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15 Dicembre 2017
16:55

La Siria dopo la guerra? 1,5 milioni di feriti, 3 milioni di disabili, 86mila mutilati

In Siria, in oltre sei anni di guerra, quasi 90mila persone sono rimaste mutilate. Un terzo di loro sono bambini. La maggior parte degli ospedali sono distrutti e a fornire le protesi ci sono solo due centri riabilitativi. E il numero di disabili, avverte l’Organizzazione mondiale della sanità, continua ad aumentare.
A cura di Mirko Bellis
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Ismail (17 anni), prova la protesi del suo piede sinistro. (Who/L. Mackenzie)
Ismail (17 anni), prova la protesi del suo piede sinistro. (Who/L. Mackenzie)

“Da oggi forse non ne avrò più bisogno”, dice Ayman, un bimbo siriano di 11 anni, indicando il bastone di legno intagliato a mano che per anni è stato la sua improvvisata stampella. Dopo molte difficoltà, è riuscito ad arrivare fino al dipartimento di riabilitazione per disabili di Damasco. Un difetto congenito lo ha privato della gamba sinistra appena sotto il ginocchio, però oggi finalmente potrà camminare con una protesi. Assieme allo zio, Mohammed, è partito da Al-Hasakah, capoluogo dell’omonima provincia nord-orientale. “Volevamo portarlo prima, ma era impossibile”, afferma lo zio. “I medici ci dissero che non potevano aiutarci – continua l’uomo – poi sono arrivati quelli dell’Isis e nessuno poteva lasciare la città”. Non sono gli unici pazienti, la sala del centro medico è affollata di persone in attesa del loro turno. Di fronte a Ayman, siedono una donna e i suoi quattro figli. Vengono da Deir-ez Zor, e anche per loro fino a poco tempo, quando il sedicente Stato islamico controllava ancora gran parte della Siria, era impensabile arrivare fino alla capitale. Ismail, di 17 anni, ha perso il piede sinistro in un bombardamento e aspetta che i sanitari prendano le misure per la sua nuova protesi.

Attorno è un brulicare di fisioterapisti, medici e tecnici, nonostante per il dottor Rafif Dayha, il direttore del centro riabilitativo, quella che sta per cominciare sia una “giornata tranquilla”. Ayman sta in silenzio e osserva l'attività frenetica che lo circonda. E’ nervoso anche se cerca di farsi coraggio. Finalmente è arrivato il suo turno: lo zio lo aiuta a sollevarsi per andare nel laboratorio dove ad attenderlo ci sono i tecnici che stanno preparando gli arti artificiali. Anche per Ismail la protesi del piede è pronta. Una dottoressa gli fissa delicatamente la protesi e il ragazzo, appoggiato a due parallele, è pronto per camminare. Dopo i primi timidi passi, è in grado di andare su e giù per il laboratorio. La madre, appoggiata in un angolo, lo osserva felice. Gofran ha 15 anni. Indossa un paio di scarpe da ginnastica color oro, le sue “scarpe della fortuna”. E’ arrivato il giorno in cui proverà la protesi della sua gamba destra. Con qualche difficoltà, mordendosi le labbra, la giovane riesce a camminare lungo le barre per la riabilitazione. Un amico filma con un cellulare i suoi movimenti che diventano sempre più sicuri. “La sua energia è contagiosa”, ammettono i medici. “Sta imparando molto velocemente”, conferma Muhannad Khaleel, un fisioterapista. “Quando i pazienti arrivano nel centro di solito sono molto depressi –aggiunge Khaleel – ma appena vedono i primi progressi, anche il loro umore migliora”.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Who), in Siria vivono circa 3 milioni di disabili. In oltre sei anni di guerra, i feriti sono stati 1,5 milioni e 86.000 persone sono rimaste mutilate. L’agenzia speciale dell'ONU per la salute sta lavorando per riparare due centri medici a Homs e Aleppo, dove sarà allestita una struttura in grado di creare nuove protesi.

Un terzo dei feriti dalle bombe sono bambini: cosa ne sarà di loro nei prossimi dieci, quindici anni? Avranno un'istruzione? Saranno in grado di provvedere alle loro famiglie? Come saranno integrati nella società? Fornire risposte a queste domande diventa fondamentale ed è nostro compito, in quanto operatori umanitari, assicurare che le persone che vivono con lesioni e disabilità non vengano dimenticate”, ha dichiarato Michel Thieren, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità.

In Siria, rimangono in funzione meno della metà degli ospedali pubblici e delle strutture sanitarie. La maggior parte non è equipaggiata per prestare assistenza ai pazienti disabili: solo due centri, a Damasco e Homs, sono in grado di fornire protesi artificiali. Queste limitazioni – avverte Handicap International – fanno sì che per molte persone le ferite si trasformino in menomazioni permanenti. “Le persone con disabilità e lesioni gravi sono particolarmente vulnerabili e vengono facilmente dimenticate nel mezzo di una guerra. E’ necessario andare oltre le cure urgenti e sostenere i siriani che vivranno il resto delle loro vite con le cicatrici di questo conflitto”, ha concluso Florence Daunis, direttrice operativa di Handicap International.

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