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Guerra in Ucraina

“La Russia punta sull’estrema destra nell’Ue”: parla l’ex diplomatico di Putin

L’intervista di Fanpage.it a Boris Bondarev: “Nella conferenza stampa a San Pietroburgo il presidente ha citato l’Italia per la sua posizione cauta sull’uso delle armi inviate a Kyiv e perché tifa per le destre alle elezioni europee”. La minaccia di fornire armi a Paesi amici per colpire la Nato “non sta in piedi”. E il multipolarismo propugnato da Mosca “creerebbe guerre all’infinito”.
A cura di Riccardo Amati
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Il “messaggio italiano” lanciato nella conferenza stampa con le agenzie internazionali a margine del 27° Forum Economico di San Pietroburgo “è pura propaganda elettorale”. Putin “spera in una vittoria delle destre alle urne Ue” e spera che l’Italia “si aggiunga all’Ungheria nel guidare il fronte più moderato nei confronti di Mosca”. La minaccia di armare Paesi amici per colpire la Nato non è realistica”. E Putin, al Forum nella sua città natale “ si sente solo”.

Boris Bondarev è il diplomatico russo che si dimise, con molto clamore, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze armate di Mosca. Parliamo con lui in videoconferenza. Si trova in Svizzera, in una località segreta. Sotto la protezione dei servizi di sicurezza per il timore di attentati contro di lui.

Boris Bondarev
Boris Bondarev

Dottor Bondarev, il Forum economico di San Pietroburgo sarà sotto tono rispetto al passato, ma la conferenza stampa di Putin con le agenzie di stampa straniere che ne ha preceduto l’avvio ha fatto titoloni sui giornali. Soprattutto in Italia. Cosa ha voluto dirci, esplicitamente e fra le righe, il leader del Cremlino?

Putin vuole mostrarsi forte, fiducioso in quello che sta facendo. E con queste premesse  influenzare la politica europea per promuovere chi di fatto lo sostiene. In questo senso, il “messaggio italiano” è chiaro: Putin si è di fatto rivolto agli elettori, che — da persone di buon senso — auspicano la pace. Nel farlo ha indirettamente dato la sua benedizione ai politici, anche all’interno della maggioranza, che non ritengono l’aggressione russa all’Ucraina un pericolo per il Paese. È un sostegno agli “appeaser” che, anche se dopo l’invasione dell’Ucraina hanno dovuto rivedere alcune delle loro posizioni ufficiali nei confronti di Mosca, mantengono antiche simpatie nei suoi confronti.

Si riferisce a Matteo Salvini?

Anche, visto che fa parte del governo e ha detto con non voterà per nuovi invii di armi a Kyiv se fossero destinate a colpire obiettivi militari in Russia. Ma non c’è solo Salvini. Conosco abbastanza bene come funziona la politica etera russa da esser certo che al Cremlino non si dimenticano le posizioni un tempo ben diverse dalle attuali e tutto sommato benevole rispetto a Mosca di parte del vostro governo.

Ma perché mai al Cremlino dovrebbero esser contenti se alle elezioni europee il partito della presidente Meloni o la Lega prendessero un sacco di voti? Il nostro governo è atlantista ed estremamente fermo nel sostegno militare all’Ucraina. La Meloni non è mica pro-Putin.

Nel passato ha più volte elogiato il leader del Cremlino. E oggi il governo italiano ha una posizione diversa da quella della maggior parte dei governi europei sulla questione dell’utilizzo dei missili forniti all’Ucraina. Ha una posizione che inizia ad avvicinarsi a quella dell’Ungheria di Orban.

Mi sta dicendo che nella conferenza stampa a San Pietroburgo Putin ha fatto campagna elettorale per le elezioni europee?

Ha lanciato un messaggio elettorale. Al Cremlino hanno forti aspettative di una vittoria a valanga delle destre, in Europa. Il clima è simile a quello che precedette l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2016. Ufficialmente si diceva che per Mosca lui o Hillary Clinton non avrebbero fatto differenza. In pratica si cercò di favorire in ogni modo la vittoria di Trump e si brindò a risultato ottenuto, anche se poi il nuovo presidente non rimosse le sanzioni e fece bene poco di quel che Putin avrebbe voluto.

