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Conflitto Israelo-Palestinese

L’ambasciatrice palestinese in Italia a Fanpage.it: “A Gaza Israele sta commettendo un genocidio”

L’Ambasciatrice palestinese in Italia: “A Gaza è in atto un genocidio”, ma “la nostra stessa esistenza è messa in discussione dal 1948 ed è quotidianamente a rischio a causa delle politiche di Israele, che comprendono annessioni illegali, uccisioni indiscriminate, arresti immotivati, demolizioni di case abitate, e una lunga lista di abusi sempre più difficili da sopportare”.
Intervista a Abeer Odeh
Ambasciatrice di Palestina in Italia
A cura di Davide Falcioni
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L'Ambasciatrice Abeer Odeh e il Presidente della Repubblica Mattarella
L'Ambasciatrice Abeer Odeh e il Presidente della Repubblica Mattarella
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"Gli eventi che si stanno verificando oggi a Gaza possono essere descritti solo come un genocidio, ed è fondamentale che a Israele – in quanto potenza occupante – non sia consentito di agire impunemente. Chiediamo all’Italia di assumere un’iniziativa per dimostrare coerenza e integrità nella sua posizione sui conflitti in tutto il mondo". A dirlo, intervistata da Fanpage.it, l'Ambasciatrice di Palestina in Italia Abeer Odeh, già ministro dell'Economia nell'Autorità Palestinese.

La diplomatica ha condannato le stragi commesse da Hamas una settimana fa, ma ha sottolineato come le violenze da parte di Israele nei confronti di palestinesi inermi siano quotidiane e perdurino da anni nell'indifferenza della comunità internazionale: "Come rappresentanti dello Stato di Palestina, rifiutiamo la pratica di uccidere o di maltrattare i civili – da qualsiasi parte essi siano – poiché contravviene alla morale, alla religione e al diritto internazionale". Tuttavia "se qualcuno pensava che prima di sabato 7 ottobre fosse tutto ok si sbagliava completamente". Spiega Abeer Odeh: "Avevamo costantemente messo in guardia sull’imminente scoppio della guerra. Avevamo espresso preoccupazione riguardo alla necessità di esercitare pressioni su Israele affinché interrompesse le sue violazioni e aggressioni contro i palestinesi. Abbiamo sottolineato che il nostro popolo non poteva più sopportare tutto ciò. È stato scoraggiante osservare i doppi standard e il silenzio internazionale di fronte alle azioni unilaterali di Israele contro i palestinesi che abbiamo più volte portato all'attenzione della comunità internazionale, compresa l'Italia".

Una famiglia palestinese in lutto nella Striscia di Gaza.
Una famiglia palestinese in lutto nella Striscia di Gaza.

Signora ambasciatrice, permetta una domanda personale: come stanno i suoi familiari e amici? In che condizioni si trovano i suoi conoscenti a Gaza e in Cisgiordania?

Grazie. La mia famiglia e i miei amici, tutta la mia gente è angosciata per quello che sta accadendo a Gaza. Da una settimana Israele prende di mira civili, famiglie e bambini con missili, bombe e armi di distruzione di massa proibite, come il fosforo bianco, armi scagliate contro di loro dal cielo, dalla terra e dal mare. Violando ogni norma del diritto internazionale, Israele spara indiscriminatamente su case, campi profughi, ospedali, scuole, moschee e infrastrutture, comprese le strade che dovrebbero essere utilizzate per portare aiuti sanitari e che invece vengono distrutte.

Le vittime accertate – ma ce ne sono molte altre ancora sotto le macerie – sono già più di 1.800, più della metà delle quali donne e bambini; i feriti almeno 6.388; gli sfollati costretti ad abbandonare le loro case si stimano per ora intorno ai 423mila, stando ai dati delle Nazioni Unite, ma l’esercito israeliano sta già chiedendo l’evacuazione immediata di metà della popolazione di Gaza. Se ciò non bastasse, i palestinesi in Cisgiordania continuano a essere attaccati dai coloni, uccisi e arrestati dalle forze di occupazione, ogni giorno. Sono giorni di dolore e paura per tutti noi.

