Il Consiglio europeo non prende posizione su Israele: quali Paesi chiedono sanzioni e quali sono contrari

Il Consiglio europeo si è spaccato attorno all'ipotesi di sanzioni contro Israele. I capi di Stato e di governo dell'Ue hanno rinviato al prossimo summit, che si terrà a luglio, la discussione sulla procedura di revisione dell'accordo di associazione con Tel Aviv, rinunciando nei fatti a prendere una posizione di concreta condanna della situazione a Gaza.
Nelle sue conclusioni il Consiglio Ue ha adottato parole dure sulla "catastrofica situazione umanitaria" nella Striscia di Gaza, sul "numero inaccettabile di vittime civili" e sul blocco degli aiuti deciso dal governo Netanyahu, che i leader chiedono di rimuovere completamente. Tuttavia, i Ventisette si sono divisi sull'interruzione degli accordi di cooperazione tra Ue e Israele, dopo la richiesta avanzata dal premier spagnolo Pedro Sanchez. "È più che evidente che Israele stia violando l'articolo due" dell'accordo di associazione con l'Ue e quindi "ciò che sosterrò oggi nel Consiglio Europeo è che l'Europa deve sospenderlo immediatamente", ha annunciato nella giornata di ieri, parlando di "una situazione catastrofica di genocidio in corso a Gaza".
L'articolo a cui fa riferimento il premier spagnolo recita che "le relazioni tra le Parti, così come tutte le disposizioni dell'Accordo stesso, si basano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale del presente Accordo". Quest'ultimo è stato siglato tra Ue e Israele nel 1995 allo scopo di promuovere il dialogo politico e le relazioni commerciali tra le due parti.
Sanchez ha posto l'accento sull'incoerenza di Bruxelles, che non ha esitato a sanzionare Mosca per il conflitto in Ucraina, mentre su Israele vacilla. "Non ha senso che abbiamo 18 pacchetti di sanzioni contro la Russia per la sua aggressione contro l'Ucraina e l'Europa, con i suoi due pesi e due misure, non è nemmeno in grado di sospendere un accordo di associazione, quando l'articolo due sul rispetto dei diritti umani è stato palesemente violato da Israele in questo caso", ha dichiarato.
La richiesta della Spagna ha innescato la reazione dell'ambasciata di Israele a Madrid, che ha accusato il governo spagnolo di aver intrapreso "una crociata anti-israeliana" , arrivando a chiedere la sospensione degli accordi europei e l'imposizione di un embargo sulle armi. Una posizione definita "profondamente deplorevole" e "moralmente indifendibile" nella nota diffusa dall'ambasciata.
Quali Paesi sono a favore della sospensione degli accordi e quali no
Tra i Paesi che si sono accodati alla Spagna, c'è l'Irlanda, dove il premier Micheal Martin ha giudicato "incomprensibile che l'Europa non sembri essere in grado di fare pressione su Israele e di fare leva per fermare questa guerra a Gaza", e la Slovenia, con il primo ministro Robert Golob che ha addirittura minacciato azioni individuali: "A meno che l'Unione europea non faccia qualcosa di concreto oggi o nel giro di due settimane, ogni Stato membro, compresa la Slovenia e alcuni Paesi che la pensano come noi, dovrà fare i prossimi passi da solo, e siamo pronti a farlo". Tra i favorevoli anche Belgio, Norvegia, Olanda e Portogallo.
Contrarie invece, la Germania, appoggiata da Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Lituania, Croazia e Bulgaria. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz pur condividendo la preoccupazione per la situazione umanitaria nella Striscia, vorrebbe evitare di inasprire i rapporti con Israele. Anche la premier Meloni ha definito un "errore" la sospensione degli accordi, richiamando gli omologhi alla cautela.
Nel documento firmato dal Consiglio Ue, i Ventisette hanno fatto appello a Israele "affinché revochi completamente il blocco su Gaza, consenta un accesso immediato e senza ostacoli e una distribuzione continuata di assistenza umanitaria su vasta scala all'interno di Gaza" e in tutto il suo territorio, e "consenta alle Nazioni Unite e alle sue agenzie, nonché alle organizzazioni umanitarie, di operare in modo indipendente e imparziale per salvare vite umane e ridurre le sofferenze". Israele, viene sottolineato, "deve rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario". Ma per ora, in assenza dell'unanimità richiesta perché la sospensione passi, l'ipotesi sanzioni resta accantonata.