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25 Settembre 2021
08:47

Megan Rohrer, il primo vescovo trans a Fanpage.it: “Non saremo mai sbagliati nell’essere noi stessi”

Si chiama Megan Rohrer ed è il primo vescovo apertamente transgender nella storia della chiesa. Il nuovo vescovo della chiesa luterana d’America guiderà la San Francisco’s Grace Cathedral sovrintendendo a circa 200 congregazioni in una zona che comprende California e Nevada, negli Stati Uniti. In un’intervista rilasciata a Fanpage.it, “bishop Megan” che utilizza il pronome neutro they non identificandosi in un genere ha spiegato l’importanza di raccontare la comunità transgender, delle sfide e delle battaglie che ancora bisogna combattere e soprattutto della fede che deve essere motivo di inclusione.
A cura di Chiara Ammendola
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Vescovo Megan Rohrer
Vescovo Megan Rohrer

L'11 settembre 2021 mentre il mondo ricordava nel giorno del suo ventennale uno dei giorni più drammatici della storia moderna, nella cattedrale di San Francisco in California, negli Stati Uniti, si celebrava una cerimonia che ha segnato di fatto una svolta storica nella chiesa luterana d'America. Megan Rohrer, pastore apertamente transgender è stata insediatə vescovo, diventando di fatto il primo vescovo trans nella storia della chiesa. Elettə a maggio, Megan che ha solo 41 anni dovrà ora guidare la San Francisco's Grace Cathedral in California, uno dei 65 sinodi della chiesa, sovrintendendo a circa 200 congregazioni in una zona che comprende gli stati di California e Nevada. In un'intervista rilasciata a Fanpage.it il nuovo vescovo, che non si identifica in un genere e per questo utilizza il pronome "they", ha raccontato la sua storia, ha parlato di fede e di genere, ma soprattutto ha spiegato l'importanza dell'essere unici nella propria identità: "A Dio non interessa dei nostri errori ma di quello che facciamo per noi e per il prossimo, non saremo mai sbagliati nell'essere noi stessi: questo deve essere chiaro".

Chi è Megan Rorher?
Sono cresciutə nel South Dakota che è praticamente al centro degli Stati Uniti, è una zona in cui ci sono poche persone e tante fattorie. La mia famiglia è sempre stata luterana e quando avevo 20 anni ha deciso di trasferirsi in California, che è un gran bel cambiamento per chi viene dalla campagna. Una volta lì ho terminato i miei studi e subito dopo il college ho iniziato a studiare per diventare pastore: mi sono trasferita a San Francisco e lì ci sono rimastə per circa 12 anni dedicandomi perlopiù ai senzatetto, sono statə in diverse congregazioni come pastore e alla fine non so come sono diventatə vescovo.

Hai sempre saputo di voler intraprendere questo percorso? Voler diventare pastore?
All'età di sei anni ho avuto una sorta di presentimento. Sentivo di avere accanto a me l'appoggio di Dio che mi supportava in qualunque mia scelta. E questa è una cosa che si è rivelata in ogni momento di difficoltà della mia vita, mi ha dato speranza e soprattutto la convinzione di poter fare qualcosa per gli altri: aiutare i senzatetto e le persone in difficoltà prima di ogni altra cosa. So che un vescovo trans per qualcuno può essere "la notizia", e forse può anche creare un po' di confusione, ma anche in questo caso so che Dio è con me e per questo sento di riuscire a fare questo lavoro, come qualunque altra persona.

So che sei sposatə e hai due figli. E sei vescovo: è qualcosa che qui in Italia è abbastanza fuori dal comune, lo sai vero?
Credo che per voi cattolici l'idea di avere una famiglia significhi forse togliere delle energie alla vita che uno dedica al Signore, che è sicuramente un modo di guardare al sacerdozio e lo rispetto. Ma c'è anche un altro modo, che è il mio, ed è basato sull'avere una famiglia e sull'imparare un nuovo tipo di amore. Essere sposati vuol dire imparare tante cose, soprattutto come nella vita si possa cambiare e crescere insieme. E poi ci sono i figli: anche essere genitori può insegnarti un nuovo tipo di amore. Guarda Martin Lutero: pensava di avere tutte le risposte a un certo punto della sua vita, poi ha avuto dei figli e l'essere padre ha cambiato molte cose nel suo modo di comunicare la fede agli altri.

E la tua vita come si incastra con quella da vescovo?
Per fortuna i miei figli adorano la chiesa, amano aiutare gli altri e soprattutto visitare nuovi posti. Ogni domenica andiamo in una chiesa diversa della nostra comunità, ma è pur vero che ora hanno solo 7 e 9 anni. E so per certo che con l'adolescenza le cose cambieranno. Ma posso assicurarti che in questo siamo una famiglia come tante: ci mettiamo in macchina, facciamo lunghi viaggi e quei chilometri insieme possono essere divertenti e stancanti allo stesso tempo.

