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Il Messico dopo la morte di El Mencho: chi comanda i cartelli tra rischio guerra e Mondiali 2026

Nel febbraio 2026 la morte di Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come El Mencho, segna un punto di svolta nella guerra ai cartelli messicani. Nello Stato di Jalisco in Messico, dove è attivo il suo cartello della droga, scoppia il caos. Tutto questo accade mentre il Paese si prepara a ospitare i Mondiali di calcio del 2026.
A cura di Giorgia Venturini
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Ancora pochi mesi poi il Messico, Canada e Stati Uniti ospiteranno i Mondiali di calcio, che inizieranno ufficialmente l'11 giugno con la partita inaugurale giocata allo Stadio Azteca di Città del Messico. Nell'elenco degli stadi che ospiteranno le partite c'è anche quello di Guadalajara, ovvero la capitale dello stato messicano di Jalisco. Non uno Stato qualsiasi: lo scorso 22 febbraio è stato catturato e ucciso Nemesio Oseguera Cervantes, conosciuto come El Mencho, ovvero il leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Per anni è stato uno degli uomini più ricercati al mondo perché tra i narcotrafficanti più potenti in America Latina.

Nelle ore successive alla sua morte si è scatenata un’ondata di violenza in tutto il Paese: strade bloccate, veicoli incendiati, attacchi contro le forze di sicurezza. I fedelissimi di El Mencho hanno usato la tattica dei cosiddetti “narco-bloqueos”: azioni coordinate per paralizzare intere città, seminare caos e dimostrare che, anche senza il suo leader, il cartello è ancora operativo. E Guadalajara, la seconda città più grande del Messico, è stata al centro del caos. E proprio qui si terranno i mondiali di calcio. Ma per spiegare meglio quello che sta succedendo, partiamo dalle fondamenta: che cos'è un cartello della droga?

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Che cos'è un cartello della droga in Messico

Lo ha spiegato Thomas Aureliani, professore di geopolitica e criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, che da anni studia questi fenomeni e il contesto messicano: "Cartello è una parola utilizzata soprattutto da agenzie di contrasto alla droga per definire dei gruppi che si occupano, richiamando un termine economico, del traffico di sostanze stupefacenti. Il termine non è precisissimo, perché di solito i cartelli si mettono d’accordo su i prezzi di una materia prima. In Messico è un po’ diversa la questione. I cartelli si contendono anche in maniera violenta i mercati, in questo caso i mercati della droga".

Quindi quando parliamo di cartelli non ci riferiamo a semplici bande, ma a organizzazioni criminali strutturate, con una gerarchia interna, controllo del territorio e una rete internazionale. Solo dal traffico di cocaina, eroina e metanfetamine verso gli Stati Uniti, i cartelli messicani generano circa 12,1 miliardi di dollari all’anno. E il fentanyl, la droga che sta causando una strage negli Usa, si stima che generi profitti tra i 700 milioni e il miliardo di dollari all’anno.

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Per capire davvero il potere dei cartelli bisogna andare oltre il concetto di semplici “signori della droga”. In molte regioni del Messico funzionano come un vero e proprio Stato parallelo. Secondo uno studio pubblicato su Science, i cartelli messicani contano circa 175.000 membri attivi. Oltre che dalla droga, i cartelli si finanziano attraverso il cosiddetto "cobro de piso", ovvero una "tassa" a commercianti, imprenditori o venditori ambulanti in cambio di "protezione". E il potere dei cartelli si insinua anche nelle istituzioni locali, dove la corruzione è spesso strutturale. Proprio di recente il sindaco di Tequila, Diego Rivera Navarro, nello Stato di Jalisco, è stato incriminato per estorsione e per aver collaborato con il Cartello di Jalisco Nuova Generazione. Secondo l’accusa, avrebbe versato al cartello circa 40 milioni di pesos all’anno – poco più di 2 milioni di euro. In cambio, il CJNG avrebbe sostenuto la sua carriera politica e beneficiato delle sue decisioni. Episodi come questo mostrano quanto il confine tra potere criminale e potere istituzionale sia davvero sottile. 

E il potere dei cartelli è ben visibile: "Non hanno paura – precisa Aureliani – di rendersi dei poteri visibili alla cittadinanza.Tanto che vanno in giro con macchine con il proprio simbolo sulla portiera, con la sigla del proprio gruppo criminale ben visibile. Sono poteri, in alcune regioni, molto visibili, perché sono diventati gruppi paramilitari. Non sono più soltanto cartelli di narcotrafficanti, ma gruppi paramilitari che governano territori. E tengono molto al fatto che la gente sappia che governano quei territori".

