Guerra Ucraina, di cosa parleranno oggi Zelensky e Trump in Florida: l’incontro alle 19 italiane

L’incontro di oggi tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump, in programma alle 19 ora italiana a Mar-a-Lago, in Florida, segna un passaggio cruciale nel tentativo di rimettere in moto un negoziato per la fine della guerra in Ucraina. La Casa Bianca ha confermato il faccia a faccia, che arriva al termine di una breve missione internazionale del presidente ucraino e in un momento di forte pressione militare e diplomatica su Kiev.
Zelensky è arrivato nelle scorse ore a Halifax, in Canada, dove ha incontrato il primo ministro Mark Carney. Dopo il colloquio, il presidente ucraino ha partecipato a una videochiamata con i leader europei riuniti nel cosiddetto “formato di Berlino”, alla quale ha preso parte anche lo stesso Carney. La tappa canadese precede il viaggio negli Stati Uniti e ha avuto l’obiettivo di coordinare le posizioni occidentali alla vigilia dell’appuntamento con Trump.
A Mar-a-Lago, sul tavolo del confronto ci sarà un piano statunitense in 20 punti, ancora in fase provvisoria, che dovrebbe costituire la base di un eventuale dialogo anche con Vladimir Putin. La fragilità del dossier è stata implicitamente confermata dallo stesso Trump, che venerdì ha dichiarato a Politico: “Senza la mia approvazione, Zelensky non ha nulla”. Da parte ucraina, il presidente ha fatto sapere che le bozze relative a un possibile quadro di pace e alle garanzie di sicurezza sono in una fase avanzata, ma restano nodi irrisolti.
Il confronto, durante il quale saranno sentiti telefonicamente anche i leader europei, si concentrerà soprattutto sulle questioni territoriali, a partire dal Donbass e dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Le concessioni territoriali rappresentano l’ostacolo più delicato del negoziato. Secondo le indiscrezioni, la proposta statunitense prevedrebbe il ritiro completo delle forze ucraine dal Donbass, ipotesi che Zelensky cercherà di rinegoziare. Kiev punta a un congelamento dei combattimenti lungo le attuali linee del fronte, mentre Mosca rivendica il pieno controllo dell’area, pur occupando circa il 70% dell’oblast di Donetsk.
Washington avrebbe messo sul piatto un compromesso che includerebbe l’istituzione di una zona economica speciale nel caso in cui l’Ucraina rinunciasse formalmente al territorio. Zelensky ha ribadito che qualsiasi decisione di questo tipo dovrebbe essere approvata dal popolo ucraino, anche attraverso un referendum. Dal Cremlino, per ora, nessuna apertura pubblica: il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che Mosca non intende commentare i documenti statunitensi, sostenendo che le dichiarazioni pubbliche rischiano di danneggiare i negoziati.
Sul terreno, intanto, la Russia continua a intensificare la pressione militare. Vladimir Putin, apparso in mimetica durante una visita a un centro di comando, ha rivendicato nuovi successi delle truppe russe, citando la presa di Hulyaypole nella regione di Zaporizhzhia e avanzate in diverse località del Donetsk, tra cui Dimitrov, Rodinskoe e Myrnograd. Rivendicazioni che lo Stato maggiore ucraino ha smentito, ma che non appaiono casuali alla vigilia dell’incontro Trump-Zelensky.
Putin ha accusato Kiev di non voler perseguire una soluzione pacifica e ha ribadito che, in assenza di un accordo, la Russia porterà a termine l’“operazione militare speciale” con la forza delle armi. “Se le autorità di Kiev non desiderano risolvere la questione in modo pacifico, risolveremo tutti i compiti davanti a noi sul campo”, ha dichiarato, prospettando un esito della guerra determinato dalle operazioni militari.
Nelle ultime ore si sono registrati nuovi attacchi russi contro obiettivi civili. A Odessa, un raid con droni ha provocato esplosioni in varie zone della città, mentre l’aeronautica ucraina segnalava la presenza di velivoli nemici nel Mar Nero. A Kherson, un massiccio bombardamento con missili MLRS ha causato incendi e blackout in diverse aree urbane; al momento non è chiaro il bilancio delle vittime.
Sul piano politico, Zelensky ha scritto su X che “servono posizioni forti sia al fronte sia in diplomazia per impedire a Putin di manipolare una fine vera e giusta della guerra”, sottolineando che il mondo dispone degli strumenti necessari per garantire sicurezza e pace.
Da Mosca, invece, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha attaccato duramente l’Europa, accusando il cosiddetto “partito della guerra” – che includerebbe leader come Ursula von der Leyen, Macron, Starmer e Merz – di voler proseguire lo scontro con la Russia “fino in fondo”, nonostante scandali di corruzione e criticità interne all’Ucraina. "Ai politici europei meno avveduti, ai quali spero venga mostrata questa intervista, ripeto ancora una volta: non c'è motivo di temere che la Russia attacchi qualcuno" E allo stesso tempo Lavrov ha sottolineato che "se qualcuno decidesse di attaccare la Russia, la risposta sarebbe schiacciante". Il capo della diplomazia russa ha quindi ricordato che "il presidente Vladimir Putin ne ha parlato pubblicamente in numerose occasioni"