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Per la Corte Suprema dell’Alabama gli embrioni congelati sono esseri umani

Secondo la Corte Suprema dell’Alabama, negli Usa, gli embrioni congelati sono esseri umani. La definizione è contenuta in una sentenza shock relativa a una causa intentata da un gruppo di 3 tre famiglie che voleva procedere con la fecondazione in vitro.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Gli embrioni congelati, secondo la Corte Suprema dell'Alabama, sono bambini a tutti gli effetti. È riportato in una sentenza shock emessa nell'ambito di due cause legali per omicidio colposo intentate da tre gruppi di genitori. Le coppie avevano infatti scelto la fecondazione in vitro, ma un paziente dell'ospedale Mobile era entrato nella clinica e aveva lasciato cadere gli embrioni congelati e conservai in vitro, distruggendoli. Per il tribunale, gli embrioni in vitro crioconservati coinvolti nel caso non rientravano nella definizione di persona o bambino, ma la Corte Suprema ha ribaltato il parere in una sentenza che potrebbe diventare un'arma contro le donne.

Questa è infatti la prima volta che un tribunale statunitense riconosce diritti e tutele agli embrioni entro le prime otto settimane. Per il gruppo di difesa legale Pregnancy Justice, si tratta di una "marcia verso il radicamento dell'ideologia della personalità fetale", che potrebbe poi essere utilizzata per "controllare le decisioni delle donne sui loro corpi".

La sentenza della Corte Suprema potrebbe avere un grande impatto anche dal punto di vista economico: una maggiore responsabilità di coloro che si occupano degli embrioni congelati porterebbe a maggiori costi e una minore accessibilità della pratica.

La Corte dell'Alabama ha sostenuto nella sentenza che la norma vada applicata non solo agli embrioni, ma "a tutti i bambini, nati e non nati, senza limitazioni". "Il popolo dell'Alabama ha dichiarato che la politica di questo Stato è che la vita umana non ancora nata è sacra – ha affermato il giudice Tom Parker -. Crediamo che ogni essere umano sia, fin dal concepimento, a immagine di Dio, da lui creato per rifletterne la somiglianza". La Corte ha sostenuto di dover applicare la regola a tutte le vite e di non avere il compito di "definire una nuova limitazione basata visione personale di ciò che è o non è saggio per l'ordine pubblico".

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