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Esplosioni a Caracas, il governo: “Aggressione militare degli USA”. Trump: “Catturati Maduro e la moglie”

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro dichiara lo stato di emergenza dopo i bombardamenti e le esplosioni segnalate a Caracas e in altre città, e denuncia il tentativo da parte degli Stati Uniti di “imporre una guerra coloniale”
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Le prime immagini delle esplosioni a Caracas, Venezuela
Le prime immagini delle esplosioni a Caracas, Venezuela

"Caracas è sotto bombardamento in questo momento. Allertate il mondo: il Venezuela è stato attaccato". Questo il messaggio condiviso su X dal presidente colombiano Gustavo Petro che per primo tra i leader internazionali ha denunciato le forti esplosioni segnalate alle 2 di notte (le 7 di mattina ora italiana) a Caracas.

Con un comunicato ufficiale, il governo venezuelano aveva chiesto "il dispiegamento del comando per la difesa integrale della nazione" e dichiarato lo stato di emergenza dopo la "gravissima aggressione militare da parte degli Stati Uniti su località civili e militari".

Intanto, dopo le indiscrezioni circa l'effettivo coinvolgimento degli Stati Uniti nell'attacco ai media statunitensi, arriva la conferma da parte di Donald Trump che sul social Truth conferma di aver condotto l'attacco, e di aver catturato il presidente Maduro: "Gli Stati Uniti d'America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. L'operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell'ordine statunitensi". Ulteriori aggiornamenti verranno dati in conferenza stampa alle ore 17 ora italiana, nel corso di un incontro a Mar-a-Lago.

Sempre Fox News riporta l'avviso diramato oggi, sabato 3 gennaio all'una, poco prima delle esplosioni, con cui la Federal Aviation Administration, l'ente responsabile dell'aviazione civile nel Paese, ha vietato a tutti gli aerei statunitensi di operare "a tutte le altitudini nello spazio aereo venezuelano".

Le prime notizie di un possibile raid aereo hanno iniziato a circolare quando i residenti di Caracas hanno avvertito forti rumori di esplosioni e una colonna di fumo visibile da gran parte della città. Diversi quartieri sono rimasti senza elettricità. Non è ancora chiaro quali siano gli obiettivi del bombardamento denunciato, ma si segnalano disordini alle basi militari di Fort Tiuna, a ovest, e la quella di La Carlota. Un testimone italiano conferma all'ANSA: "Il palazzo presidenziale di Miraflores, Fort Tiuna, il ministero della difesa, l'aeroporto della Carlota e il porto della Guaira sono sotto le bombe". Sarebbero state almeno 7 le esplosioni nella sola capitale.

"Stanno bombardando con missili", ha precisato Petro, per poi chiedere alla comunità internazionale di intervenire in favore del Venezuela: "La Colombia, ora membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, deve essere convocata immediatamente per stabilire la legalità internazionale dell'aggressione contro il Venezuela".

Su X è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani: "Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l'evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni costantemente informata. Unità di crisi della Farnesina operativa". Nel corso dell'edizione straordinaria del Tg2, il ministro ha sottolineato che "Finora non c'è stata alcuna chiamata di italiani che vivono in Venezuela. Per il momento la situazione per gli italiani è tranquilla".

A Skytg24, l'ambasciatore italiano in Venezuela spiega che "Sorvoli aerei a bassa quota sono stati avvertiti per circa un'ora in diverse zone, anche vicino all'ambasciata". Ora la situazione sembra tranquilla: "Non si sentono sirene e ambulanza, e l'interruzione dell'elettricità è limitata ad alcune aree". E sui rapporti con gli Usa aggiunge: "C'era un crescendo della tensione che indica che ci sarebbe potuta essere un'azione mirata contro i siti militari. Quindi eravamo pronti". E sull'eventuale evacuazione degli italiani dal paese è perentorio: "Non creiamo allarmismi".

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