Pasqua di sangue a Beirut, Israele bombarda palazzina a Jnah: “Civili uccisi senza preavviso”

Su un tappeto viene portato via un corpo, decine di persone scappano correndo, sono circa le 14:00 e nel quartiere di Jnah, nel sud-ovest di Beirut, Israele ha bombardato una serie di palazzine uccidendo diversi civili senza nessun preavviso.
È il giorno di Pasqua, siamo nella Chiesa di Nostra Signora di Hadat, nei sobborghi sud della capitale libanese e il suono delle campane è rotto continuamente da quello degli aerei da guerra israeliani.
La messa è da poco iniziata, sono le 11:30 e i cristiani della zona si accalcano fino a fuori la chiesa. Si prega mentre nei cellulari della maggior parte dei presenti arriva un alert dell’esercito israeliano. Avvisa che a breve bombarderanno un edificio nella zona di Al-Ghobeiry, controllata dal partito-milizia Hezbollah, a pochi minuti di macchina da qui.
La messa non fa in tempo a terminare che Israele dà inizio al primo bombardamento, dopo a un altro e poi un altro ancora: cinque in tutto in meno di due ore. Quello di Jnah è il quinto e non è preceduto da nessun ordine di evacuazione. Proviamo a recarci sul posto ma ci avvisano che è vietato riprendere. Sono almeno otto i bombardamenti effettuati da Israele nella capitale Libanese fino al pomeriggio di oggi.
Ieri notte Hezbollah ha lanciato un missile da crociera contro una nave da guerra israeliana al largo del Libano, affermando che si stava preparando ad attaccare il territorio libanese. Israele oggi ha intensificato i suoi attacchi sulla capitale oltre che nel sud del paese, che in poco più di un mese hanno causato oltre 1400 morti di cui 126 bambini, 93 donne, 54 operatori sanitari e 5 giornalisti.
Come già a Gaza e in Cisgiordania, anche in Libano l’esercito israeliano intensifica i suoi attacchi durante i giorni delle festività non ebraiche.
Oggi ci sarebbe dovuto essere un convoglio umanitario e pastorale organizzato dal Nunzio Apostolico in Libano, dal contingente francese della missione UNIFIL e diverse organizzazioni cattoliche come Caritas Libano e l'Œuvre d’Orient. Il convoglio avrebbe dovuto permettere l'approvvigionamento di oltre 40 tonnellate di medicinali e generi di prima necessità agli abitanti di Debl, una cittadina a maggioranza cristiana nell’estremo sud, completamente isolata dal resto del paese da quando anche alcune unità dell’esercito libanese si sono ritirate dall’area. Il convoglio è stato annullato ieri notte per motivi di sicurezza, il che costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario, e testimonia come la situazione nel sud del Libano stia peggiorando rapidamente.
“Non lascerò mai la mia casa”, dice Joseph, 75 anni, presente alla messa di Hadat, “oggi è Pasqua e voglio celebrare con la mia famiglia. Dal 1975 viviamo qui e ci siamo abituati a vivere dentro una guerra dopo l’altra”. Poi arriva la moglie, le bacia la guancia, la prende per mano e torna a casa. Qui, alle spalle dei sobborghi dove opera Hezbollah, torna una breve parentesi di quiete ma a Beirut la rinascita, oggi, si mischia alla morte.