Il rischio di opporsi al cartello della droga

Secondo Reporter Senza Frontiere, il Messico è uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti: provare a raccontare i crimini dei cartelli può costare la vita. I numeri ufficiali parlano di oltre 130.000 desaparecidos, persone scomparse di cui non si sa più nulla. Molti si concentrano nella regione di Jalisco. Qui, pochi mesi fa, sono stati ritrovati centinaia di sacchi contenenti resti umani a pochi passi dallo stadio Akron di Zapopan, nello Stato di Jalisco, uno degli impianti che ospiteranno i Mondiali del 2026.

Il professore Aureliani precisa: "Oggi in Messico esistono oltre cento associazioni e comitati collettivi che si occupano di cercare le persone scomparse. Perché sostanzialmente lo Stato e le istituzioni che dovrebbero farlo non riescono a dare giustizia e verità ai familiari. Perché il sistema di giustizia è bloccato e in parte anche corrotto. Quindi si fa molta fatica, intanto, a imbastire delle ricerche che portino al ritrovamento delle persone scomparse. E dall’altra parte non si riesce a dare giustizia ai familiari. Tanto che in Messico c’è un livello di impunità quasi del 98%".

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Chi era El Mencho e come è nato il CJNG

Per molti anni il volto più rappresentativo di questa guerra è stato quello di Joaquín Guzmán Loera, meglio noto come "El Chapo", uno degli uomini più potenti del traffico globale di droga. Chi è El Chapo? "È a capo del cartello di Sinaloa, una fazione del grande cartello di Guadalajara che alla fine degli anni '80 si frazionò in tre grandi cartelli: Sinaloa, Tijuana (gestito dai fratelli Felix) e Juárez. Quindi da un grande cartello se ne fanno tre, sino all’arrivo dei Los zetas che si uniranno al cartello del Golfo", precisa Thomas Aureliani.

La sua storia criminale è diventata quasi leggendaria. Viene arrestato per la prima volta nel 1993, riesce a evadere dal carcere nel 2001, viene catturato di nuovo nel 2014, fugge ancora nel 2015 attraverso un tunnel scavato sotto la sua cella e infine, nel 2016, viene arrestato definitivamente. Oggi è detenuto negli Stati Uniti, dove sta scontando l’ergastolo dopo essere stato estradato dal Messico e condannato nel 2019 da un tribunale federale di New York. La scelta di processarlo negli USA riflette anche la scarsa fiducia nel sistema carcerario messicano. Le ripetute catture di El Chapo rompono gli equilibri tra i grandi cartelli di quel periodo, accelerando una fase di frammentazione del narcotraffico messicano e creando spazio per l’ascesa di nuove organizzazioni.

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È in questo contesto che tra il 2009 e il 2010 emerge la figura di El Mencho: "El Mencho nasce in Michoacán, nello Stato di Jalisco, oggi epicentro di questi disordini. Iniziò come coltivatore, espatriò negli Stati Uniti e al ritorno in Messico entrò, sembrerà strano, nella polizia. Questa è una carriera che perseguono in diversi, prima entri nelle forze dell’ordine, poi passi dalla parte dei poteri criminali. Si avvicina molto al Cartello di Sinaloa negli anni ‘90, a una famiglia in particolare, la famiglia Valencia, che collabora col Cartello di Sinaloa nelle regioni centrali del Messico”.

All’inizio della sua ascesa nel mondo del narcotraffico, El Mencho guida un gruppo chiamato “Los Matas Zetas”, letteralmente “gli ammazza-Zetas”. È una milizia armata che combatte al fianco del Cartello di Sinaloa nella guerra contro i Los Zetas, una delle organizzazioni criminali più violente del Messico. Il professore aggiunge: "I Los Zetas erano il braccio armato del Cartello del Golfo, uno dei cartelli storici in Messico, che domina la rotta del Golfo, dal Sud del Messico verso gli USA. Il Cartello del Golfo assoldò ex soldati come gruppo pretoriano che difende il capo del cartello. Dopo qualche anno gli Zetas decisero di rendersi indipendenti inaugurando un modello criminale poi ripreso da Jalisco: una federazione di gruppi criminali che il Cartello coopta al proprio interno così che lo stesso gruppo criminale possa controllare sia diversi territori, sia diverse attività". Il vuoto di potere lasciato da El Chapo viene colmato da Oseguera e dal suo Cartello di Jalisco Nuova Generazione.

