politico come altri. E la fiducia conta poco.
Gli argini sono caduti. Nel cosiddetto "nuovo ordine internazionale", gli Stati Uniti e la Russia non hanno più alcun accordo giuridicamente vincolante che limiti le loro forze nucleari strategiche. Questo momentaneo trionfo dell’impunità potrebbe però essere la premessa di nuovi meccanismi di sicurezza. Circostanze e tempi lo consentono, dicono alcuni diplomatici del disarmo intervistati da Fanpage.it. La posta in gioco è alta. Riguarda l’intera umanità. Non c’è sovranismo che tenga. Infatti, si sta già trattando.
Una corsa a ostacoli
"Saranno negoziati lunghi e complicati", dice il diplomatico del disarmo Nikolai Sokov. "Ma l’opportunità di stabilire nuove regole per l’equilibrio nucleare è reale, e abbiamo un po’ di tempo per arrivarci".
Ad Abu Dhabi, Stati Uniti e Russia hanno discusso per ore. Nessuna bozza approvata. Ma c’è un accordo di principio: rispettare l’intesa esistente. Si parla di un periodo di grazia di sei mesi per il New START – riferisce ilAxios. Ma si dovrà comunque trovare qualcosa di nuovo, se si vuole evitare l'anarchia. Il New START legalmente non può essere esteso.
Gli Stati Uniti spingono per colloqui trilaterali con Russia e Cina. Un trattato solo con Mosca lascerebbe fuori oltre il 30% per cento dell’arsenale globale. Le testate cinesi crescono. E non hanno "né limiti né obblighi di trasparenza", nota il governo USA. Il ministero degli Esteri di Pechino ha risposto picche.
Quanto a Mosca, vuole nel negoziato Francia e Regno Unito, alleati nucleari della Nato. Si tratta di rompere il monopolio negoziale americano. Per guadagnare influenza al tavolo. E trasformare quello che sarebbe un accordo bilaterale in un negoziato multilaterale più favorevole agli interessi russi.
Nuove atomiche apocalittiche? Keep calm
Russia e Stati Uniti controllano quasi il 90 per cento delle armi nucleari esistenti. Stanno ammodernando l’intera triade: terra, mare, aria. Gli ingegneri militari di Vladimir Putin testano il drone sottomarino Poseidon, il missile Burevestnik e altre diavolerie. Mosca ha da tempo sdoganato quella che definisce "dimensione nucleare". A Washington si pensa di riprendere i test nucleari sotterranei. E si investe nella nuova generazione: il missile balistico Sentinel. Il bombardiere stealth B-21.
"Del Poseidon però è stato collaudato con successo solo il motore, non sarà operativo a breve", commenta Sokov. "Non vedremo reali cambiamenti per i prossimi cinque‑sette anni. Il bilancio strategico nucleare è stabile. Quindi, c’è tempo per negoziare e stabilire nuove protezioni".
Armi nucleari e convenzionali: serve un solo tavolo
Dmitry Sukov, come diplomatico dell’URSS e poi della Federazione Russa, ha partecipato ai più importanti negoziati sul controllo degli armamenti. Compresi START I e START II. Oggi è in forza al Centro per il disarmo e la non proliferazione di Vienna (VCDNP). "Il New START non doveva diventare una pietra miliare. Era solo un passo temporaneo nel controllo degli armamenti", sottolinea.

"Doveva esser subito seguito da trattative per parametri più concreti. Mai iniziate". L’allora presidente americano Barak Obama non era sinceramente interessato, secondo Sukov.
Oggi, ogni trattativa non può che partire da presupposti diversi: "Le capacità militari sono cambiate. I limiti precedenti riguardavano solo i vettori, non le testate nucleari. Ma ora i missili possono essere dual-capable: trasportare sia testate nucleari che convenzionali. Non possiamo più trattare nucleare e convenzionale come domini separati. E non è chiaro come combinare entrambe le categorie in un solo trattato".
Testate poco multilaterali
Sukov ritiene che debbano essere solo USA e Russia a iniziare i negoziati. Le altre potenze nucleari potrebbero semmai essere invitate in un secondo momento. "È già difficile definire l’equilibrio tra Washington e Mosca e URSS. Farlo con più attori è ancora più complesso. E non è mai stato fatto".
