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I fratelli immobiliaristi star dei vip diventati stupratori seriali: “Attiravano donne a eventi e le drogavano”

I 3 fratelli Alexander,  Oren, Tal e Alon, sono stati condannati in Usa e dichiarati colpevoli per abusi sessuali andati avanti per anni contro numerose donne. “Hanno usato sempre lo stesso copione per adescare, isolare e violentare le loro vittime con un perverso senso di orgoglio” ha dichiarato il pubblico ministero.
A cura di Antonio Palma
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Oren, Tal e Alon Alexander
Oren, Tal e Alon Alexander

Erano considerati tra i più importanti agenti immobiliari statunitensi, vere e proprie star del settore del real estate di lusso con clienti vip multimilionari ma dietro quella facciata fatta di fama e successo si nascondeva un’altra faccia oscura fatta di festini in cui attiravano donne per drogarle e stuprarle. Con queste accuse i 3 fratelli Alexander, Oren, Tal e Alon, sono stati condannati in Usa e dichiarati colpevoli dalla Corte Distrettuale Federale di Manhattan di tutte le accuse a loro carico e ora rischiano tutti e tre l'ergastolo.

Oren e Tal sono i fondatori di una società immobiliare con uffici a Miami e New York e con all’attivo vendite record come un attico di Manhattan a 234 milioni di dollari e ville multimilionarie a Miami Beach acquistate da miliardari e celebrità. Alon, il gemello di Oren, lavorava invece nella finanziaria privata della famiglia. Secondo l’accusa, però, per anni avrebbero sfruttato proprio quel loro successo e i loro contatti di alto profilo nel mondo dell'immobiliare per abusare di donne.

I tre fratelli si sono sempre dichiarati innocenti ma, secondo i giudici ,erano in realtà protagonisti di un sistema subdolo andato avanti per anni in cui con "inganno, frode e coercizione" convincevano donne a partecipare a eventi e feste dove però venivano drogate e violentate. Come hanno raccontato unanimemente 11 vittime chiamate a testimoniare in Tribunale, per attirare le donne promettevano loro viaggi e soggiorni di lusso trascinandole invece in una trappola.

"Hanno usato sempre lo stesso copione per adescare, isolare e violentare le loro vittime e non solo hanno commesso questi crimini senza rimorso, ma lo hanno fatto con insensibilità, con un perverso senso di orgoglio", ha dichiarato il pubblico ministero nell’arringa finale. "Questo verdetto non può annullare gli effetti degli abusi atroci subiti dalle numerose vittime degli Alexander, ma invia un messaggio: i newyorkesi vogliono porre fine al traffico sessuale in tutte le nostre comunità", ha affermato invece il procuratore.

Le prime accuse contro i tre fratelli sono emerse due anni fa con prove sempre più schiaccianti che li hanno portati in cella nel dicembre del 2024 senza cauzione nonostante la famiglia avesse offerto fino a 40 milioni di dollari. A incastrali anche alcuni video tra cui uno mostrato alla giuria in cui si vede Oren che violentava una ragazza diciassettenne svenuta a letto dopo una festa nel 2009.

Quando il processo si è aperto a gennaio, i fratelli erano accusati di 12 capi d'imputazione ma durante il dibattimento i pubblici ministeri hanno ritirato due capi d'imputazione, comunicando al giudice che una vittima si era spaventata a tal punto dalle tattiche della difesa da rifiutarsi di testimoniare. Alla fine, gli imputati hanno dovuto affrontare 10 capi d'imputazione e sono stati dichiarati colpevoli per ognuno di essi.

Gli avvocati della difesa infatti hanno sostenuto che i fratelli erano playboy e donnaioli, ma non criminali. Hanno descritto le vittime come donne motivate da vergogna, rimorso o avidità. I legali dei tre hanno riconosciuto che i fratelli avevano discusso di sesso tra loro in termini volgari e si erano comportati in modi che avevano irritato le donne con cui avevano avuto relazioni ma hanno sostenuto che gli incontri sessuali in questione erano consensuali e i comportamenti delle accusatrici erano spesso causati dal consumo volontario di alcol e stupefacenti. "Crediamo nell'innocenza dei nostri clienti" hanno assicuralo dopo il verdetto di condanna lasciando intendere che hanno intenzione di presentare ricorso.

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