Il 7 ottobre Hamas ha lanciato un attacco coordinato e molto efficace a Israele. Qual è la posizione dell’Autorità Palestinese su questa iniziativa militare del gruppo islamista? È qualcosa che vi aspettavate, o siete stati anche voi colti di sorpresa?

Come rappresentante dei palestinesi, posso enfatizzare la politica dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), unico legittimo rappresentante del popolo palestinese, che ha rinunciato alla violenza e ha aderito alle leggi internazionali, alla resistenza popolare pacifica e all’azione politica come percorso per raggiungere i nostri obiettivi nazionali di libertà e indipendenza, con la fine all’occupazione e il riconoscimento del nostro Stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale, sui confini del 1967.

La leadership palestinese ha sempre seguito la via della legalità internazionale, sperando nel sostegno internazionale per raggiungere pacificamente i nostri legittimi obiettivi di autodeterminazione. Purtroppo la nostra posizione nonviolenta non è stata adeguatamente sostenuta dalla comunità internazionale, il suo sostegno non è mai arrivato e il nostro popolo lo ha visto molto chiaramente. Avevamo costantemente messo in guardia sull’imminente scoppio della guerra. Avevamo espresso preoccupazione riguardo alla necessità di esercitare pressioni su Israele affinché interrompesse le sue violazioni e aggressioni contro i palestinesi. Abbiamo sottolineato che il nostro popolo non poteva più sopportare tutto ciò. È stato scoraggiante osservare i doppi standard e il silenzio internazionale di fronte alle azioni unilaterali di Israele contro i palestinesi che abbiamo più volte portato all'attenzione della comunità internazionale, compresa l'Italia.

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Da anni Israele colpisce e uccide civili palestinesi nella Striscia di Gaza e in West Bank. Tuttavia sabato scorso Hamas ha fatto la stessa cosa, compiendo stragi in alcuni villaggi israeliani. Come giudica l'Autorità Palestinese queste azioni?

Ha ragione, i palestinesi sanno benissimo cosa significa essere presi di mira ogni giorno dalla violenza. Lo vediamo quotidianamente nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre moschee e nelle nostre chiese, che sono costantemente attaccate dall’esercito di occupazione israeliano e dai coloni illegali. Lo Stato di Israele – visto da molti come una democrazia perfetta – ci sta facendo questo da decenni. Non parliamo di un movimento estremista.

Quanto a noi, come rappresentanti dello Stato di Palestina, rifiutiamo la pratica di uccidere o di maltrattare i civili – da qualsiasi parte essi siano – poiché contravviene alla morale, alla religione e al diritto internazionale.

Come si è arrivati a questa nuova guerra? Quali sono le ragioni strutturali dell’attuale escalation?

La responsabilità di quanto sta accadendo in questi giorni ricade sull'incapacità o sulla mancanza di volontà della comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità nel pretendere il rispetto e l'attuazione del diritto internazionale e delle risoluzioni dell'ONU che chiedono la fine dell'occupazione illegale della nostra terra da parte di Israele. Dobbiamo andare alla radice di un problema che purtroppo è stato rimosso, sia da Israele che dal resto del mondo. Non possiamo parlare del diritto di Israele ad esistere senza ricordare che stiamo parlando di una potenza occupante. La priorità dovrebbe essere quella di proteggere il popolo palestinese dai crimini commessi dalle forze di occupazione, non quella di garantire l'impunità di Israele. Non possono esserci doppi standard perché non esistono vite che valgono più di altre. Le vite dei palestinesi, già miserabili a causa dell’occupazione, sono decimate da decenni da Israele, che non fa distinzione tra uomini e donne, anziani e bambini. Il numero di palestinesi uccisi da Israele – non da un movimento estremista,
ma dall’esercito ufficiale – è troppo grande per essere menzionato, così grande che diventa difficile da immaginare, quasi irreale.

