11 Novembre 2022
11:32

Perché le elezioni di Midterm sono state un referendum su Trump (e alla fine ha vinto Biden)

L’intervista di Fanpage.it a Mattia Diletti, esperto dell’Università La Sapienza di Roma, sulle elezioni di Midterm 2022: “Per la prima volta non c’è stato un referendum solo sul presidente in carica ma anche sull’ex presidente. Donald Trump era talmente presente nei suoi uomini e nelle sue donne che alla fine una parte degli elettori democratici si è mobilitato per allontanare il suo spettro. Quella di Biden è stata una non vittoria molto soddisfacente soprattutto in vista delle presidenziali del 2024”.
A cura di Ida Artiaco

"Per la prima volta le elezioni di Midterm sono state un referendum non solo sul presidente in carica ma anche sull'ex presidente, talmente presente nei suoi uomini e nelle sue donne oltre che nei discorsi degli avversari che una buona parte dell'elettorato si è mobilitato per allontanare il suo spettro".

Commenta così a Fanpage.it i risultati, ancora parziali, delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, tenutisi lo scorso 8 novembre, il professor Mattia Diletti, ricercatore in Scienza politica alla Sapienza di Roma, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale. In attesa dei dati consolidati, che arriveranno solo tra qualche giorno, la tendenza in atto è già chiara e si fonda tutta sull'eterna rivalità tra Joe Biden e Donald Trump.

Prof. Diletti, l'onda rossa trumpiana non c'è stata. Quale è la situazione attuale e cosa dovremmo aspettarci?

"C'è prima di tutto una questione che potremmo definire storica e che riguarda il metà mandato. Di solito si tratta di una elezione in cui viene "punito" e giudicato il presidente ed è sempre stato più facile per il partito di opposizione a quest'ultimo mobilitare gli elettori. In poche parole, ci si aspetta sempre che il partito del presidente perda. Non è accaduto, di recente, solo nel 2002 con George W. Bush, quando però c'era ancora l'onda emotiva dell'11 settembre. Anche questa volta ci si aspettava che Biden perdesse, anche in virtù del fatto che aveva un indice di gradimento molto basso e in più c'era la questione dell'inflazione, che si pensava venisse attribuita allo stesso Biden, facendolo capitolare.

Invece quello che è successo è che sostanzialmente i sondaggi hanno sbagliato, soprattutto sulla Camera, e poi per la prima volta credo che non ci sia stato un referendum solo sul presidente in carica ma anche sull'ex presidente, nel senso che Donald Trump era talmente presente nei suoi uomini e nelle sue donne ma anche nei discorsi dei dem, che alla fine una parte degli elettori democratici si è mobilitato per allontanare il suo spettro. Siamo ancora nell'onda lunga delle elezioni del 2020".

Quali sono stati secondo lei i motivi di questa mobilitazione?

"Quest'anno ci avviciniamo ad una partecipazione al voto del 50%, una percentuale alta per gli standard americani, pare soprattutto grazie al voto dei giovani e delle donne secondo gli exit poll. Molti, infatti, parlano non solo di mobilitazione contro Trump ma anche sul tema divisivo della a questione dei diritti relativi all'aborto dopo la sentenza della corte suprema di giugno scorso.

Ci sono poi anche questioni economiche: se vediamo i discorsi fatti da Biden durante la campagna elettorale, la maggior parte riguardano l'economia e la spesa pubblica sottolineando il fatto che in caso di vittoria dei repubblicani potrebbero esserci minori investimenti nella Sanità. Questa cosa ha funzionato, oltre alla dicotomia con Trump. Ricordiamo che a fine agosto Biden lo aveva definito "semi-fascist". L'ultimo elemento è che alcuni candidati sostenuti da Trump erano troppo impreparati ed estremisti per essere votati, fanno paura ai moderati e galvanizzano i democratici contro di loro".

È un po' quello che è successo in Pennsylvania dove Oz è stato sconfitto da Fetterman

"Fino a non molto tempo fa Fetterman in realtà era in vantaggio, ma la cosa interessante della Pennsylvania, uno degli stati in bilico che sono diventati fondamentali per le presidenziali, è stata la capacità dei democratici di individuare il giusto candidato, andando a consolidare un trend in atto da tempo. Fetterman va bene perché parla di temi sociali che riguardano le minoranze ma si rivolge anche al resto della popolazione, in particolare alla classe media bianca arrabbiata. È evidente invece che i candidati di Trump non hanno funzionato".

A quali stati dovremmo guardare nei prossimi giorni per avere un'idea più chiara dei risultati delle elezioni di Midterm?

"Sicuramente Arizona, Nevada e Georgia, dove ci sarà il ballottaggio. I sondaggi dicevano che nei primi si andava verso un 50 e 50. I dem sono comunque favoriti dal fatto tecnico: il Senato si rinnova ogni 2 anni solo del 30%, e quest'anno i democratici avevano meno seggi da perdere. Se tengono, è un buon metà mandato per Biden, una non vittoria molto soddisfacente soprattutto in vista delle presidenziali del 2024.

Per quanto riguarda le dinamiche interne al partito di Biden, è interessante osservare cosa è successo nello stato di New York, dove hanno perso dei seggi che non si aspettavano di perdere e c'è una polemica forte tra l'ala di Ocasio-Cortez e il partito main stream. Ad ogni modo, se alla Camera i Repubblicani si trovano con una maggioranza risicata ci sarà bel conflitto per loro perché si aprirà la questione del rapporto tra repubblicani che sono sì conservatori ma non trumpiani e l'ala trumpiana. Non sarà facile da gestire".

Quanto questi risultati possono influenzare la decisione di Trump di ricandidarsi alle elezioni 2024? Ricandidatura che dovrebbe annunciare il 15 novembre….

"Tutti dobbiamo ricordare che la prima cosa a cui pensa Trump sono i suoi interessi. Ha una serie di inchieste aperte molto importanti e se non riuscisse ad avere il sostegno politico che ha avuto finora è facile che inciampi. Lui sta facendo una battaglia per la vita, sia quella politica che quella economico-finanziaria. Combatterà come un leone per riuscire a sopravvivere, a meno che qualcuno non gli offra una via d'uscita comoda.

Non sappiamo cosa dirà il 15, alcuni gli stanno suggerendo almeno di aspettare i risultati del ballottaggio in Georgia per fare qualsiasi tipo di annuncio. Sta di fatto che è un momento complicato per il partito. È interessante anche la velocità con cui l'ex tycoon è stato scaricato, anche da media di Murdoch. Era un corpo estraneo alla politica ed ora il sistema politico sta cercando di nuovo di espellerlo".

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