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Conflitto in Ucraina
5 Aprile 2022
09:23

Il massacro di Bucha è identico a quello compiuto dall’esercito russo ad Aldi 22 anni fa in Cecenia

Ottantadue morti, corpi bruciati, civili giustiziati in strada e nei cortili, molti con le mani legati. Ad Aldi – sobborgo di Grozny – nel 2000 una strage compiuta dall’esercito russo che sembra essere avvenuta con le stesse modalità di Bucha.
A cura di Valerio Renzi
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Conflitto in Ucraina

È il 5 febbraio del 2000 e la seconda guerra cecena va avanti da circa sei mesi. Vladimir Putin è appena arrivato all'apice del potere e quel conflitto in Asia centrale attrae poco le telecamere dei media internazionali, con l'11 settembre poi l'Occidente nei fatti benedirà l'offensiva russa come parte della war on terror. Sono passati ventidue anni ma il racconto di quello che accade a Novye Aldi, un sobborgo della capitale cecena Grozny rimanda in maniera sinistra alle immagini che arrivano da Bucha.

Qui oltre cento soldati russi hanno ucciso casa per casa i civili, violentato almeno sei donne, dato alle fiamme diverse abitazioni e depredato i beni dei cittadini. Ad alcuni dei corpi non è stato possibile dare un nome: i soldati li hanno dati alle fiamme. I crimini sono stati documentati da Human Right Watch e il bilancio delle vittime è di ottantadue persone. La Corte europea dei diritti umani ha riconosciuti i fatti in due differenti sentenze tra il 2006 e il 2007.

Ecco il racconto di uno dei sopravvissuti: "Abbiamo sentito che tutti avrebbero dovuto farsi trovare nei cortili o in strada con i loro passaporti, ecco perché siamo usciti tutti e ci aspettavamo che i soldati arrivassero da un momento all'altro. Poi… abbiamo iniziato a sentire degli spari dall'altra parte della città… Quando i soldati stavano passando per via Voronezhskaia, hanno ucciso tutti sul loro cammino".

La descrizione del massacro dentro un appartamento, uomini con le mani legate e corpi bruciati in cantina: "Al quinto… Sono entrato a casa di mio genero. Ho visto i corpi di mio genero e del suo amico, Musa, sdraiati sotto il tendone. Le mani di mio genero erano legate con del filo metallico, gli avevano sparato alla testa, gli avevano sparato dritto in faccia, negli occhi. Un giovane ha scattato fotografie. Musa aveva le stesse ferite, la sua testa era fracassata. C'era una donna russa… con loro in cantina… soldati l'hanno uccisa e hanno bruciato il suo corpo in cantina. C'era un cattivo odore proveniente dalla cantina. Prima le hanno sparato e poi è stata bruciata… Le loro teste sono state fracassate: avevano più ferite da proiettile alla testa". Le vittime di cui parla la testimone sono Khampash Yakhiaev, Musa Yakhiaev, and Elena Kuznetsova.

L'impressione che si ricava in queste ore, è che molto dell'orrore della guerra e dei crimini commessi in questa guerra debba ancora essere raccontato. Quello che possiamo dire con certezza è che la lunga guerra in Cecenia – come raccontato da Anna Politkovskaja in un libro tornato in queste settimane in classifica in Italia – è stata la palestra dove l'esercito russo è cresciuto in questi anni, tra rappresaglie e città rase al suolo, e dove il nuovo sentimento nazionalista russo è stato costruito. La strage di Aldi sta lì anche a raccontare a tutti gli scettici e i diffusori (consapevoli o meno) della propaganda russa, che è già successo. E non in un'altra epoca storica, ma l'altro ieri e da quello stesso esercito d'occupazione che ieri era alle porte di Grozny e oggi è arrivato alle porte di Kiev. E questo è un altro fatto.

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