Il dibattito politico in Russia ormai è limitato a tesi che sostengono il regime. Anche politologi che fino a due o tre anni fa proponevano opinioni e posizioni oggettivamente interessanti si sono inariditi. Questo quanto conta per le decisioni al vertice?

Conta parecchio. Si è tornati ai tempi dell’Unione Sovietica. Allora era importante contribuire alla costruzione del socialismo e dirlo a voce alta. E così si legittimavano e si aiutavano regimi criminali come quello di Menghistu in Etiopia (Menghistu Hailé Mariàm, detto il Negus Rosso, dittatore dell’Etiopia dal 1977 al 1991, rifugiatosi in Zimbabwe dopo il crollo del suo regime, condannato a morte in contumacia per genocidio e altri crimini, ndr). Tutti capivano che non era comunismo né socialismo. Ma la narrativa giustificava gli invii gratuiti di armamenti. Oggi, avviene la stessa cosa. La narrativa del Cremlino giustifica qualsiasi cosa. Perché il livello delle analisi politiche è tornato ad essere infimo. Non sono analisi, sono giustificazioni delle politiche utili a mantenere in piedi il sistema di potere. Il livello di comprensione è estremamente basso. E questo rende Putin e i suoi collaboratori pericolosi, perché, alla luce delle raccomandazioni e delle analisi che ricevono, possono fare cose assolutamente stupide.

Il Forum Economico di San Pietroburgo fino a qualche anno fa era un luogo di scambio di opinioni fra Russia, Occidente e Sud globale. Ospitava economisti, politici e studiosi di tutto il mondo e proponeva discussioni — spesso per merito di intellettuali russi — che entravano nell’agenda per migliorare i rapporti tra gli Stati. Cos’è oggi, questo Forum?

È l’ombra di un passato di una certa grandezza. Se non altro auspicata e fattivamente cercata. Putin voleva farne uno dei maggiori forum mondiali. Influente quanto Davos. Un luogo in cui tutti i decisori globali si riuniscono e cercano di capire come migliorare il destino dell’umanità. Questo era il suo sogno. Era anche una questione personale. San Pietroburgo è la città dove Putin è nato. Ed è stata la capitale dell’impero zarista. Il sogno di Putin è stato distrutto dalla politica dello stesso Putin. Che ritengo oggi al suo forum si senta un po’ solo.

Ma ci sono capi di governo ed economisti di mezzo mondo. Tanti leader africani. Come può dire che Putin si sente solo?

Non ha alcun confronto con chi considera suoi uguali. Nessuna faccia nota arrivata dall’Occidente. Il mondo in cui voleva contare come uno dei grandi non è presente. Questo forum è la dimostrazione dell’isolamento della Russia di Putin, anche se ci sono tante persone importanti di Paesi considerati amici. È diventato un evento interno. Non ha più valenza globale.

Però i Paesi presenti per la maggior parte concordano con Putin sulla necessità di riconoscere la multipolarità del mondo al posto di ciò che fu definito ”eccezionalismo americano”…

Al Cremlino a questo mondo “multipolare” ci credono davvero. Ma è un “multipolarismo” in cui ad ogni potenza spetta una sfera d’influenza da imporre anche con la forza. Ogni polo determina la vita dei Paesi vicini. Il problema è che accanto alle autocrazie esistono Paesi progressisti, più avanzati, con maggiore libertà. E che permettono alle persone creative di vivere meglio. Ci sarà sempre una fuga, materiale o spirituale, verso i Paesi liberi. Quindi, le autocrazie dovranno far la guerra ai vicini per evitare rivolte anti-regime o altre minacce al potere costituito.

La Russia infatti vuole la multipolarità ma non per l’Ucraina, invasa per conquistare quello che definisce “spazio russo”…

Questo mondo multipolare porterà intrinsecamente a guerre infinite. E più sono i poli, più ci sarà instabilità. Non mi pare un concetto ben pensato. Come molti altri concetti politici nazionalisti. Non sono pensati attentamente. Sono fatti di slogan. Non sono progetti completi.

Nella conferenza stampa a San Pietroburgo, Putin è tornato a minacciare risposte nucleari a ogni escalation della Nato in Ucraina. Ma finora ogni volta che è stata superata una linea rossa non ha messo in pratica le minacce. È un bluff anche stavolta? O il limitato via libera a colpire obiettivi militari in Russia rende il tutto più realistico?

