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L’attacco a Leone XIV può rivelarsi un boomerang per Trump: rischia di costargli consensi tra i cattolici USA

L’uomo di affari Donald Trump aveva probabilmente pensato di aver “comprato” la Santa Sede con una cospicua donazione lo scorso anno: ma Papa Leone ha dimostrato il contrario. E ora le parole del presidente USA sul Pontefice rischiano l’effetto boomerang.
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L’attacco scomposto sul social network Truth di Donald Trump a Papa Leone XIV (definito dall'ex tycoon "debole" e "pessimo sulla politica estera) rischia di diventare un boomerang per il presidente statunitense, da sempre vicinissimo all’ala dei cristiani conservatori del Paese, i quali rappresentano il principale gruppo di influenza politico e sociale, i cosiddetti WASP: white, anglosaxon, protestants. Cioè, bianchi, anglosassoni (di lingua inglese) e protestanti.

Negli Stati Uniti si contano oltre settanta milioni di cattolici, secondo le ultime stime: più del 20% dei cittadini si professa di religione cattolica. I cattolici sono la principale confessione del Paese, visto che le chiese protestanti sono enormemente frammentate. Sono per altro in aumento grazie alla sempre più significativa presenza di cittadini di origine ispanica. D questi, quasi il 30% si dichiara praticante, numeri più alti dell’Europa occidentale.

Il pontefice ha già risposto a tono ("Non ho paura di lui", ha detto riferendosi a Trump), in modo molto duro. La conferenza episcopale statunitense, potentissima, ha poi emesso un comunicato di poche parole, altrettanto dure. Il presidente, l’arcivescovo Paul S. Coakley, ha infatti dichiarato di essere “scoraggiato che il Presidente abbia da scrivere parole così offensive sul Santo Padre. Papa Leone non è il suo rivale, né un politico. È il Vicario di Cristo, che parla partendo dalla verità del Vangelo e dalla cura delle anime.”

La rabbia di Trump sarebbe giustificata dal fatto che si senta tradito da Papa Leone XIV, probabilmente perché il presidente statunitense, affarista abituato al commercio, ha ritenuto di aver “comprato” il Vaticano quando, dopo la morte di Francesco, ha versato personalmente, come donazione, l’enorme somma di quattordici milioni di dollari per coprire parte dei costi del funerale ed alcuni altri debiti della Santa Sede. Una notizia mai ufficialmente confermata da fonti vaticane, ma considerata acclarata.

Trump avrebbe pensato, così, di indirizzare anche la scelta del nuovo pontefice, lo statunitense Robert Francis Prevost, che però, da vescovo e cardinale non era stato mai eccessivamente tenero nei suoi confronti. Leone XIV è da anni considerato un progressista moderato e non si comprende per quale motivo Trump avrebbe dovuto considerarlo un appartenente al suo movimento di pensiero, il MAGA. Vescovo di strada nei luoghi più poveri del Perù, non era pensabile che Prevost sposasse in pieno le teorie guerrafondaie e colonialiste di Trump. Certo, molti cattolici statunitensi hanno guardato con interesse a Trump negli ultimi anni, dopo che un presidente cattolico come Joe Biden ha portato avanti politiche a favore di aborto, eutanasia e riconoscimento dei diritti della comunità LGBT, ma questo nuovo attacco al pontefice potrebbe raffreddarne gli entusiasmi.

Le statistiche ed i sondaggi dimostrano che Trump, nelle elezioni presidenziali del 2024, ha vinto anche grazie ai cattolici, il 55% dei quali lo ha votato contro il 43% delle preferenze per Kamala Harris. I cattolici bianchi hanno votato in larga parte per lui, mentre i cattolici ispanici e neri hanno votato la sua avversaria. Negli ultimi anni le stime hanno visto uno spostamento dei cattolici a destra, ma ci sono analisti che sostengono che attacchi come quello delle scorse ore potrebbero presto invertire la tendenza. Una brutta notizia per Trump, mentre si avvicinando le elezioni di medio termine.

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Classe 1979, giornalista, esperto in comunicazione istituzionale e sociale. Nel 2012 ha vinto il Premio Adone Zoli per i suoi studi storici e politici. Per Fanpage si occupa soprattutto di questioni religiose e riguardanti la Chiesa cattolica, ma non solo...
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