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Proteste in Iran

Iran, la chiamata straziante tra una mamma e una figlia: “Se parlo, ci portano via. Hanno ucciso tanta gente”

Una telefonata del 12 gennaio 2026 tra madre e figlia racconta le proteste in Iran, tra repressione e blackout. “Non posso parlare. Se lo faccio, vengono e ci portano via. Volevo solo sentire la tua voce e dirti che siamo ancora vivi”, dice la donna.
A cura di Eleonora Panseri
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Una ragazza durante una manifestazione a Madrid in sostegno delle persone che in Iran protestano contro il regime (Getty).
Una ragazza durante una manifestazione a Madrid in sostegno delle persone che in Iran protestano contro il regime (Getty).
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"Mamma". "Pronto? Pronto, amore? Stiamo bene, non piangere. Da stamattina ti ho chiamata 10 volte, finché finalmente sono riuscita. Non piangere, vita mia, non piangere. Hanno mitragliato tutta Isfahan". 

Sono le prime parole della telefonata tra una figlia e sua madre, bloccata in Iran. La registrazione della chiamata, che sta circolando da qualche giorno sui social, risalirebbe a lunedì 12 gennaio. È stata condivisa anche da Pegah Moshir Pour, attivista nata in Iran ma che da tanti anni vive in Italia.

Dalla fine di dicembre 2025 nel Paese sono scoppiate proteste di massa contro il governo. Le autorità stanno rispondendo con una repressione violenta, arresti di massa e un blackout quasi totale di internet per limitare la circolazione all'esterno dell'iran delle informazioni, mentre continuano gli scontri in molte città del Paese.

"Non usciamo di casa. Una notte siamo usciti e siamo dovuti fuggire. Non posso parlare al telefono", continua la donna rivolgendosi alla figlia che la implora tra le lacrime: "Mamma, dimmi qualcosa, qualsiasi cosa".

"Amore, i telefoni sono controllati, non possiamo parlare. La situazione è molto, molto grave. Hanno ucciso tantissima gente. Con mitragliatrici pesanti e armi militari.

La conversazione prosegue: "Mamma, per favore, non riattaccare". La madre risponde: "Non riattacco, ma non posso parlare. Se parlo, vengono e ci portano via. Ho 70 anni e non ho più forze. Volevo solo sentire la tua voce e dirti che siamo ancora vivi".

Secondo l'agenzia degli attivisti dei diritti umani iraniani Hrana, sarebbero 2.615 le persone che hanno perso la vita durante le proteste. Secondo i dati del rapporto che Hrana diffonde quotidianamente, tra le vittime ci sarebbero 2.435 manifestanti e 13 minorenni. Sono rimasti uccisi anche 153 membri delle forze di sicurezza e 14 civili che non facevano parte dei dimostranti.

Mentre Internet è bloccato nel Paese dall'8 gennaio, Hrana sottolinea che ci sono anche segnalazioni riguardo ad altri 882 morti ancora da verificare. I feriti gravi durante le manifestazioni sono oltre 2mila mentre gli arrestati sono in tutto 18.470 e sono state trasmesse dai media iraniani 105 confessioni forzate di persone messe in custodia.

Sui social si stanno moltiplicando gli appelli di iraniani all'estero che chiedono al mondo di non rimanere in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo. Anche la ragazza della telefonata chiede alla madre di raccontare: "Mamma, ascolta, è molto importante, dimmi cosa sta succedendo. Chiunque riesca riesca a collegarsi, deve dire qualcosa, così sapremo".

"Amore, c’è il coprifuoco, non possiamo uscire. Tutti i negozi sono chiusi, abbiamo paura. Ci sorvegliano e portano via chiunque. La situazione è molto grave. Prega perché Internet torni e arrivino le notizie. Quando hanno tagliato Internet, ho capito che volevano ucciderli tutti. Chiunque arrestassero, lo hanno giustiziato quella stessa notte", risponde la mamma.

"Mamma, per favore, non riattaccare", implora la ragazza. "Abbi cura di te. Se resto in linea per troppo tempo, vengono ad arrestarmi. Non ho più forze". "Va bene, mamma, ti voglio tanto bene".

"Anch’io ti voglio bene. – conclude la mamma – Non preoccuparti per noi, per il momento non usciremo di casa".

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