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Conflitto Israelo-Palestinese

Il premier israeliano Netanyahu nel discorso alla Nazione: “Pronti per l’invasione di terra a Gaza”

Il discorso alla Nazione del premier israeliano Benyamin Netanyahu: “Ci stiamo preparando per l’invasione di terra a Gaza, ma non posso dire quando. Tutti dovranno dare spiegazioni per quell’attacco, a cominciare da me”.
A cura di Ida Artiaco
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"Israele si sta preparando per l'invasione di terra a Gaza ma non è possibile dare altri dettagli al momento". Comincia così il discorso alla Nazione tenuto dal premier Benyamin Netanyahu questa sera.

Netanyahu ha dunque confermato le voci sull'imminente offensiva via terra, ma non ha dato ancora un data di quando ciò avverrà. "Ci sono considerazioni che non sono note al grande pubblico. La data dell'ingresso nella Striscia sarà decisa dal Gabinetto di guerra". Tuttavia ha ribadito che gli obiettivi dell'operazioni "sono due: eliminare Hamas e liberare gli ostaggi. Tutti quelli che hanno partecipato all'attacco del 7 ottobre sono passabili di morte".

Il premier israeliano ha poi continuato il suo discorso affermando che "il 7 ottobre è stato un giorno nero. Chiariremo tutto quello che è successo. Tutti dovranno dare spiegazioni per quell'attacco, a cominciare da me. Ma – ha continuato – solo dopo la guerra. Il mio compito ora è quello di guidare il Paese in guerra fino alla vittoria". Ha anche aggiunto che "i bombardamenti sono appena iniziati, il destino di Hamas è segnato".

Il primo ministro ha quindi affermato: "Faremo pagare il prezzo pieno ad Hamas-Daesh" nell'invasione di terra, invitando nuovamente i civili a dirigersi verso il sud di Gaza.

Nelle scorse ore il New York Times aveva lanciato una indiscrezione secondo la quale sarebbero stati gli Usa a chiedere a Tel Aviv di ritardare l'operazione, in modo da guadagnare più tempo per i negoziati sul rilascio degli ostaggi (in totale nelle mani di Hamas ce ne sono oltre 200) e consegnare ulteriori aiuti umanitari alla popolazione della Striscia. Ma subito dopo era arrivata la precisazione del portavoce dell'esercito Daniel Hagari: "Una cosa va tenuta a mente: la guerra avviene sul nostro confine e non a migliaia di miglia da qua. Dopo la guerra saremo noi a dover vivere lungo un confine da cui non ci sarà più una minaccia come quella del 7 ottobre. Dunque questa è una decisione che noi dobbiamo prendere da soli". E così è stato.

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