Immagini di repertorio
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Ore 20 – Sale ancora il bilancio. Sono 36 le vittime, tra cui almeno 3 bambini, del naufragio. Recuperati i corpi in due diverse località della costa egea, Ayvalik e Dikili.

Ore 17.00 – Sono 34 – ma il numero è ancora provvisorio – i migranti morti a largo della costa tra Grecia e Turchia. tra loro confermata la presenza dei cadaveri di tre bambini.

UPDATE ore 13 – Sale a 21 il numero delle vittime del naufragio a largo della costa turca: tra i morti, 3 sono bambini. Le autorità hanno reso noto che 11 sono stati trovati sulla spiaggia di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia, mentre altri dieci erano sulla costa del distretto di Dikili.

Nuova tragedia tra Turchia e Grecia, in quel tratto di Mar Egeo in cui nell'ultimo anno hanno perso la vita centinaia di migranti. Nove persone sono morte la scorsa notte mentre tentavano di raggiungere la costa ellenica a bordo di una vecchia imbarcazione che si è rovesciata ed è affondata. A bordo anche diversi bambini i cui corpi, insieme a quelli delle altre vittime, sono stati riportati indietro dalla corrente e travati sulla spiaggia  di un complesso residenziale nel distretto ai Ayvalik, nel nord-ovest della Turchia.

La barca su cui viaggiavano i migranti era partita da Smirne con a bordo almeno 22 persone e si è capovolta in mare a causa delle pessime condizioni meteo: secondo i media turchi il bilancio dei morti è ancora provvisorio e potrebbe facilmente aumentare, dal momento che finora solo otto persone sono state tratte in salvo dalla Guardia Costiera. Le autorità sono alla ricerca dei dispersi sia in mare aperto che lungo la costa.

Quella tra Grecia e Turchia non è che l'ennesima tragedia che coinvolge profughi nel braccio di mare che separa i due paesi. Secondo la Fondazione Migrantes, infatti, nel 2015 i morti sono più che raddoppiati rispetto al 2014 e passando da 1.600 a 3.200, ben 700 dei quali sono bambini. Duro il commento di monsignor Gian Carlo Pelago, direttore di Migrantes: "L'Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L'operazione Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all'operazione italiana Mare Nostrum: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L'Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo".