Tutti i sopravvissuti all'Olocausto dovranno essere vaccinati contro il Covid-19, ovunque si trovino nel mondo e qualunque sia la loro età: è l'obiettivo della ministra israeliana della diaspora Omer Yankelevich, che nei giorni scorsi ha incaricato l'ong ebraica Schalom Corps di potenziare le ricerche di tutti i superstiti della Shoah ancora in vita affinché vengano vaccinati nel più breve tempo possibile. Secondo la politica israeliana è necessario "restituire qualcosa ai sopravvissuti allo sterminio dei nazisti che, attraverso il loro coraggio, hanno permesso all'ebraismo di sopravvivere". Ad attuare il programma di immunizzazione dei reduci della Shoah sarà, per l'appunto, un'ONG che si è attivata per cercare donatori. Dal canto suo invece il governo ha avviato una trattativa con Pfizer e Moderna affinché vengano riservate dosi del vaccino allo scopo. Il piano non è stato ancora definito nei dettagli: secondo il ministero della Diaspora ci sono circa 190.000 sopravvissuti all'Olocausto in Israele e altri 130.000 in tutto il mondo, ma molti di questi potrebbero ricevere la prima dose a breve a prescindere dall'iniziativa di Tel Aviv. Si tratta, infatti, di anziani che rientrano tra i soggetti più vulnerabili, e dunque da vaccinare nel più breve tempo possibile insieme agli operatori sanitari.

Israele è il primo paese al mondo per dosi di vaccino somministrate

Con quasi due milioni di dosi somministrate Israele è il paese che, in rapporto alla popolazione, ha finora vaccinato il maggior numero di persone (oltre il 20 per cento dei propri abitanti). Il ministero della Salute ha reso noto in particolare che sono stati vaccinati più del 70 per cento degli ultrasessantenni, considerati una delle categorie più a rischio di contrarre la COVID-19; il paese ha dato inizio alla somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer-Biontech e oggi ha iniziato a vaccinare anche i cinquantenni.