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Il regista di No other land: “Mi hanno aggredito per dire ‘non ci importa del film, facciamo ciò che vogliamo”

In un’intervista a Fanpage.it, il regista di No Other Land, Hamdan Ballal, racconta l’aggressione che ha subito da un gruppo di coloni isrealiani in Cisgiordania.
A cura di Redazione
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Hamdan Ballal, uno dei registi di No Other Land, vincitore lo scorso anno del Premio Oscar, è stato brutalmente aggredito nella sua casa a Masafer Yatta, in Cisgiordania. Ad attaccarlo, nella sua proprietà privata, è stato un gruppo di coloni. E quando è intervenuto l'esercito non ha preso le sue difese, ma quelle degli aggressori. In un'intervista a Fanpage.it dice: "Sono venuti per dire: non ci importa. Anche se miliardi di persone vedono il vostro film, noi veniamo qui e facciamo quello che vogliamo". L'aggressione è avvenuta pochi giorni dopo che Israele ha annunciato una nuova norma che permette l'esproprio delle terre palestinesi di cui non è possibile certificare la proprietà.

Ci racconti l’aggressione che hai subito?

È stato un momento molto duro per tutta la mia famiglia. Ora stanno bene, ma sono stati molto male per quello che è successo. E non è la prima volta che arrestano un membro della mia famiglia.

Quello che succede qui è qualcosa di assurdo. Non si può spiegare quello che si prova in quei momenti. Speriamo che la situazione si calmi.

Nelle ultime due settimane, o nell’ultimo mese, i coloni sono venuti qui con le pecore, a volte molto vicino, proprio davanti a casa mia. Ogni volta devi chiamare la polizia, perché non puoi fare nulla contro di loro. Devi chiamare la polizia e aspettare che arrivi. Ma a volte arriva prima l’esercito.

Il 7 febbraio mio fratello ha chiamato la polizia perché i coloni stavano pascolando le pecore nel nostro campo, dove ci sono gli alberi. Quella è un’area che rientra in una decisione del tribunale. La sentenza del tribunale dice che ai coloni non è permesso stare lì. Ma l’esercito e la polizia non hanno fatto nulla. Anzi, hanno solo arrestato mio fratello.

Non capiamo perché lo abbiano arrestato e per quale motivo. Abbiamo chiamato noi la polizia perché i coloni erano entrati in un’area dove non era permesso stare. Ma non hanno fatto nulla contro idi loro, hanno arrestato mio fratello senza motivo. Solo perché il colono ha dato loro un ordine.

Lo hanno arrestato e lo hanno trattenuto nella base militare per due o tre ore, poi lo hanno lasciato in un posto che lui non conosceva esattamente. È stato fortunato a trovare una casa palestinese per chiedere aiuto e capire dove si trovasse. Poi ha chiamato un mio amico, che è andato a prenderlo.

Quando arrestano qualcuno, in quel momento tutti i membri della famiglia sono sconvolti. Quelli che vivono qui e quelli che vivono in America. Tutti sono venuti qui da me ad aspettare notizie, molto spaventati, pensando a tante cose. Cosa sta succedendo? Dov’è? Come sta?

Questo rende la nostra vita piena di paura. Succede almeno tre o quattro volte all’anno e rende la vita molto dura e molto difficile.

Se mi chiedi dei sentimenti, ti dico che non si può spiegare cosa si prova dentro. È come un miscuglio di emozioni: tristezza, paura… e tante domande. Cosa succederà? Cosa mi succederà? Ci sono tante domande nella mente e non trovi nessuna risposta. È qualcosa di assurdo.

Pensi che questa dinamica di intimidazione da parte dei coloni sia peggiorata rispetto a prima dell’uscita del film?

Ho parlato molto di questo nel film. Capisci perché sono venuti qui? Sono venuti per dire: non ci importa. Anche se miliardi di persone vedono il vostro film, noi veniamo qui e facciamo quello che vogliamo.

Non ci importa se state filmando o se condividete la vostra storia con il mondo. Non ci importa. A causa del silenzio del mondo, non c’è stata una vera reazione.

E dopo il 7 ottobre è cambiato qualcosa?

La ragione per cui la violenza dei coloni è aumentata sempre di più dopo il 7 ottobre è il silenzio del mondo e il silenzio del diritto internazionale. Hanno visto che non c’è nessuno che possa fermarli e che possono fare quello che vogliono, quindi continuano.

La violenza è diventata sempre più intensa e molto dura: a volte uccidono le pecore, a volte tagliano gli alberi. E uccidono anche esseri umani. Ci sono tanti palestinesi che vengono feriti quotidianamente.

La violenza dei coloni è peggiorata perché nessuno li ferma. È come se si fossero dati da soli un permesso per fare quello che vogliono. Questo è ciò che sta succedendo in Cisgiordania.

Mentre stiamo parlando ora, a Gaza c’è il cosiddetto piano di pace di Trump, ma da quando è iniziato il cessate il fuoco l’esercito israeliano ha ucciso 150 persone o anche di più.

Non penso che il governo israeliano rispetti questo cessate il fuoco. Spero che il popolo palestinese possa tornare a una vita normale, senza fame, senza paura e senza pericoli. Questa non è vita.

Io sono cresciuto in una tenda: so com’è la situazione in inverno. Capisco cosa stanno affrontando i palestinesi a Gaza ora che vivono nelle tende.

Quanto impegno serve per restare qui?

Io resterò qui, sulla mia terra. Ma in generale i palestinesi non si muoveranno mai dalla loro terra. C’è un legame molto forte tra loro e la terra, perché la loro vita è qui. Il loro cibo viene dalla terra. Le loro pecore si nutrono della terra. C’è una relazione profonda tra i palestinesi e la terra. Non è solo "questa è casa mia". È la loro vita. Moriranno, ma non lasceranno la terra.

Certo, non si può biasimare chi decide di andare via, perché stiamo affrontando pericoli e violenze reali insieme alle loro famiglie. Non puoi giudicarli, perché tutti pensano alla propria famiglia e hanno paura di perdere qualcuno.

I palestinesi non possono fidarsi che la loro vita sarà tranquilla o bella. Per questo molti palestinesi vanno fuori dalla Palestina. Ma questo non dovrebbe accadere, perché i palestinesi vivono qui, non possono vivere in un altro posto.

Se mi dessi una vera scelta, senza occupazione, con uno Stato palestinese, forse potrei scegliere la mia vita. Forse potrei scegliere di andare in Europa o negli Stati Uniti. Ma non puoi essere costretto a lasciare la tua casa. Non puoi essere minacciato: lascia tua madre o morirai. Questa non è una scelta.

Per questo i palestinesi non possono lasciare la terra in questo modo. Se devo andare via, deve essere una mia, una nostra decisione. Non perché qualcuno mi ordina di lasciare la mia casa o morire. E il diritto internazionale dovrebbe proteggere le persone innocenti.

Intervista a cura di L.P., volontaria in Cisgiordania

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