“Ho urlato a tutti di uscire, poi volevo rientrare nel bar”: Jessica Moretti ai pm sulla strage di Crans Montana

"Quando è scoppiato l'incendio non eravamo al completo. Poco prima avevo detto di portare più gente per creare un'atmosfera più festosa". Inizia a raccontare così nel suo interrogatorio a inquirenti e investigatori cosa accadde la sera della tragedia nel suo locale a Crans Montana Jessica Moretti, che insieme al marito sono i gestori del bar La Costellation e ora sono indagati per incendio e omicidio colposo. Nella strage di capodanno morirono 40 ragazzi e oltre 100 rimasero feriti. Durante l'interrogatorio ha detto che le bottiglie venivano servite sempre con un piccolo fuoco d’artificio. Sono state quelle, oltre al soffitto basso super infiammabile, a essere la causa dell'incendio. Ma cosa accadde dal suo punto di vista quella sera? Ecco cosa dice Jessica Moretti davanti ai pm. Fanpage.it ha visionato le carte dell'interrogatorio.
"Se dovessi stimare il numero di persone nel seminterrato, direi un centinaio, forse anche meno. Al piano terra c'erano pochissime persone, motivo per cui ho chiesto al mio cameriere di accompagnarci al piano di sotto. Per quanto riguarda l'atmosfera, a parte gli italiani che erano piuttosto chiassosi (in senso festoso), era abbastanza tranquilla. Tuttavia, verso l'1:15 del mattino, quando il DJ ha iniziato a suonare, l'atmosfera ha iniziato a scaldarsi e la gente ha iniziato a ballare". La donna spiega che hanno continuato a versare alcol e a portare bottiglie di champagne. Poi la tragedia.
"Improvvisamente, ho percepito un movimento tra la folla". Quando ha capito cosa stava accadendo "ho urlato subito: "Tutti fuori!" e ho pensato subito di chiamare i vigili del fuoco. Sono uscita dal locale dall'ingresso principale, prendendo le scale, per dire alla guardia giurata di far uscire tutti. Una volta fuori, ho chiamato il 118. Erano le 01:28. La scala che porta fuori dal bar è larga, direi circa 3 metri in fondo, poi si restringe un po‘".
"Dopo aver chiamato i vigili del fuoco, volevo rientrare nel bar. Non mi ero resa conto che la situazione fosse così grave, ed è stato allora che ho capito che non potevo rientrare. Soprattutto a causa della folla. Vedevo l'incendio crescere dall'esterno. Nella mia mente la priorità era chiamare i vigili del fuoco. Rendendomi conto della gravità della situazione, ho cercato i membri del mio staff, speravo mi avessero seguito quando ho dato l'allarme. Così sono rimasta fuori ad aspettare mio marito, che ho avvisato subito dopo aver chiamato i vigili del fuoco".
La donna ha raccontato di aver chiamato il marito Jacques e di essere andata nel panico più totale. Sul posto in poco tempo è arrivato anche l'uomo, "ho visto anche sul suo viso il panico". I minuti successivi sono stati la corsa dei soccorsi per salvare più vite possibili: "Ho cercato di essere d'aiuto, ma i soccorsi mi hanno chiesto di allontanarmi per il loro intervento. Quando Jacques è arrivato, gli ho parlato della nostra vicina, che è disabile e vive al piano di sopra". Il resto "è stata una scena orribile".
"Indossavo un vestito. Ho iniziato a tremare. Mio marito mi ha detto di tornare a casa con la sua macchina. Devo dire che abbiamo due bambini, uno di quattro anni e mezzo e l'altro di dieci mesi. Con loro c'era una babysitter. Così ho accettato di tornare a casa con la macchina di Jacques. Quando sono tornata a casa, ero nel panico, stordita, il mio corpo stava cedendo. Non sono uscita di nuovo fino al tramonto".