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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Perché le colonie israeliane in Cisgiordania sono il più grande ostacolo per la nascita di uno stato palestinese

Non siamo mai stati così vicini all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele come in queste settimane. Il ministro Bezalel Smotrich ha spiegato che le misure approvate renderanno ancora più semplice per i coloni israeliani occupare la terra palestinese. Cosa sta succedendo.
A cura di Giuseppe Acconcia
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Non siamo mai stati così vicini all’annessione della Cisgiordania da parte di Israele come in queste settimane. Nonostante le dichiarazioni contrarie a questa eventualità da parte dello stesso Donald Trump, impegnato a chiudere il cerchio del famigerato Board of Peace, che non include nessun rappresentante palestinese, think tank internazionali hanno condannato le nuove decisioni del governo israeliano in merito allo status delle colonie come un’occupazione de facto della Cisgiordania.

Le misure israeliane

Il ministro delle Finanze di estrema destra, Bezalel Smotrich, ha spiegato che le misure approvate renderanno ancora più semplice per i coloni israeliani occupare la terra palestinese. “Continueremo a uccidere l’idea di uno stato palestinese”, ha confermato. Tutte le colonie sono illegali secondo il diritto internazionale. Nonostante questo, le nuove misure puntano ad accrescere il controllo israeliano sul territorio nella cosiddetta Area C in Cisgiordania, in termini di proprietà, pianificazione e licenze. Per le Nazioni Unite, gli insediamenti in Cisgiordania sono aumentati più velocemente che mai lo scorso anno. Con i nuovi regolamenti, leggi decennali sul divieto di vendita diretta agli israeliani della terra palestinese in Cisgiordania saranno cancellate. Fino a questo momento i coloni potevano acquistare casa solo tramite intermediari presenti in un registro ben definito nei territori occupati da Israele. D’ora in poi non sarà più così. I ministri israeliani hanno presentato i cambiamenti come “un passo che accrescerà la trasparenza” definendoli come una correzione alle “distorsioni razziste” che hanno aumentato le discriminazioni contro “ebrei, americani e non arabi” in tema di proprietà.

Le reazioni palestinesi

I palestinesi hanno denunciato che i cambiamenti normativi determineranno ulteriori pressioni sugli individui per procedere alla vendita dei loro beni. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, ha definito le misure “pericolose” e un “chiaro tentativo di legalizzare l’espansione delle colonie, con la confisca della terra e la demolizione delle proprietà palestinesi”. E così Abbas ha chiesto al Consiglio di Sicurezza Onu e agli Stati Uniti di intervenire immediatamente. Per l’ong israeliana Peace Now, la decisione rischia di imporre un’annessione de facto della Cisgiordania. Anche il governo inglese ha “fortemente condannato” l’iniziativa e ha chiesto di cancellarla definendola un “tentativo unilaterale di alterare la geografia e la demografia completamente inaccettabile e contrario al diritto internazionale”.
Simili reazioni sono arrivate dai ministri degli Esteri di molti paesi arabi, inclusi Egitto, Giordania e Arabia Saudita che hanno definito le iniziative come “continue politiche espansionistiche e delle misure illegali israeliane volte a occupare la Cisgiordania”.

Una continua espansione delle colonie

Lo scorso dicembre, il governo israeliano ha approvato la costruzione di ulteriori 19 insediamenti. Israele si sta anche preparando a iniziare la costruzione di un nuovo controverso insediamento vicino Gerusalemme, noto come E1, che aggraverà l’assenza di continuità tra il Nord e il Sud della Cisgiordania. Secondo l’Onu, circa 37mila palestinesi sono stati deportati solo nel 2025 per la costruzione di nuovi insediamenti. Come se non bastasse, Israele ha approvato la più grande appropriazione di 12,7 km di quadrati di terra palestinese dopo gli accordi di Oslo del 1993 in seguito agli attacchi del 7 ottobre 2023 nella Valle del Giordano. Non solo, Smotrich ha riferito del trasferimento delle licenze per costruire in importanti siti religiosi nella città di Hebron esclusivamente alle autorità israeliane che avranno anche poteri di controllo in materie archeologiche e ambientali in aree storicamente amministrate dall’Autorità nazionale palestinese.