In un'intervista hai parlato dell'importanza di "abbattere le barriere": cosa significa per te?
Ognuno di noi combatte una battaglia quotidiana in cui si divide tra lavoro, famiglia, i problemi e ora anche una pandemia. Includere Dio in questa battaglia credo che sia un modo sostenibile di vivere la propria vita, perché la fede riesce a inserirsi in quei momenti in cui pensiamo di non farcela. Una cosa che faccio spesso è lasciare post-it alle persone, ci scrivo sopra messaggi semplici che danno a chi li legge speranza e fede: a volte basta poco per ricordare a qualcuno che può farcela, che può arrivare alla fine della settimana. Abbattere le barriere significa vivere la propria vita "ordinaria" con serenità.

Posso dirti che trasmetti tanta energia Megan? Si vede che ami il tuo lavoro. Ma le persone come hanno reagito a questa notizia? 
La mia più grande fan è mia nonna e lei me l'ha sempre detto che un giorno sarei diventatə vescovo. È stata lei ad accompagnarmi a comprare tutti i vestiti nuovi e a prendere le misure. Lei come tante persone mi hanno supportatə dal primo momento.

C'è qualcuno invece che non ha reagito bene a questa notizia?
Devo dire che non ce ne sono tante. Credo sia dovuto al momento storico che stiamo vivendo. Ti spiego: in quanto vescovo la zona di mia competenza è quella della California del Nord che come tutti sanno è stata fortemente colpita dagli incendi questa estate, incendi che non sono del tutto finiti, e poi c'è la pandemia. Abbiamo i bambini che attendono la prima dose di vaccino mentre le scuole riaprono. C'è preoccupazione. La gente ha tanto per la testa. Ci sono funerali ogni giorno. E il risultato è che le persone hanno meno tempo da dedicare a una battaglia diciamo inutile: quella contro le persone trans. Le persone vogliono qualcuno che le guidi, che gli stia accanto dopo che un incendio ha distrutto la loro casa. Che importa quale sia la sua identità di genere? Quindi posso dire che i tempi che stiamo vivendo hanno aiutato a smorzare i toni. Avevo paura dell'ostracismo di qualcuno, ma invece non è stata affatto così.

Mi piacerebbe, da giornalista, che queste non fossero più notizie un giorno, che un vescovo trans sia la normalità. Ma mi rendo conto che non è così e quindi dobbiamo anche raccontare le difficoltà della comunità trans, ad esempio nel trovare un lavoro
Qui negli Stati Uniti c'è tanta discriminazione, in particolare in alcuni Paesi, nei confronti della comunità transgender. E la verità è che molte persone hanno paura di raccontare chi sono realmente, di rendere vera l'unicità della propria identità, dei propri corpi, hanno paura che tutto questo possa rappresentare un ostacolo alla ricerca di un lavoro. Ci sono molte realtà che stanno iniziando solo ora ad accettare le persone appartenenti alla comunità transgender, come quella militare ad esempio, o anche le scuole, c'è molto scetticismo tra gli insegnanti. Ed è per questo che noi dobbiamo raccontare storie di positività, storie di persone transgender che ce l'hanno fatta, che vivono la propria vita: a volte penso che avrei preferito non raccontare tante cose di me, tenere per me la mia vita, ma poi mi rendo conto che è mio dovere farlo perché viviamo in un mondo in cui non tutti possono vivere con dignità, senza che qualcuno li giudichi per le proprie scelte in amore e nella vita. Abbiamo bisogno di storie come la mia forse, affinché l'immaginazione delle persone non si spenga. Dobbiamo fare in modo che quando si parla di persone trans si parli di vescovi, di pastori e qualsiasi altro lavoro si desidera.

Parli mai di tutto questo nei tuoi sermoni?
Certo, fa parte della mia vita e quindi ne parlo, e a volte anche in riferimento alla Bibbia. Forse non tutti sanno che anche nella Bibbia si fa riferimento alla diversità di genere. Gesù ha fatto qualcosa di radicale e la creatività di Dio è molto più variegata di quanto noi pensiamo.

Sono molte le persone trans a non aver avuto esperienze positive con la chiesa, pensi di poter aver un ruolo anche nel far riavvicinare la comunità alla chiesa?
La mia figura spero possa aiutare chi non ha ancora chiaro come far collimare la propria identità con la propria fede. Da persona trans sento di dover fare da ponte in questo senso tra le persone della mia comunità e quelle di fede, e questo non significa prendere una posizione in un senso o in un altro.

E qual è il ruolo della società civile in tutto questo?
Non dobbiamo continuare a chiederci se Dio ci amerà, perché è così e per noi Luterani è una certezza. A Dio non interessa dei nostri errori ma di quello che facciamo per gli altri, non saremo mai sbagliati nell'essere noi stessi: questo deve essere chiaro.

Dobbiamo salutarci e mi dispiace. La tua energia fa bene. Vuoi dirmi qualcos'altro?
Se i capi di tutte le chiese cristiane del mondo capissero che la fede è un caleidoscopio potremmo avere decine di sfumature, e io in questo disegno sono solo l'esempio che la creatività di Dio è molto più grande di quello che pensiamo. La mia speranza è solo quella di avere più colleghi come me un giorno ma intanto mi prendo la soddisfazione essere parte di questo grande cambiamento.

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