Nonostante la campagna vaccinale anti covid stia procedendo in maniera molto spedita, il Cile sta affrontando un nuovo incremento dei contagi da coronavirus, al contrario di qualsiasi altro Paese in cui le vaccinazioni sono in fase avanzata. Un meccanismo che sta impensierendo la comunità scientifica locale e lo stesso governo che si interroga ora sui possibili sbagli nel piano anti pandemia. Alla base di questa situazione infatti non ci sarebbero solo le nuove varianti covid più contagiose ma anche un allentamento troppo repentino delle precedenti restrizioni covid che rischiano ora di vanificare la stessa campagna vaccinale. Per molti esperti infatti proprio la campagna di vaccinazione rapida ed efficiente del paese sudamericano, che ha portato più di un terzo della popolazione cilena a ricevere almeno la prima dose di un vaccino Covid-19, ha scatenato nei cileni un falso senso di sicurezza e il pensiero che ormai il peggio fosse alle spalle. Questo, insieme alla necessità di ripartire quanto prima per dare una spinta all’economia mesa in ginocchio da pandemia e blocchi covid, ha portato a riaperture repentine che hanno avuto come conseguenze una nuova risalita dei contagi da coronavirus.

Picco di casi  nonostante un terzo di vaccinati covid

Un nuovo picco di casi che ha portato in poco tempo alla risalita anche della curva dei ricoveri e al collasso delle strutture sanitarie visto che le terapie intensive sono ormami sature. La scorsa settimana il Cile ha registrato il nuovo record di 7.626 nuovi casi di coronavirus in un solo giorno, e il ritmo delle nuove infezioni è raddoppiato nell'ultimo mese mentre alcuni gradi ospedali hanno registrato un picco di decessi che non si vedeva da mesi. Una situazione allarmante riconosciuta dallo stesso Presidente Sebastián Piñera che ha chiesto al Parlamento di ritardare di sei settimane le prossime elezioni, precedentemente fissate per aprile, sostenendo che lo stato attuale della pandemia non era favorevole a tenere un voto che fosse "democratico, inclusivo e sicuro".

"Il Governo cileno ha aperto tropo in fretta"

"Nessuno mette in dubbio che la campagna di vaccinazione sia stata un successo ma ha trasmesso un falso senso di sicurezza alle persone” ha spiegato al New York times la dottoressa Francisca Crispi, presidente regionale dell'associazione medica cilena, secondo la quale il governo si è mosso troppo rapidamente quando ha riaperto i suoi confini a novembre e ha allentato le restrizioni e creato ad esempio un sistema di permessi per consentire ai cileni di andare in vacanza. Il Cile ha permesso la riapertura di palestre, chiese, centri commerciali, ristoranti e casinò, poi il via libera alle vacanze.

Il governo conta sull'effetto dei vaccini anti covid

“Non c'era controllo o tracciabilità delle persone che sono arrivate nel paese e molte persone sono andate anche all'estero in vacanza" ha spiegato Crispi, aggiungendo: “Ciò ha portato il virus a diffondersi in tutto il paese quando in precedenza era stato in gran parte contenuto in alcune aree principali". Il ministro cileno della Salute Enrique Paris ha difeso il sistema dei permessi per le vacanze ma ha riconosciuto che il governo avrebbe dovuto fare di più nel comunicare i pericoli che ancora incombono sul Paese. Il governo conta ora sempre di più sull'effetto dei vaccini con l’obiettivo di riuscire ad arrivare all’immunità di gregge prima che la situazione degli ospedali degeneri ulteriormente.