Cosa sono le colonie israeliane illegali?

Le colonie israeliane sono comunità civili, abitate da cittadini israeliani. Si trovano sulla terra occupata da Israele nella guerra dei 6 giorni nel 1967, in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza. Oltre 700mila coloni israeliani, circa il 10% della popolazione israeliana, vivono nei territori occupati della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, in oltre 150 colonie e 128 avamposti. Migliaia tra loro sono città israeliane mentre altri sono insediamenti informali non autorizzati. Le colonie hanno un impatto significativo sulla vita dei palestinesi. Con le prime migrazioni sioniste alla fine dell’800, gli ebrei in Palestina sono passati da 24mila nel 1882 a 600mila nel 1948, anno della fondazione dello stato di Israele. Gran parte di loro vivevano in nuovi insediamenti agricoli.

Dopo il piano di partizione della Palestina che ha diviso la Palestina in uno stato arabo e uno ebraico e la prima guerra arabo-israeliana, 750mila palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro terre con la forza (Nakba). I primi insediamenti israeliani, come Kfar Etzion, fondato nel 1927 in Cisgiordania, sono stati attaccati dagli eserciti arabi e spopolati. Dopo la guerra del 1967, questo è stato il primo insediamento a essere ricostituito da parte dell’esercito israeliano, nonostante sia stato dichiarato illegale secondo la Quarta Convenzione di Ginevra. Ora vivono lì 1300 coloni israeliani.

Gli insediamenti dopo il 1967

Una nuova serie di insediamenti è stata costruita in Cisgiordania dopo la guerra del 1967. Sei sono stati costruiti in un anno nelle Alture del Golan in Siria, sei anni dopo nel 1973, Israele aveva già costruito 17 colonie in Cisgiordania e 7 a Gaza. Nel 1977, 11mila israeliani vivevano negli insediamenti in Cisgiordania, Gaza, nelle Alture del Golan e nel Sinai. Negli anni Settanta e Ottanta, la costruzione di insediamenti è andata accelerando. Non solo, il governo di Tel Aviv ha fornito incentivi, sussidi per la costruzione di case e infrastrutture con lo scopo di incoraggiare gli israeliani a trasferirsi nelle colonie. Con la firma degli accordi di Oslo nel 1993, 110mila coloni israeliani vivevano in Cisgiordania in 128
insediamenti, e 140mila a Gerusalemme Est in 12 insediamenti. Nel 1993, la Cisgiordania è stata divisa nelle aree A, B e C, mentre Israele aveva accettato di cessare la costruzione di colonie nei territori occupati. Nonostante questo, l’estensione delle colonie è andata avanti inesorabilmente. Nel 1994 la più grande colonia, Modi’in Illit, con 83mila coloni, principalmente ultraortodossi, è stata costruita in Cisgiordania. Modi’in Illit ha il suo sindaco, le sue scuole e i suoi ospedali. Ha ottenuto lo status legale nel 2018 nonostante le opposizioni di varie ong.

Gli “squat” israeliani

Dopo il 1993, varie enclave non autorizzate sono state costruite dai coloni nei territori occupati. Questi avamposti sono spesso composti da case mobili, caravan. Altri sono più strutturati e hanno strade e sinagoghe. Le autorità israeliane sono state coinvolte nella costruzione di questi insediamenti. E sono spesso protetti dall’esercito israeliano. Nel 2012, 10 avamposti sono stati legalizzati. Negli avamposti più estesi vivono oltre 400 persone. Tra ottobre 2023 e gennaio 2024, i coloni in Cisgiordania hanno costruito 15 avamposti e 18 strade. Dopo gli accordi di Oslo, gli insediamenti israeliani coprono il 42% della Cisgiordania e il 35% di Gerusalemme Est.

