Libano: sequestro lampo per quattro giornalisti italiani

Quattro giornalisti italiani e alcuni militari del nostro contingente Onu in missione in Libano sono stati sequestrati ieri per circa un'ora da milizie armate mentre si trovavano nel sud del Paese. Il rilascio è avvenuto poco dopo grazie anche all'intervento delle forze militari libanesi, non prima però che ai malcapitati venissero sequestrati cellulari e macchine fotografiche. I quattro giornalisti sono Mario Rebeschini e Rossella Santosuosso, collaboratori del Resto del Carlino, e i loro colleghi Gianfranco Salvatori e Elisa Murgese, cronista di Radio Popolare. Secondo quanto ricostruito dal portavoce Unifil, Andrea Tenenti, l'episodio è avvenuto nel pomeriggio di ieri nel villaggio di Aita al Shaab, a circa cinque chilometri dal confine con Israele, in area a predominanza Hezbollah, quando il convoglio formato da due mezzi Unifil era di ritorno da una visita presso i luoghi dove si svolgono i riti greco cattolico e cristiano maroniti per ricordare l’Epifania.
Inchiesta per accertare l'accaduto – Mario Rebeschini ha raccontato che i due mezzi Unifil di base a Shama che erano di scorta ai giornalisti sono stati improvvisamente fermati da un gruppo di circa venti persone armate che "senza tanti complimenti" hanno costretto il gruppo, compreso i militari e l’ufficiale di scorta, a scendere dai camion per poi rapinarli "di cellulari, registratori e macchine fotografiche”. La situazione abbastanza critica per la presenza di militari Onu si è sbloccata dopo più di un'ora grazie all'azione diplomatica e all’intervento di una pattuglia delle Forze armate libanesi. "Un episodio che offende il popolo libanese oltre ai soldati e ai giornalisti in missione Unifil” ha commentato il generale Antonio Bettelli, responsabile del settore Ovest della missione. Dello stesso avviso il portavoce Tenenti che ha accusato "si tratta di una violazione della libertà di movimento garantita dalla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu approvata al termine della guerra del 2006 con Israele" per poi annunciare un'inchiesta per identificare i responsabili dell'episodio.