L'epidemia di coronavirus che sta mettendo provocando la morte di migliaia di persone e mettendo in seria crisi l'economia cinese, con gravi conseguenze anche su quella europea, sta avendo effetti positivi sull'ambiente: secondo un'analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), in Finlandia, pubblicata su carbonbrief.org, le emissioni di carbonio della Cina sarebbero diminuite di almeno 100 milioni di tonnellate nelle ultime due settimane. Su scala globale si tratta di quasi il 6% in meno di emissioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La rapida diffusione dell'epidemia, che ha causato quasi 2000 morti e contagiato più di 74mila persone in Cina, ha fatto diminuire la domanda di carbone e petrolio con il conseguente crollo delle emissioni.

I ricercatori hanno rilevato che nelle ultime due settimane la produzione giornaliera di energia elettrica delle centrali a carbone ha raggiunto il picco più basso degli ultimi quattro anni, mentre la produzione di acciaio è ai minimi dal 2015. Anche la produzione di carburante presso le raffinerie di Shandong non vedeva un simile calo da cinque anni, malgrado la Cina sia il più grande importatore e consumatore al mondo di petrolio.

La messa in quarantena di decine di migliaia di persone, tra le quali operai e manager, nel tentativo di contenere la diffusione dell'epidemia sta avendo serie conseguenze sulla produzione industriale cinese, con un calo compreso tra il 15 e il 40 per cento. "Questo – si legge nel rapporto – ha verosimilmente comportato una diminuzione di circa un quarto, o più, delle emissioni di CO2 del paese nelle ultime 2 settimane, periodo in cui normalmente si riprendono le attività dopo il capodanno cinese".

In uno scenario che continua ad essere preoccupante la riduzione di inquinamento è da considerare certamente come una buona notizia, anche se gli ambientalisti invitano alla prudenza avvertendo che questa temporanea riduzione delle emissioni potrebbe generare un effetto opposto, qualora il governo cinese dovesse reagire sollecitando un incremento della produzione industriale. "È molto verosimile che, nel momento in cui la diffusione del coronavirus dovesse rallentare, potremmo assistere a un aumento della produzione delle fabbriche per compensare le perdite del periodo di inattività" ha detto Li Shuo, portavoce di Greenpeace China. "Sono dinamiche già testate e dimostrate".