Migliaia di persone hanno manifestatolo scorso venerdì a Varsavia contro la decisione del governo conservatore polacco di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, il trattato del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne e a quella domestica. "L'obiettivo è quello di legalizzare la violenza domestica", ha detto all'agenzia di stampa Reuters Marta Lempart, uno degli organizzatori della marcia.

La Convenzione di Istanbul, adottata nel 2011, è il primo strumento sovranazionale che stabilisce standard giuridicamente vincolanti per prevenire la violenza di genere. La settimana scorsa, il vice ministro della Giustizia, Marcin Romanowski, ha dichiarato che la Polonia dovrebbe abbandonare il Trattato il prima possibile e lo ha definito "un tentativo dei neo-marxisti e dei sostenitori dell'ideologia di genere" di imporre le loro idee ai polacchi.

Il ministro del Lavoro Marlena Maciag è stata ancora più energica ed esplicita: "Ci stiamo preparando a uscire", ha dichiarato al canale ultra cattolico Trwam. La Polonia ha firmato la Convenzione di Istanbul nel 2012 e l'ha ratificata tre anni dopo, quando il Paese era governato da una coalizione centrista. L'attuale ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, all'epoca l'aveva giudicata "una creazione femminista che mira a giustificare l'ideologia gay". Il presidente Andrzej Duda, che è stato rieletto all'inizio di questo mese, ha vinto anche grazie a una campagna in cui ha descritto la promozione dei diritti LGBT come una "ideologia" più distruttiva del comunismo .

La Convenzione di Istanbul ha creato polemiche e divisioni in altri Paesi dell'Europa orientale, con gli europeisti che si dichiarano a favore e i leader nazionalisti contrari.