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“Netanyahu crea aspettative irrealistiche, regime in Iran non cadrà con attacchi aerei”: parla l’esperto israeliano

Ehud Eilam, esperto di sicurezza israeliana, analizza l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, la capacità di difesa iraniana e le possibili escalation nei prossimi giorni. L’intervista di Fanpage.it.
Intervista a Ehud Eilam
Ex ufficiale israeliano e già funzionario del ministero della Difesa
A cura di Riccardo Amati
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"Non si può far cadere un regime solo con la forza aerea". Così Ehud Eilam riassume i limiti dell’offensiva congiunta lanciata nella notte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, mentre Teheran risponde con missili e droni contro Israele e le basi americane nel Golfo. Washington parla di "azione preventiva". Tel Aviv di necessità. Teheran promette una ritorsione schiacciante.

Eilam, ex ufficiale israeliano e già funzionario del ministero della Difesa, è  un esperto della sicurezza nazionale del suo Paese. Il suo ultimo libro, Israel’s New Wars (Peter Lang, 2024), analizza l’era delle guerre limitate. Fanpage.it lo ha lo ha intervistato mentre gli eventi erano ancora in corso.

Quali sono gli obiettivi militari dal punto di vista israeliano?

Israele e Stati Uniti hanno strategie simili, ma non identiche. Israele vorrebbe vedere il regime cadere. Anche gli Stati Uniti, in teoria. Ma non credo pensino davvero di poterlo rovesciare direttamente.

Non è l’Iraq del 2003. Allora gli Stati Uniti avevano circa 170mila soldati nell’area. Oggi non ci sono truppe di terra. Senza forze sul terreno non si rovescia un regime. La sola potenza aerea non basta.

Quali sono i bersagli operativi, leadership, difese aeree, missili, siti nucleari?

Prendiamo la decapitazione della leadership. Si può tentare di colpire figure di vertice. Ma il regime iraniano non è un solo uomo. Si basa su un’élite di migliaia di persone. Si sostengono a vicenda perché sanno che, se uno cade da solo, cadono tutti.

Nel giugno 2025 sono stati eliminati dirigenti importanti. Il sistema ha retto. C’è sempre qualcuno pronto a sostituire chi viene colpito. Anche colpendo i vertici, non si provoca necessariamente il collasso.

Quanto è in grado Israele di distruggere le difese aeree iraniane, vista la distanza?

La distanza conta. Parliamo di circa mille miglia. Israele ha già effettuato attacchi a lungo raggio nel 2025, ma l’Iran ha imparato. Alcuni asset sono stati spostati più a est. Questo aumenta ulteriormente i chilometri. Di parecchio.

Israele può arrivarci, ma diventa più complesso. Gli aerei devono rifornirsi in volo. Più il bersaglio è lontano, più carburante serve solo per arrivare e tornare. Questo limita carico e flessibilità.

Qual è il ruolo degli Stati Uniti in questa operazione?

È chiaro che è stata pianificata in anticipo. I militari USA hanno presentato diverse opzioni al presidente. Alcune avrebbero potuto proporre una campagna più ampia. Ma non credo che l’amministrazione voglia una guerra lunga, soprattutto per l’impatto sui prezzi del petrolio e sull’economia globale.

Gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza nella regione, portaerei incluse. Ma non è il 2003. Allora c’erano cinque gruppi portaerei. Oggi sono meno. Non ci sono bombardieri pesanti dispiegati stabilmente in Medio Oriente. Questo pesa se si vogliono attacchi massicci e prolungati.

Quanto sono centrali le capacità americane – intelligence, guerra elettronica, bombe penetranti – soprattutto contro i siti nucleari?

Possono colpire gli impianti nucleari noti. Possono danneggiarli o distruggerli. Ma ci sono limiti.

L’Iran è un Paese grande, con montagne e spazio per nascondere materiali. Parte dell’uranio può essere spostata. Alcuni componenti possono essere occultati in siti piccoli e difficili da individuare. Anche con bombe penetranti e buona intelligence, è difficile essere certi di aver distrutto tutto.

Anche l’intelligence ha limiti. Israele ha utilizzato molte risorse nel 2025. Poi bisogna ricostruire fonti e informazioni, e questo richiede tempo. Gli Stati Uniti non possono concentrarsi solo sull’Iran: hanno impegni globali.

Come valuta la ritorsione iraniana e la capacità di difesa israeliana?

L’Iran è migliorato. Gli attacchi sembrano più coordinati e sofisticati rispetto al passato. Ma Israele dispone di una difesa aerea multilivello e gli Stati Uniti stanno aiutando.

Intercettare missili balistici è costoso. Gli intercettori avanzati possono costare milioni ciascuno. Le scorte non sono infinite. Se si lancia un numero sufficiente di missili insieme, alcuni possono passare. Ma al momento l’Iran non sembra in grado di saturare completamente il sistema.

Perché adesso, mentre i negoziati erano in corso?

C’erano colloqui, ma le distanze tra le parti restavano ampie. L’amministrazione aveva fissato scadenze. Al Congresso si parlava di un possibile dibattito sull’uso della forza.

Dal punto di vista militare serviva tempo per posizionare gli asset. Una volta arrivate le portaerei, la probabilità di un’azione è aumentata. Non esiste un momento perfetto. Ci sono sempre ragioni per aspettare. Ma la percezione era che aspettare non avrebbe migliorato la posizione strategica.

Quali scenari di escalation vede nei prossimi giorni o settimane?

Posso sbagliarmi, ma non vedo una guerra lunga. Nessuna delle parti la vuole.

L’Iran vuole dimostrare di poter assorbire e colpire. Stati Uniti e Israele vogliono dimostrare di poter attaccare in modo efficace. Ognuno può dichiarare successo dopo scambi limitati.

Potrebbero esserci altri attacchi nei prossimi giorni. Ma non mi aspetto un’invasione terrestre. È possibile un’escalation graduale. Una guerra regionale prolungata non conviene a nessuno.

Da israeliano, cosa prova?

Da un lato speravo che non accadesse. Dall’altro, una volta iniziato l’attacco, avrei voluto che fosse risolutivo. Non lo sarà.

In Israele c’è tensione. Le famiglie entrano ed escono dai rifugi. Preparano scorte di cibo. Sono abituate, ma non è facile. Molti sperano che questo sia l’ultimo round. Ma la probabilità che il regime iraniano adesso crolli è parecchio bassa.

La sua principale critica al governo israeliano, dal punto di vista esclusivamente militare e relativo a questa azione contro l’Iran?

Non deve creare aspettative irrealistiche. Non deve promettere che le capacità iraniane saranno completamente distrutte o che il cambio di regime sia imminente.

Dovrebbe, se proprio vuole attaccare, mantenere obiettivi limitati. Chiudere questa fase il prima possibile. Non c'è nulla da guadagnare con un’escalation. Nel lungo periodo, un vero cambiamento in Iran può venire solo dall’interno.

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