Questa narrativa ricalca il modo di pensare di Putin, il modo in cui vede il mondo. Parla di escalation, spaventa i leader occidentali e crede che funzioni. Quindi, intensifica la guerra. Ma l’Occidente poi supera le linee rosse. Putin ne inventa di altre e minaccia di nuovo. Fino a creare una situazione sempre più drammatica. L’ultimo caso, la possibilità per Kyiv di colpire oltre confine con gli Himars americani, è un bel guaio per le forze armate russe. E così Putin alza il tiro. E parla dei Paesi più popolosi a portata delle su testate nucleari per influenzare le menti dei leader occidentali.

Ma c’è qualcosa di diverso rispetto alle minacce del passato?

Sì. Non si tratta della fantasie — personali o indotte — di un Medvedev o di altre persone senza reali responsabilità. Putin è quello che può premere il pulsante. Le sue parole in conferenza stampa davanti alle agenzie internazionali hanno peso eccome. Ma mi pare che la sua spavalderia sia un segno di insicurezza. Proprio perché finora le minacce non hanno funzionato. E perché il pulsante non lo vuole premere: potrebbe mettersi contro anche i suoi amici. O forse no. Magari nel Sud globale qualcuno approverebbe. Ma l’incertezza è troppa per fare un test da cui non si può tornare indietro.

Veramente Putin ha detto che potrebbe fornire armi a lunga gittata a Paesi terzi per colpire Paesi Nato. Significa che degli amici si fida…

E quali Paesi inizierebbero mai una guerra contro gli Stati Uniti? Perché di questo si tratta. Ogni paragone con la situazione in Ucraina è semplicemente ridicolo. Forse Cuba? L’Iran? Vi pare uno scenario plausibile? Più preoccupante sarebbe l’intenzione di armare gruppi terroristici per attentati in Occidente. Possibile, ma non sembra al momento nelle carte. E poi, con quali armi? Ma se la Russia deve chiedere in ginocchio droni e missili all’Iran e tecnologia alla Cina? Dove sono tutti questi arsenali russi?

Non è che lei sta sottovalutando sia gli arsenali russi che il risentimento del Sud globale contro l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti?

Il Sud del mondo non è un monolite. Sono cento e più paesi diversi. È la Cina, è l’India, è il Pakistan che con l’India è ai ferri corti. E c’è il Brasile, con il suo nuovo presidente che ha una percezione del mondo quanto meno singolare. Certo, Putin potrebbe sempre giustificare un utilizzo delle atomiche dicendo di esser stato costretto dagli Usa e dalla Nato. Ma solo i più fanatici gli crederebbero davvero.

Fatto sta che per la prima volta da decenni si parla, soprattutto in Russia, di guerra nucleare come se fosse qualcosa di normale. Un’eventualità come altre. Da prendere in considerazione…

È un gioco psicologico, come sempre quando c’è di mezzo la deterrenza. Si fonda sulla probabilità o meno che gli avversari premano il bottone. E oggi il gioco è ancora più pericoloso perché meno bilanciato: le mosse non sono più speculari e quindi sono ancor meno prevedibili.

Può spiegarsi meglio?

Basta osservare i fatti: la Russia usa la narrativa nucleare per intimorire e fermare l’Occidente. Ma l’Occidente non fa la stessa cosa nei confronti della Russia. Le deterrenza tradizionale, che durante la Guerra fredda bene o male ha garantito la pace tra le grandi potenze, è andata in frantumi.

Il pericolo è grande. Putin dice che lo crea l’Occidente. Lo fa adesso — alla vigilia delle elezioni europee — anche per portare voti ai partiti disponibili a dire no all’invio delle armi a Kyiv e sì alle richieste del Cremlino in Ucraina, diceva lei. Ma può davvero convincere i pacifisti?

Certamente. Chi vuole la guerra? Nessuno. La Russia di Putin, che ha invaso l’Ucraina e iniziato tutto questo, può davvero convincere molti elettori dell’Unione — in perfetta buona fede — a votare per chi di fatto sostiene chi questa guerra l’ha scatenata e la fomenta. È facile dare la colpa  di tutto agli Usa. L’anti-americanismo in Europa è diffuso. È un argomento che tira.

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