Tutti sanno che Israele ha bombardato ripetutamente Gaza, ma le vittime ogni volta sono state così tante – con migliaia di persone uccise, tra cui intere famiglie con bambini – che sembrava impossibile dare loro un nome e un volto. Tuttavia, un nome e un volto li avevano. E dall’inizio del 2023, solo in Cisgiordania, Israele ha ucciso almeno un minorenne a settimana. Parlando dei coloni illegali, che il governo protegge e che aumentano ogni giorno raggiungendo ormai il numero di oltre 620mila, vorrei solo ricordare che sono riusciti a dare fuoco alla famiglia Dawabsha, appiccando un incendio alla sua casa mentre dormivano tutti. Il piccolo Ali, di 18 mesi, è morto con i genitori, mentre Ahmed, di 5 anni, è sopravvissuto all’attacco terroristico, riportando gravissime ustioni. Ma ci sono tanti altri esempi di violenza letale da parte dei coloni. E se proprio vogliamo parlare di orrore, vorrei anche ricordarvi che Israele detiene, in un frigorifero, i cadaveri dei palestinesi che le forze di occupazione uccidono, solo per usarli come arma di ricatto contro le loro famiglie. Questa è una politica ufficiale israeliana e questa non è una situazione normale che possa andare avanti per sempre. Se qualcuno pensava che prima di sabato 7 ottobre fosse tutto ok si sbagliava completamente.

Un insediamento illegale israeliano ad Evyatar, in Cisgiordania
Un insediamento illegale israeliano ad Evyatar, in Cisgiordania

Ritiene che i palestinesi in Cisgiordania e in Israele si uniranno alla rivolta contro Israele? Quale indicazione darà l’ANP, in questo caso?

Lasciatemi dire che non è una questione di "rivolta", è una questione di resistenza all’occupazione a cui non rinunceremo mai; ed è una questione di sostegno al nostro popolo di Gaza intrappolato sotto le bombe. Un sostegno che desideriamo esprimere con le nostre manifestazioni e chiediamo sia espresso anche dal resto del mondo, come sta già accadendo in molti Paesi amici. La tensione in Cisgiordania è altissima, i morti dal 7 ottobre sono più di 44, compresi molti bambini, e Israele sta fornendo ai coloni nuove armi, come i fucili d’assalto M16, per compiere contro di noi attacchi ancora più letali.

L’ANP sta lavorando a una de-escalation del conflitto? Sono in corso delle trattative?

Naturalmente stiamo lavorando per porre fine a questo massacro. Stiamo avendo incontri e colloqui con rappresentanti di diversi Paesi, delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, per fornire protezione al popolo palestinese e in particolare ai bambini, le cui vite sono in grave pericolo a causa dell’occupazione coloniale israeliana illegale e dell’Apartheid che ci impone.

La comunità internazionale, innanzitutto USA ed Europa, si sono schierate fin da subito al fianco di Israele. Come giudica questa posizione? E cosa chiede all’Italia?

È paradossale che la comunità internazionale si schieri a favore del diritto di Israele, la potenza occupante, a difendersi dal popolo occupato. Invece di applicare doppi standard quando si tratta di diritti internazionali, gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero piuttosto schierarsi per la legalità e quindi per la fine
dell’occupazione, se ciò che vogliono è la pace. Sappiamo sicuramente meglio di Israele, Paese occupante, cosa sia il diritto di difendersi e di sopravvivere, visto che la nostra stessa esistenza è messa in discussione dal 1948 ed è quotidianamente a rischio a causa delle politiche di Israele, che comprendono annessioni illegali, uccisioni indiscriminate, arresti immotivati, demolizioni di case abitate, e una lunga lista di abusi sempre più difficili da sopportare.

Gli eventi che si stanno verificando oggi a Gaza possono essere descritti solo come un genocidio, come ha detto anche Human Rights Watch, ed è fondamentale che a Israele, in quanto potenza occupante, non sia consentito agire impunemente. Oggi chiediamo all’Italia di assumere un’iniziativa, come membro responsabile della comunità internazionale, per dimostrare coerenza e integrità nella sua posizione sui conflitti in tutto il mondo. Affrontando la difficile situazione del popolo palestinese e lavorando attivamente per una soluzione giusta e duratura, l’Italia potrebbe davvero svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la pace, i diritti umani e la realizzazione delle aspirazioni palestinesi alla libertà e alla dignità. La nostra speranza è che il governo italiano si opponga fermamente a qualsiasi forma di ingiustizia e intraprenda azioni significative per sostenere la causa palestinese, non solo quella israeliana.

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