Iran, Khamenei ammette la strage manifestanti: “Migliaia di morti in modo disumano e brutale”

Per la prima volta dall’inizio delle proteste che hanno scosso l’Iran nelle ultime settimane, la guida suprema Ali Khamenei ha riconosciuto pubblicamente l’entità della strage di manifestanti nelle strade del Paese. In un discorso pronunciato oggi, il leader religioso ha ammesso che migliaia di persone sono state uccise durante la repressione delle rivolte, aggiungendo che alcune morti sono avvenute "in modo disumano e brutale".
Si tratta di una svolta significativa nella narrazione ufficiale di Teheran, che fino a oggi aveva ridimensionato l’impatto delle violenze, definendo le proteste come semplici “disordini” fomentati da potenze straniere. Le parole di Khamenei arrivano dopo settimane di accuse da parte di organizzazioni per i diritti umani, che parlano di una repressione sistematica e di un bilancio delle vittime ben più alto di quanto ammesso dalle autorità.

Secondo stime diffuse da gruppi di attivisti, la risposta delle forze di sicurezza ha causato migliaia di morti, ma il numero esatto resta ignoto. Il quasi totale blackout di internet imposto dal governo ha infatti ostacolato la raccolta di informazioni indipendenti, rendendo difficile verificare numeri e responsabilità. Le poche immagini circolate mostrano sparatorie durante le manifestazioni, mentre testimonianze raccolte localmente descrivono pattugliamenti continui e un clima di intimidazione.
Le proteste erano esplose a fine dicembre per il peggioramento delle condizioni economiche, ma in breve tempo si sono trasformate in una contestazione più ampia del sistema di potere, arrivando a colpire direttamente la figura della guida suprema. Un salto politico che ha inasprito la reazione dello Stato e contribuito a innalzare il livello dello scontro.
Nel suo intervento, Khamenei ha attribuito la responsabilità delle violenze agli Stati Uniti, accusandoli di alimentare l’instabilità interna. La Guida Suprema si è scagliata in particolare contro Trump, definendolo un "criminale" per il suo sostegno alle manifestazioni, e ha chiesto punizioni severe per i manifestanti, definiti "maggiordomi" e "soldati" di Israele e degli USA. "Per grazia di Dio, la nazione iraniana deve spezzare la schiena dei sediziosi, proprio come ha spezzato la schiena della sedizione", ha detto Khamenei.
Nonostante negli ultimi giorni le segnalazioni di nuovi scontri siano diminuite, l’assenza di comunicazioni affidabili rende impossibile parlare di un ritorno alla normalità. L’ammissione della guida suprema, per quanto tardiva e accompagnata da accuse esterne, segna comunque un passaggio inedito: il riconoscimento ufficiale di una repressione che ha lasciato un segno profondo nella società iraniana e che continua a pesare sul futuro del Paese.