Gli effetti sulla vita dei palestinesi

Gli insediamenti in Cisgiordania rendono necessaria la costruzione di infrastrutture di connessione: strade che collegano le colonie con Israele, e le colonie tra loro, così come sistemi idrici e fognature. E così Israele ha costruito un sistema viario che bypassa le strade palestinesi, isolando i villaggi e le città palestinesi, bloccando il loro sviluppo e rendendo molto complicata la mobilità dei residenti. In Cisgiordania almeno 700 strade, inclusi 140 checkpoint, dirigono il traffico palestinese su arterie secondarie per dare la priorità ai coloni. Come se non bastasse, il muro di separazione israeliano che attraversa la Cisgiordania, senza rispettare i confini riconosciuti nel 1967, restringe il movimento di oltre 3milioni di palestinesi. Per esempio, i contadini possono accedere alle loro terre, vicino agli insediamenti, solo due volte l’anno, con l’approvazione israeliana.

I coloni israeliani espropriano e demoliscono le proprietà dei palestinesi regolarmente, come descritto nel documentario che ha vinto il premio Oscar “No other land” che parla della comunità di Masafer Yatta, continuamente minacciata dai coloni israeliani. Solo lo scorso lunedì il regista del documentario, Hamdan Ballal, ha denunciato che la sua famiglia è stata attaccata dai coloni israeliani.

Una crescita esponenziale

Secondo i coloni israeliani, i palestinesi non hanno permessi per costruire. Con questi pretesti e permessi quasi impossibili da ottenere, migliaia di palestinesi hanno visto le loro case demolite. Nel 2023, 4mila palestinesi sono stati sfollati all’interno della Cisgiordania, a causa delle politiche implementate dalle autorità israeliane o per le violenze dei coloni. Centinaia di case dei palestinesi, scuole, strutture agricole e altri edifici che provvedono agli aiuti umanitari sono stati distrutti o sequestrati, rendendo impossibile la vita e l’accesso alle risorse idriche, spesso rese inutilizzabili dai coloni, per i palestinesi. Le conseguenze più dure hanno riguardato le comunità rurali palestinesi, vulnerabili e nella continua necessità di aiuto umanitario.

Dal 1993 a oggi, la popolazione israeliana nelle colonie ha raggiunto le 250mila unità. Secondo le proiezioni, nel 2046, i coloni potrebbero superare il milione. Con l’aumento delle colonie crescono gli attacchi contro i palestinesi con un quarto della popolazione palestinese in Cisgiordania e Gerusalemme Est sfollata a causa di raid violenti di coloni, mentre l’esercito israeliano non interviene o agisce proteggendo le violenze dei coloni.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, a Gaza e nelle Alture del Golan chiariscono come i palestinesi vivano in uno stato di apartheid rispetto ai coloni israeliani. Non solo, il continuo incremento delle colonie e le nuove misure in via di approvazione da parte delle autorità israeliane, con la protezione degli Stati Uniti di Trump, rendono impossibile la creazione di uno stato palestinese la cui terra risulta sempre più frammentata, resa fragile, permanentemente occupata e violata nelle sue risorse fondamentali.

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Giuseppe Acconcia è giornalista professionista e docente. Insegna Stato e Società in Nord Africa e Medio Oriente all’Università di Milano e Geopolitica del Medio Oriente all’Università di Padova. Dottore di ricerca in Scienze politiche all’Università di Londra (Goldsmiths), è autore tra gli altri de “Taccuino arabo” (Bordeaux, 2022), “Le primavere arabe” (Routledge, 2022), Migrazioni nel Mediterraneo (FrancoAngeli, 2019), Il grande Iran (Padova University Press, 2018).
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