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Attacco all'Iran di Israele e USA

Iran, strage di bambine in una scuola a Minab: l’Onu chiede indagine indipendente per crimine di guerra

A Minab, nel sud dell’Iran, centinaia di madri piangono le loro figlie tra caramelle e petali di fiori lanciati sulle piccole bare dopo il bombardamento di una scuola femminile, che ha ucciso almeno 168 bambine e alcune insegnanti. L’attacco Usa-Israeliano, solleva gravi interrogativi di diritto internazionale e potrebbe configurarsi come crimine di guerra.
A cura di Francesca Moriero
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Sopra le piccole bare allineate sui camion scoperti, tra le bandiere iraniane che le avvolgono con ordine quasi irreale, ci sono manciate di caramelle e petali di fiori lanciate dalle madri. Cadono piano, alcune si fermano negli angoli del legno chiaro, altre restano incastrate nelle pieghe del tessuto. Un gesto che viene ripetuto decine di volte e che accompagna, insieme a urla, preghiere e cantilene, il corteo funebre lungo le strade e le piazze di Minab, nel sud dell'Iran. Le vittime del bombardamento a firma Usa-Israele, che sabato scorso ha colpito la scuola primaria femminile Shajareh Tayyebeh, sono almeno 168, quasi tutte bambine tra i sette e i dodici anni, oltre ad alcune insegnanti. Ma il numero è stimato al ribasso. L'accesso limitato alla zona e le restrizioni alle comunicazioni rendono infatti ancora difficile, a distanza di giorni, un accertamento autonomo del bilancio definitivo.

"Ecco com'è l'intervento di soccorso promesso da Trump", ha commentato nel frattempo su X (ex Twitter) il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in un post con una foto delle tombe scavate per le oltre 160 bambine. Gli Stati Uniti hanno detto che avvieranno indagini interne; Israele ha invece dichiarato di non avere informazioni su operazioni in quell'area specifica. Alcuni media, tra cui la CNN, hanno poi cercato di geolocalizzare i video provenienti dalla scena, suggerendo una stretta vicinanza tra la scuola e un'installazione militare. In realtà, le immagini satellitari mostrano che la scuola e la base risultano separate già dal 2016, anche se in passato l'istituto faceva parte dell'area della base.

Il diritto internazionale sotto pressione

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Il bombardamento alla scuola si inserisce nella più ampia offensiva lanciata contro l'Iran da Stati Uniti e Israele, un'azione che apre interrogativi profondi sul piano giuridico. La Carta delle Nazioni Unite, all'articolo 2, paragrafo 4, vieta l'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di uno Stato sovrano, salvo i casi di legittima difesa o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Nel caso dell'Iran, non c'è stata alcuna risoluzione del Consiglio che abbia autorizzato l'operazione militare. E la categoria dell'"attacco preventivo", evocata nel dibattito politico, non coincide automaticamente con la legittima difesa prevista dal diritto internazionale, che richiede invece una minaccia concreta, imminente e dimostrabile. Senza questi presupposti, in sintesi, l'uso della forza resta fuori dal perimetro tracciato dalla Carta.

Sul piano penale internazionale, lo Statuto della Corte penale internazionale include tra i crimini di competenza della Corte il crimine di aggressione, oltre ai crimini di guerra, che comprendono attacchi deliberati contro civili e contro obiettivi civili come appunto scuole e ospedali. Non è una formula retorica: significa che colpire un edificio destinato all'istruzione, se non trasformato in obiettivo militare effettivo, può configurare una responsabilità penale individuale.

Nel diritto internazionale umanitario, applicabile ai conflitti armati, tre principi sono profondamente centrali: distinzione tra obiettivi militari e civili, proporzionalità tra vantaggio militare e danno collaterale, e obbligo di precauzione per ridurre al minimo l'impatto sui non combattenti. Anche la presenza di infrastrutture militari nelle vicinanze non annulla automaticamente la protezione di un edificio civile: spetta infatti a chi conduce l'operazione dimostrare di aver rispettato tali criteri.

Finora, né Washington né Tel Aviv hanno fornito elementi che provino una minaccia imminente tale da giustificare l'uso della forza contro l'Iran, né spiegazioni dettagliate sulle circostanze che avrebbero reso la scuola un obiettivo militare.

Non è la prima volta che Israele bombarda una scuola

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Non è la prima volta che le scuole finiscono sotto le bombe, e la storia recente dimostra quanto spesso gli studenti e le studentesse siano vittime dirette o indirette dei conflitti armati. Dati raccolti da agenzie delle Nazioni Unite e da organizzazioni umanitarie mostrano un quadro drammatico, per esempio, a Gaza: da ottobre 2023, oltre il 90% delle strutture educative della Striscia risulta danneggiato o completamente distrutto. Molte di queste scuole non ospitavano solo lezioni, ma erano diventate rifugi per le famiglie sfollate dagli attacchi precedenti.

Gli episodi più gravi per mano di Israele sono numerosi e ben documentati: tra le scuole colpite, la Al-Buraq è stata bombardata nel novembre 2023 causando la morte di oltre cinquanta tra uomini donne e bambini, mentre la Al-Sardi, a giugno 2024, ha visto perdere la vita più di trentacinque bambini e bambine. Nel mese di agosto 2024, la Al-Tabin è stata colpita provocando oltre cento vittime, e la scuola Fahmi Al-Jarjawi, a maggio 2025, ha subito la perdita di trentasei studenti e studentesse. La situazione non si limita però solo a Gaza: nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est, più di 800mila studenti e studentesse palestinesi hanno subito, e continuano a subire, le conseguenze dell'escalation di raid, degli attacchi di coloni, delle demolizioni e dell'aumento dei checkpoint. Molte scuole sono state chiuse, danneggiate o completamente distrutte. Tra queste, la Al-Kaabneh nel settembre 2024, la Zanuta nell'aprile 2025 e la Al-Tahaddi-Ibziq nel febbraio 2026, tutte scuole dove l'istruzione è stata interrotta, lasciando intere generazioni senza un ambiente sicuro per crescere.

Anche oltre i confini della Palestina, in Libano meridionale, oltre cento scuole hanno subito danni gravi o sono state distrutte nello stesso periodo, ottobre 2023-2026. Tra settembre e novembre 2024, le forze israeliane hanno poi occupato almeno cinque istituti scolastici, trasformandoli in obiettivi militari o basi temporanee.

Onu: "Indagine per crimine di guerra"

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L'attacco alla scuola di Minab ha immediatamente sollevato allarmi a livello internazionale. L'UNESCO ha definito l'episodio "profondo motivo di preoccupazione", sottolineando come alunni e insegnanti siano tutelati dal diritto internazionale umanitario. "Colpire un'istituzione educativa", ha spiegato l'agenzia dell'ONU, non è un semplice danno collaterale, ma "rappresenta una violazione grave delle norme che proteggono i civili nei conflitti armati e può configurarsi, a seconda delle circostanze, come crimine di guerra". Anche l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, guidato da Volker Türk, ha chiesto un'indagine "rapida, imparziale e approfondita, insistendo sull'urgenza e affermando che l'attacco "potrebbe costituire un crimine di guerra".

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