L’esperto russo ricorda che l’ultimo trattato multilaterale sul controllo degli armamenti risale al 1922: il Washington Naval Treaty. Sono passati 104 anni. Non c’erano le atomiche.
Perché il multilateralismo fa a botte con la diplomazia nucleare? Facile da capire. La situazione è la seguente. La Cina aumenta il proprio arsenale. Gli Stati Uniti discutono se e come reagire reagire. la Russia si sente minacciata dall’aumento delle testate altrui. Risponderebbe a sua volta. E anche Gran Bretagna Francia si sentirebbero costrette a rafforzarsi in termini di megatoni. Di nuovo, la Russia non resterebbe ferma. Difficile immaginare un tavolo negoziale comune.
"Sarebbe un ottima cosa coinvolgere la Cina in una trattativa trilaterale, dare parametri per le sue armi e ottenere trasparenza", dice Andrey Baklitskiy, anch’egli russo con background diplomatico, Senior Researcher all’ Istituto di Ricerca per il Disarmo delle Nazioni Unite (UNIDIR). "Ma ritengo che a iniziare a negoziare debbano essere i due big boss: USA e Russia. Metter subito sul tavolo anche le testate della Cina o di potenze nucleari minori potrebbe addirittura far scattare un’escalation".

La distruzione multipla resta assicurata
Secondo Baklintskiy, con la decadenza del New START il rischio di una guerra termonucleare totale non aumenta. Per ora. "Durante la Guerra Fredda si è già raggiunto il massimo in termini di missili nucleari: veloci, precisi e capaci di colpire qualsiasi continente in pochi minuti", spiega. "Russia, Stati Uniti e ormai anche la Cina hanno arsenali pieni di testate, e distruggerle tutte senza poi subire un attacco è una missione impossibile".
Nuovi sistemi come siluri nucleari o super-missili da crociera – quando, semmai, saranno operativi – cambieranno di poco il quadro strategico. La Russia non può difendersi efficacemente da un attacco americano. Gli Stati Uniti non possono difendersi da un attacco massiccio russo. Esempio terra terra: gli USA hanno solo 44 missili intercettori operativi. Concentrati in Alaska e California. La Russia dispone di oltre 1000 testate nucleari, distribuite su missili terrestri, sottomarini e bombardieri strategici. Distruggere tutte le testate russe senza che alcune raggiungano i loro bersagli è un’impresa irrealizzabile.
L’unica buona notizia possibile
Baklintskiy pensa che Putin abbia fatto bene a lanciare il suo ballon d’essai proponendo agli USA di lasciare in vigore i limiti del New START per un anno. E che Trump abbia fatto bene a manifestare interesse. E a incaricare Witkoff di trattare ad Abu Dhabi. "Sono sorpreso che tutti i Paesi non si rivolgano a Trump, dicendogli che solo lui può risolvere il problema nucleare". Il tipo in effetti è sensibile alle lusinghe. "Se gli Sati nucleari minori sostenessero il processo, sarebbe molto utile".
Dall’invasione russa dell’Ucraina il mondo è più pericoloso. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, poi, ha alzato il livello di imprevedibilità. Mosca e Washington hanno in comune la politica di potenza e l’obiettivo di dividere il mondo in sfere d’influenza. Violano il diritto internazionale: in Ucraina, in Venezuela e altrove. Fanno deragliare regole e trattati.
Con la fine del New START viene meno l’ultimo vincolo formale per i due maggiori arsenali nucleari. Siamo alla corsa illimitata agli armamenti. Al di là delle dichiarazioni politiche, Putin e Trump sono contro il multilateralismo. Quindi è possibile un negoziato che sia di fatto bilaterale, per ridare argini alla proliferazione delle atomiche è possibile. Sarebbe il formato migliore – dicono gli esperti.
In questo momento storico potenzialmente disastroso, l’emergere di un’occasione per riprendere la diplomazia del disarmo sembra l’unica buona notizia possibile.