
Com’era quella storia che Donald Trump era una grande opportunità per l’Italia?
Che avevamo una relazione speciale?
Che eravamo tornati al centro dell’Europa, dell’Occidente e del mondo?
Com'è che aveva detto Giorgia Meloni? Make west great again?
Bene.
Per ora, il presidente più amico di sempre ci ha fatto cinque regali, contati male.
Uno. Dazi sulle esportazioni, a noi che di export ci campiamo. Dazi a cui noi abbiamo risposto chinando il capo e che sono stati bocciati dalla Corte Suprema Americana, non certo da noi che dovremmo essere, in teoria, la controparte.
Due. L’imposizione di nuove spese militari, con la minaccia nemmeno velata di fare strame dell'articolo 5 della Nato. Spese che arricchiranno l'industria militare americana. E che, visto il bilancio, il deficit e la crescita zero che ci ritroviamo, finiranno per essere finanziate tagliando altro, magari la scuola o la sanità.
Tre. Una bella guerra contro l’Iran, Paese di cui siamo storicamente tra i principali partner commerciali.
Quattro. Una bella guerra che ha scatenato una crisi petrolifera in Medio Oriente, cui si è aggiunta la solita mossa speculativa che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi della benzina, che pagheremo più di altri.
Non bastasse (cinque) ci toccherà pure dare una mano alla guerra in Iran, se Trump ce lo chiederà, mettendo a rischio anche la sicurezza del nostro territorio, ed esponendoci al rischio di ritorsioni militari da parte dell’Iran.
Non stiamo estremizzando il concetto. Stiamo mettendo in fila dei fatti. Non c'è azione degli Stati Uniti d'America da gennaio 2025 a oggi – se ve ne viene in mente una, ditecelo – che non abbia arrecato un danno all'Italia, che non abbia acuito le difficoltà della nostra economia, che non abbia peggiorato i nostri saldi di bilancio, che non ci abbia arrecato difficoltà nelle nostre relazioni internazionali. E non c'è "patriota" al governo – se ve ne viene in mente uno, ditecelo – che abbia anche solo speso mezza parola di critica o biasimo – non ci azzardiamo nemmeno a pretendere un No – nei confronti del presidente americano e dei suoi sodali. Facile fare i nazionalisti e fare la faccia dura dicendo "prima gli italiani" coi migranti sui barconi e coi "maranza", no?
Dicevamo: questi, gli Usa di Donald Trump, sono il nostro miglior amico sullo scacchiere internazionale, il nostro alleato di ferro. Figuratevi se fossero nemici.
E questo, quello di Giorgia Meloni, è il governo dei "patrioti", che hanno a cuore l’interesse nazionale prima di ogni cosa. Figuratevi se non lo fosse.