Minoo Mirshahvalad a Fanpage: “Ora gli iraniani si sentono traditi da Stati Uniti e Israele”

“Il sedicente sostegno di Stati Uniti e Israele ai movimenti antiregime va avanti da decenni, sin dalla Rivoluzione”, ci spiega Minoo Mirshahvalad, sociologa iraniana dell’Università di Copenaghen. “È stato mostrato tramite le decine di emittenti in lingua persiana, lanciate dagli Stati Uniti e Israele. Iran International è quella con più visibilità”. “L’esercito israeliano (Idf) ha lanciato canali Telegram in lingua persiana per trasmettere messaggi alla popolazione iraniana. Lo stesso si può dire per il sostegno accordato al cosiddetto erede al trono dei Pahlavi tramite Israele e Stati Uniti. Non lo considero un supporto ma più un abuso della voce dell’opposizione per motivi politici, per distruggere l’Iran anziché aiutarne la democratizzazione”, ha spiegato la studiosa.
Perché gli iraniani della diaspora continuano a sostenere la necessità di questa guerra che sta distruggendo il paese?
Questo uso massiccio dei media ha avuto un effetto importante nel formare l’opinione pubblica iraniana. La popolazione iraniana è stata ingannata. C’è stata repressione in Iran. E così le emittenti pubbliche non erano più la voce della popolazione iraniana. Gli iraniani si sono sempre più rivolti a queste emittenti lanciate da Israele e Stati Uniti. Ci sono stati abusi di questo sostegno, per esempio presentando l’attacco come una liberazione della popolazione iraniana. Il Guardian ha intervistato in questi giorni gli iraniani nel paese che hanno manifestato la loro delusione per gli attacchi che hanno distrutto le infrastrutture del paese. Hanno capito che sono stati ingannati.
La guerra scoppiata il 28 febbraio scorso sta rafforzando il sostegno per il regime iraniano?
Sì e no, è una domanda a cui non si può rispondere con certezza assoluta. Da una parte, la popolazione è stata delusa da questa operazione degli Usa che non è stata chirurgica, come promettevano questi media criminali agli iraniani, ma ha distrutto la popolazione civile inerme. Il risultato è la sensazione che è meglio mantenere questo stato piuttosto che subire questi attacchi che indiscriminatamente distruggono i civili in Iran.
La strategia dei pasdaran di seminare il caos nella regione sta funzionando?
Il caos proviene dalle forze imperialiste, in particolare da Israele che nel 2025 è stato il paese che ha attaccato più paesi nel mondo: il Libano, la Siria, il Qatar, l’Iran, lo Yemen, la Palestina, ecc. La lista è lunga. I pasdaran e le altre milizie hanno come scopo una resistenza contro queste aggressioni e la prepotenza israeliana.
I militari iraniani hanno accresciuto il loro potere in questa fase a detrimento dell'élite religiosa?
Sì, anche perché Mojtaba Khamenei non era un ayatollah, il sistema costruito da Khomeini voleva avere a capo dello stato un marja e-taqlid, un punto di riferimento religioso in materia di legge. Invece Mojtaba Khamenei è una figura che aveva buoni rapporti con i pasdaran, fu il loro candidato. Anche se la sua nomina non è un atto incostituzionale, fa emergere domande su come una persona che a livello religioso non ha raggiunto un rango alto, come riesca a essere il capo dello stato, solo perché è sostenuto dai pasdaran. Ora le figure clericali sono sottomesse a questo potere militare.
Perché assistiamo a una demonizzazione sempre più marcata non solo delle autorità ma degli iraniani in generale da parte di Trump e di Netanyahu?
Questa non è una tradizione nuova. C’è stata sempre, anche dalle epoche antiche, i greci chiamavano i persiani barbari. La demonizzazione non riguarda la popolazione, Trump e Netanyahu hanno puntato il dito contro il regime.
In Iran ci sono attivisti che sono sia contro la Repubblica islamica sia contro la guerra?
Dopo il massacro a gennaio delle proteste, siamo sotto le bombe, questa miopia di Trump e Netanyahu di chiedere alla popolazione di scendere per strada sotto le bombe è una cosa assurda, nessuno lo farebbe. La popolazione iraniana non osa più uscire di casa per fare manifestazioni contro lo stato. Queste posizioni antiguerra non sono un fenomeno di oggi, due giorni prima dell’attacco di Israele e Iran c’è stato un manifesto di 353 attivisti intellettuali iraniani contro la guerra. C’era in Iran qualcuno di più sveglio rispetto a chi ha sostenuto la guerra.