Perché El Mencho è stato ucciso: il Fentanyl e il suolo degli Usa

El Mencho era l’uomo simbolo del Fentanyl, ovvero la nuova droga che rappresenta oggi uno dei motori economici più potenti dei cartelli moderni: "Viene prodotto attraverso precursori chimici che arrivano dall’Asia, dalla Cina soprattutto. La grande differenza rispetto alla cocaina (che arriva dal Sudamerica, dalla Colombia) e da altri tipi di sostanze come l’eroina o la marijuana, che hanno bisogno di un controllo del territorio ferreo, i laboratori di fentanyl possono essere costruiti in qualsiasi tipo di territorio. Negli anni i cartelli messicani sono riusciti a costruire la propria potenza attraverso il controllo di zone dedicate alla coltivazione di oppio e marijuana. Il fentanyl non presuppone quel tipo di controllo, può essere prodotto ovunque".

Il Fentanyl costa molto meno da produrre rispetto alle droghe tradizionali, è più facile da trasportare e soprattutto è infinitamente più potente. Se la cocaina è associata all’euforia e allo “sballo”, il fentanyl produce l’effetto opposto: deprime il sistema nervoso centrale, rallenta la respirazione, fino all’annullamento totale. È a tutti gli effetti un tipo di dipendenza completamente nuovo, e che sta causando effetti devastanti.

Negli Stati Uniti, nel 2023, circa 72.776 persone sono morte per overdose da Fentanyl, quasi il 69% di tutte le morti per overdose da droghe registrate quell’anno. Una crisi sanitaria enorme che ha trasformato il Fentanyl in una questione non solo criminale, ma geopolitica. Ed è anche una delle chiavi per capire perché El Mencho è stato ucciso proprio ora.

La pressione politica degli Stati Uniti sul Messico è infatti cresciuta tantissimo negli ultimi anni. Nel 2025 Donald Trump ha designato diversi cartelli messicani come organizzazioni terroristiche, aprendo una nuova fase nella guerra al narcotraffico. Una decisione che ha aumentato la pressione su Città del Messico, spingendo Washington a chiedere risultati concreti nella lotta ai cartelli.

Il professore Aureliani: "Il tema con gli USA è molto complesso. Il consumo di droga arriva prevalentemente dagli Stati Uniti, che trainano il mercato delle sostanze stupefacenti. E poi la questione delle armi. Si parla di circa 70-80% delle armi che vengono ritrovate o smerciate in Messico sono di provenienza degli Stati Uniti. È un fattore che va a complicare ancora di più le relazioni tra USA e Messico".

In questo contesto si inserisce l’operazione Tapalpa. Eliminando il boss più ricercato del Paese, il governo messicano ha cercato di dimostrare di poter ancora controllare il proprio territorio e riaffermare la sua sovranità. Tuttavia, diversi analisti sottolineano come l’operazione difficilmente avrebbe avuto successo senza il supporto tecnologico degli Stati Uniti – dall’intelligence alla sorveglianza aerea – segno di quanto la guerra ai cartelli sia ormai una questione condivisa tra Washington e Città del Messico.

Mondiali di calcio in Messico, nello Stato del cartello di El Mencho

E tutto questo accade mentre il Messico si prepara a ospitare tra pochi mesi uno degli eventi più seguiti al mondo: i Mondiali di calcio. Ma sotto questa immagine di festa globale si muove una realtà più complessa: quella di un Paese ancora attraversato da una guerra sotterranea tra Stato e cartelli. Il paradosso è evidente. Le stesse città che tra pochi mesi dovranno rappresentare il volto moderno del Messico sono spesso i territori in cui si combatte una delle guerre criminali più violente del mondo.

Aureliani concluse: "I disordini che abbiamo visto nei primi giorni [dopo la morte di El Mencho] in realtà non ci sono più. Il problema vero sarà capire come la morte di El Mencho si riverberà sul gruppo in sé, per la successione e il controllo dei traffici. In vista del Mondiale, anche se i vertici della FIFA e la stessa presidente messicana dicono che non ci saranno problemi, che è tutto sicuro ma staremo a vedere. Un’opzione potrebbe essere arrivare a degli accordi informali che facciano calare il livello di violenza almeno nei prossimi mesi".

Lei consiglierebbe ai tifosi di andare a Jalisco a vedere i Mondiali di calcio? "Io sono un frequentatore del Messico, nel senso che per motivi di ricerca ci vado spesso, soprattutto per lavoro. C’è da dire anche una cosa rispetto a quello che è accaduto negli ultimi giorni. Questi episodi vengono molto spettacolarizzati dai media. Anche dai media messicani, e in alcuni casi questa spettacolarizzazione è incentivata dagli stessi gruppi criminali. Un po’ anche per seminare il terrore tra la cittadinanza. È chiaro però che probabilmente in questo periodo non consiglierei a un tifoso di andare a Jalisco, perché la situazione dal punto di vista della sicurezza è molto indefinita”.

A cura di Luca Tesone e Giorgia Venturini 

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